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Il prezzo dei cetrioli è diventato il principale indicatore della crisi economica in Russia È raddoppiato rispetto a un anno fa, raggiungendo una media al chilo di circa 4 euro. I cittadini russi non la stanno prendendo affatto bene.
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Per i 400 anni dalla consacrazione di San Pietro una delle iniziative del Vaticano è ingrandire il bar per i turisti che c’è sulla terrazza della Basilica La metratura del bar verrà raddoppiata, nonostante le polemiche secondo le quali servire panini e gazzose in un luogo così sacro sia quasi peccato.
Una ricerca ha scoperto che negli uffici in cui i dipendenti usano parecchio l’AI non si lavora di meno ma molto di più E la colpa è dei dipendenti, che usano il tempo risparmiato usando l'AI per lavorare a più cose, più di prima.
Su Ebay sono state messe in vendita le foto di 200 greci uccisi dai nazisti nel ’44 e adesso il governo greco sta facendo di tutto per recuperarle La scoperta ha sorpreso lo stesso governo, perché finora si pensava che della strage di Kaisariani non fossero rimaste testimonianze fotografiche.
C’è un video girato sul set di Cime tempestose in cui Margot Robbie balla e canta come Kate Bush nel video di Wuthering Heights L'ha condiviso su Instagram il "dialect coach" del film, William Conacher, per festeggiare il successo al box office.
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L’Italia di Fred Bongusto

È morto a 84 anni il cantante di “Una rotonda sul mare”, simbolo del decennio italiano più felice di tutti.

08 Novembre 2019

Pur essendo praticamente suo coetaneo ed avendo esordito nel 1963, Alfredo Bongusto in arte Fred, era un gradino sotto Sergio Endrigo, latore di un romanticismo più melanconico e pulito («Vecchia balera di periferia/Dove ho passato la mia gioventù /Là ho incontrato Maria/Il mio primo sogno d’amore/Prima illusione della vita mia/Là ho imparato che bere/Non basta per dimenticare», 1962). Fred del resto non conosce l’amarezza dell’esilio istriano, nasce a Campobasso dove cresce scanzonato, sospeso tra la musica napoletana e le allegre sperimentazioni jazz e dixieland con un’orchestrina locale. I suoi primi dischi sono infatti trilingui perché hanno canzoni napoletane (“Frida”, “Doce doce”), americane (“My Foolish Heart”, “Remember”) e italiane (“Amore fermati”, “Il mare quest’estate”). Già il mare: cosa può desiderare di più un italiano appenninico? Scivolare a valle è la liberazione da secoli di feudalesimo, tanto più nei primi anni ‘60 quando gli italiani scoprono le vacanze di massa e non più le infinite villeggiature alto-borghesi grazie al boom economico, alle utilitarie, alla plastica colorata di palette, ciambelle, occhiali da sole alla portata di tutti che ovviamente si riversano nelle canzoni – anche “Sapore di sale” è del ‘63.

L’anno dopo arriva “Una rotonda sul mare”, che la leggenda vuole composta sulla spiaggia di velluto a Senigallia dove resta l’ultimo esemplare superstite del modello turistico anteguerra. E però, pur nella tristezza delle commemorazioni, bisogna anche raccontarla tutta: afferendo per estrazione alla sfera napoletana della canzone, Bongusto è stato al pari di Peppino di Capri o Peppino Gagliardi, interprete di un look da gagà piuttosto lontano dagli altri cantanti confidenziali, come si diceva allora, alla Aznavour: portava allora doppiopetti spesso con la camicia slacciata fino all’ombelico e un medaglione sul petto villoso. È stato insomma latore di un romanticismo un po’ appiccicoso, pre-cantautoriale, quando la dieta mediterranea spaghetti-pollo-insalatina-una tazzina di caffè (1967) e magari anche qualche dolce e ammazza caffè, servivano a soddisfare un appetito che era anche sessuale («Lola pazzie che non farò mai più/Ricordi che notti di follie a Detroit»).

Era l’Italia del decennio più felice di tutti, quello spensierato del Cantagiro e di Minnie Minoprio, stretto fra la legge Merlin e la contestazione del ’68 che prelude agli anni di piombo, quando le fuitine si potevano fare più facilmente nei Motel Agip nuovi di zecca e la prostituzione passava in clandestinità, in alberghetti di provincia dove dopo l’amore si scendeva nella sala ristorante, vantandosi il giorno dopo cogli amici al caffè o dal meccanico con l’immancabile calendario osé appeso alla cassa. Bongusto era anche questo e come altri viene superato dalla contestazione giovanile e da tutto quello che seguirà, reagendo anche duramente, polemizzando apertamente cioè coi nuovi cantautori di sinistra che non considerava appartenessero alla musica con l’iniziale maiuscola, nemmeno Bob Dylan, che ne era chiaramente la matrice.

L’inattualità fu inevitabile così come la collaborazione con Franco Califano per “Questo nostro grande amore” (1975), ma non gli impedì di sfornare alcuni capolavori come la struggente “Tre settimane da raccontare (1973) o “Balliamo” (1977) sempre legati al mare, l’Adriatico – il più popolare, di massa – che l’astro nascente di Silvio Berlusconi coglierà al volo per rilanciarli nel serbatoio dei programmi di eterno revival postmoderno delle sue reti private negli anni del riflusso accanto a Drupi e qualche altro anti-cantautore – tutto questo aiuterà Bongusto a tornare a Sanremo, poi nel 2005 il Cavaliere da premier gli diede anche una targa a per i cinquant’anni di carriera. Restano anche alcuni arrangiamenti per il cinema come Il tigre (1967) di Dino Risi o Malizia (1973) di Salvatore Samperi, la commedia sexy all’italiana di maggiore successo al botteghino, e la collaborazione brasiliana con Toquinho, di origini molisane, un mélange di bossanova, swing e caciocavallo.

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