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Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300 È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.
Il momento più surreale della visita a Roma di Robert Pattinson e Zendaya è stato indubbiamente la foto al Campidoglio con il sindaco Gualtieri Il sindaco è riuscito a rubare la scena anche a due stelle di Hollywood, a conferma del naturale carisma con cui si conduce sempre in tutte le uscite social.
KitKat ha confermato che il furto di un camion con 12 tonnellate di KitKat avvenuto in Italia è una notizia vera, è successo davvero Mentre parliamo, c'è qualcuno, da qualche parte in Europa, che sta nascondendo 413.793 barrette di KitKat a forma di macchina da Formula 1.
Fred Again ha messo su YouTube tutto il (già leggendario) concerto in cui ha suonato assieme a Thomas Bangalter dei Daft Punk La versione integrale del concerto dell’Alexandra Palace di Londra dura due ore e ha già accumulato più 820 mila visualizzazioni su YouTube.
Trump ha detto in maniera molto chiara ed esplicita che vorrebbe prendersi il petrolio iraniano Ma ha anche aggiunto che ci sono degli «scemi» negli Stati Uniti che glielo stanno impedendo. Non ha chiarito chi siano questi scemi, però.
Il reboot cancellato di Buffy si è rivelato uno dei peggiori disastri della storia della tv La cancellazione della serie reboot è una sconfitta per tutti: Disney, la regista Chloé Zhao, Sarah Michelle Gellar, e soprattutto i fan.
Stando alla ricostruzione della Questura di Roma, il “controllo” a Ilaria Salis prima della manifestazione No Kings è stato fatto perché nessuno aveva capito che si trattava di quella Ilaria Salis Il controllo all'europarlamentare è durato circa un'ora, tanto è stato necessario perché gli agenti si accorgessero di chi avevano davanti.

Fiorello ha inventato lo streaming della Rai

Viva Raiplay funziona grazie al suo conduttore, l'unico che poteva traghettare il pubblico generalista della Rai nel futuro della tv.

05 Novembre 2019

Fiorello è un animale televisivo strano. Perché è inclassificabile, perché è tutto ed è l’opposto di tutto; perché ha una sua velocità, una sua forza, una sua forma. Perché, contrariamente a tanti altri colleghi, riesce ad adattarsi. Di più: riesce ad adattare la situazione, quello che deve fare, a quello che è. Viva Raiplay, senza di lui, non avrebbe mai funzionato. È impossibile in questo caso scindere il presentatore (e il volto e la voce, e chi ha avuto buona parte delle idee) dal contenuto. Fiorello è Viva Raiplay, e Viva Raiplay è Fiorello. Ieri, è andata in onda – e in streaming – la primissima puntata. In totale, secondo più, secondo meno, è durata circa 19 minuti. Ed è stata, televisivamente parlando, incredibile. Tantissimi ospiti, tantissime idee; un’esecuzione precisa e attenta (anche se, in due momenti, quando allo show si sono uniti dei video preregistrati, si è notato un certo distacco).

Fiorello canta, scherza, canta ancora. E poi prende in giro la politica e chi prende in giro la politica; ironizza su chi fa polemica su una satira sciapa e complice; mette subito in scena, in una serie di stacchi e di trovate semplicissime, il grande tema: giovani contro vecchi, novità contro tradizione; messa in onda lineare contro streaming. E si diverte. Si vede che si diverte. È tra amici, e con gli amici si trova benissimo. Viva Raiplay durava poco, troppo poco? Forse. Ma solo perché è bella, e funziona, e perché c’è il serissimo rischio che mamma Rai s’incarti e che non capisca appieno che cosa vuol dire, poi, andare in streaming (i tempi sono importanti, vero; ma non sono tutto; non è un caso che sulle varie piattaforme ci siano anche show, non solo serie e film, che durano ore e ore).

Quello di ieri sera è stato un antipasto, un assaggio: Pippo Baudo sul suo trono, boss delle cerimonie in Rai, che tutti vanno a omaggiare (inquadratura abbastanza infame, va detto). Mollica versione pupazzo, fermo sul balcone, un po’ come fa a Sanremo, che fa la recensione live (positiva, positivissima) dello show. Giorgia che fa l’annunciatrice. Antonacci che resta bloccato all’ingresso. Calcutta che non riesce a trovare l’auditorium, e Mengoni che s’unisce a “Anna e Marco” cantata a tre.

Fiorello ha ritmo, e andare di fretta non gli pesa: ricalibra i tempi comici, li piega, li acconcia, e li ricuce a sua immagine e somiglianza. Lui, che nell’improvvisazione ci è nato (parliamo dei tempi dei villaggi vacanza, ma pure, a suo modo, del Karaoke) e ci sguazza. La sua missione è difficilissima, e non c’entra niente – come ha scritto qualche commentatore – con il “rubare” il pubblico a Netflix (i numeri parlano abbastanza chiaro: 2 milioni d’abbonati della piattaforma americana contro i 12 milioni d’iscritti a Raiplay). Fiorello deve traghettare il pubblico generalista della Rai, un oceano orizzontale, in streaming. Sulla piattaforma. In due parole: alfabetizzazione digitale. E quindi la Rai l’ha scelto come suo campione, come suo portavoce, come incarnazione del santissimo compito di portarci tutti nel 2019. Ha chiamato il più giovane tra i vecchi e il più vecchio tra i giovani, e gli ha dato le chiavi di casa; gli ha dato, così dice la leggenda, carta bianca, e si è fidata. E, se possiamo, dovrebbe farlo ancora di più, non trattenerlo, non insistere con questo o quel cameo di tv e radio.

Gli ha fatto fare meta-televisione, con il pezzo sull’articolo di giornale del giorno dopo (“Fiorello, tutto qui?”); e gli ha fatto riscrivere “Rose rosse” (tra le cose più belle di ieri). Alcuni meccanismi della televisione lineare ritornano, e – strano ma vero – funzionano comunque. Come quello della voce fuori campo, l’uomo-Rai che spia Fiorello e gli dà consigli (pardon: ordini). Con lui, con l’uomo nuovo, l’uomo veloce, l’uomo che può tutto, lo showman più unico che raro, la Rai non fa solo un passo in avanti, ma un balzo: e finalmente, alleluja, ha la sua rivoluzione. Viva Raiplay, ma davvero stavolta.

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