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18:54 venerdì 9 ottobre 2026
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.

Il capo, la guerra dei sessi secondo Francesco Pacifico

Un po’ deposizione da tribunale e un po’ seduta psicanalitica collettiva, in questo nuovo romanzo lo scrittore prosegue la sua indagine sui conflitti moderni: tra capitale e lavoro, tra cultura woke e vizi carnali, tra uomini e donne.

10 Settembre 2023

«Come fa a descrivere le donne così bene?», chiede un’adorante receptionist al famoso scrittore di romanzi rosa Melvin Udall. «Penso a un uomo, e gli tolgo razionalità e affidabilità», risponde lui. Francesco Pacifico è l’opposto dello scrittore interpretato da Jack Nicholson in As good as it gets. Forse perché scrive nel 2023, o forse perché è cresciuto con la Recherche dove il genere è la caratteristica meno importante dei personaggi, e quindi razionalità e affidabilità regnano sovrane, come caratteristiche integrate per combattere i cliché delle barzellette da patriarcato. O forse perché Pacifico si è imposto l’obiettivo di essere il narratore meticoloso dell’altra metà del cielo dopo anni in cui i maschi vengono smascherati, in cui vengono incolpati per i loro limiti nel rappresentare le donne – pensiamo ai Bad sex in fiction awards, alle copie degli ultimi Philip Roth finite nei cestini, ai gruppi “men writing women” sui social e nei forum – ma nel suo nuovo romanzo, Il capo, appena uscito per Mondadori, Pacifico fin dalla prima pagina sembra impegnato nello smentire la credenza che chi ha il pene non sappia scrivere di chi non ce l’ha.

Invece di togliere razionalità e affidabilità come Jack Nicholson, sembra aggiungere, o comunque potenziare, un sesto senso che porta a tenere le antenne sempre tese, nelle donne, quando ci sono uomini nei paraggi, potenziali aggressori, viscidi osservatori, tontoloni teneri, abbindolatori o abbindolabili. Non è la prima volta che lo fa. La sua letteratura recente è, anche, un evil Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, aggiornato alle ondate post-Sputiamo su Hegel: Le donne amate, Solo storie di sesso, Io e clarissa Dalloway. Il capo inizia in un reatreat di teambulding nella alpi altoatesine che è una trappola e l’atmosfera è quella del meno conosciuto romanzo di Ian Fleming con 007, La spia che mi ha amata ma con le emoji bollywoodiane nelle chat. Il capo è una storia di un abuso sul lavoro, o almeno è quello che la protagonista ha chiesto di raccontare a France’, lo scrittore voce narrante che è Pacifico o non è Pacifico (non è importante, anche se i brevi excursus sono la grande letteratura intimista e smart a cui Pacifico ci ha abituati). È uno scrittore che, su commissione, ascolta il racconto di una donna, ascolta i vocali e legge i messaggi, per poter raccontare tutta la storia, un po’ deposizione da tribunale e un po’ seduta psicanalitica collettiva.

Durante la pandemia, quando è stato scritto in parte questo libro, Francesco Pacifico ha guardato soprattutto film di Hitchcock. Gran parte dei film di Hitchcock sono tratti da libri, spesso libri minori. Il capo (Mondadori) ha invece un debito nei confronti del regista inglese, sia nel breve periodo in cui si consuma il racconto, sia nei colpi di scena, stile madre di Norman Bates mummificata ma con i tiki bar. Ma non lasciamoci ingannare. Se dalle prime pagine sembra un romanzo statement, un Hamilton su quanto sono orribili i maschi col potere nelle aziende, in realtà Il capo ha diversi piani di lettura che ci fanno chiedere quali siano davvero le tesi dell’autore. C’è il lavoro, certamente (ma dove non è il lavoro nella società capitalista?), c’è la lotta di classe, anche nei gesti microscopici, che più che conflitti sono sfumature caratteriali, o spie dei traumi infantili, ma ancora di più c’è il sesso. «Avevano questa morale per cui sì scopare, ma poi disprezzare: era l’unico modo per conservare una sorta di senso del pudore». Il sesso, in Pacifico, è l’unico strumento per far denudare gli individui, un po’ come i soldi per Balzac.

Sempre un passo avanti nel decodificare – e rappresentare – le situazioni sociali, anche quelle create recentemente da nuove tecnologie e nuove ideologie, restano i dubbi su chi sia Francesco Pacifico. È lo scrittore woke che dice alle donne “io vi capisco”, “io sono dalla vostra parte, sorelle”, il friendly neighborhood Spider-Man del transfemminismo di Roma Est e del Salone del Libro? Oppure è lo scrittore che mostra il torbido, le nefandezze carnali e i titillamenti psicologici, l’eccitamento dietro a ogni porta, e che quindi finisce quasi per esaltare il relativismo dell’eccitazione – se ci sono così tanti giochi, se per godere serve il potere, se ognuno di noi ama qualcosa che altri odiano, se non ci sono regole, no davvero means no? Tutti i modi in cui si può amare e ci si può eccitare, ma anche umiliare, alla ricerca di un catalogo ragionato dei desideri carnali e di dominazione psicologica, sono diversi, e quali sono quelli approvati e quelli no? Per quali sentirsi in colpa?

E quindi chi sono i modelli e l’audience di Pacifico, le saggiste Nottetempo, le marxiste di Minimum Fax e le lettrici di Not, oppure i grandi Strega contemporanei, i Piperno, i Siti, gli Albinati, i Veronesi? Ma forse è un po’ come chiedersi se Balzac sia stato il più grande romanziere realista conservatore monarchico cattolico, o il più grande divertito osservatore libertino caffeinomane dei vizi privati dei francesi. Per tornare ai film, forse l’identità di Pacifico scrittore è un po’ come il finale di King of comedy, il film di Scorsese sull’aspirante comico pazzo interpretato da Robert De Niro. Decide il pubblico. La fine è un sogno del protagonista o è realtà? Vincono gli psicopatici o la giustizia?

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