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Il brand di Pat McGrath, una della make up artist più famose al mondo, ha dichiarato bancarotta E però ha già trovato nuovi investitori che sosterranno con 30 milioni la ristrutturazione dell'azienda.
Corrado Guzzanti è tornato a interpretare Vulvia di Rieducational Channel in un nuovo programma disponibile su RaiPlay L'occasione è il “talk botanico” La pelle del mondo, un programma dedicato alle piante e alla biosfera condotto dal botanico Stefano Mancuso.
Dal 19 marzo Milano avrà una via dedicata all’anarchico partigiano Giuseppe Pinelli Prenderà il posto dell'attuale via Micene, in zona San Siro, a due passi da dove viveva. Sulla targa ci sarà scritto "Via Giuseppe Pinelli, anarchico partigiano".
L’Iran è riuscito quasi ad azzerare il traffico nello Stretto di Hormuz usando le onde elettromagnetiche contro le navi È il jamming dei sistemi di navigazione che usano il Gps, una tecnica di guerra elettronica sempre più usata ed efficace.
Wikipedia ha modificato le pagine di diverse città della Striscia di Gaza descrivendole come se non esistessero più Dalle modifiche è nata un'accesa polemica, con molti che hanno ricordato come migliaia di persone vivano ancora in quei posti, anche se distrutti.
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Milena Gabanelli è diventata meritatamente virale per aver detto che «Dio non ci ha ordinato di metterci a 90 gradi» davanti agli Usa Lo ha detto durante un collegamento con il TgLa7 di Enrico Mentana, rimasto anche lui piuttosto sorpreso dalla severissima uscita della collega.

Fiorello ha inventato lo streaming della Rai

Viva Raiplay funziona grazie al suo conduttore, l'unico che poteva traghettare il pubblico generalista della Rai nel futuro della tv.

05 Novembre 2019

Fiorello è un animale televisivo strano. Perché è inclassificabile, perché è tutto ed è l’opposto di tutto; perché ha una sua velocità, una sua forza, una sua forma. Perché, contrariamente a tanti altri colleghi, riesce ad adattarsi. Di più: riesce ad adattare la situazione, quello che deve fare, a quello che è. Viva Raiplay, senza di lui, non avrebbe mai funzionato. È impossibile in questo caso scindere il presentatore (e il volto e la voce, e chi ha avuto buona parte delle idee) dal contenuto. Fiorello è Viva Raiplay, e Viva Raiplay è Fiorello. Ieri, è andata in onda – e in streaming – la primissima puntata. In totale, secondo più, secondo meno, è durata circa 19 minuti. Ed è stata, televisivamente parlando, incredibile. Tantissimi ospiti, tantissime idee; un’esecuzione precisa e attenta (anche se, in due momenti, quando allo show si sono uniti dei video preregistrati, si è notato un certo distacco).

Fiorello canta, scherza, canta ancora. E poi prende in giro la politica e chi prende in giro la politica; ironizza su chi fa polemica su una satira sciapa e complice; mette subito in scena, in una serie di stacchi e di trovate semplicissime, il grande tema: giovani contro vecchi, novità contro tradizione; messa in onda lineare contro streaming. E si diverte. Si vede che si diverte. È tra amici, e con gli amici si trova benissimo. Viva Raiplay durava poco, troppo poco? Forse. Ma solo perché è bella, e funziona, e perché c’è il serissimo rischio che mamma Rai s’incarti e che non capisca appieno che cosa vuol dire, poi, andare in streaming (i tempi sono importanti, vero; ma non sono tutto; non è un caso che sulle varie piattaforme ci siano anche show, non solo serie e film, che durano ore e ore).

Quello di ieri sera è stato un antipasto, un assaggio: Pippo Baudo sul suo trono, boss delle cerimonie in Rai, che tutti vanno a omaggiare (inquadratura abbastanza infame, va detto). Mollica versione pupazzo, fermo sul balcone, un po’ come fa a Sanremo, che fa la recensione live (positiva, positivissima) dello show. Giorgia che fa l’annunciatrice. Antonacci che resta bloccato all’ingresso. Calcutta che non riesce a trovare l’auditorium, e Mengoni che s’unisce a “Anna e Marco” cantata a tre.

Fiorello ha ritmo, e andare di fretta non gli pesa: ricalibra i tempi comici, li piega, li acconcia, e li ricuce a sua immagine e somiglianza. Lui, che nell’improvvisazione ci è nato (parliamo dei tempi dei villaggi vacanza, ma pure, a suo modo, del Karaoke) e ci sguazza. La sua missione è difficilissima, e non c’entra niente – come ha scritto qualche commentatore – con il “rubare” il pubblico a Netflix (i numeri parlano abbastanza chiaro: 2 milioni d’abbonati della piattaforma americana contro i 12 milioni d’iscritti a Raiplay). Fiorello deve traghettare il pubblico generalista della Rai, un oceano orizzontale, in streaming. Sulla piattaforma. In due parole: alfabetizzazione digitale. E quindi la Rai l’ha scelto come suo campione, come suo portavoce, come incarnazione del santissimo compito di portarci tutti nel 2019. Ha chiamato il più giovane tra i vecchi e il più vecchio tra i giovani, e gli ha dato le chiavi di casa; gli ha dato, così dice la leggenda, carta bianca, e si è fidata. E, se possiamo, dovrebbe farlo ancora di più, non trattenerlo, non insistere con questo o quel cameo di tv e radio.

Gli ha fatto fare meta-televisione, con il pezzo sull’articolo di giornale del giorno dopo (“Fiorello, tutto qui?”); e gli ha fatto riscrivere “Rose rosse” (tra le cose più belle di ieri). Alcuni meccanismi della televisione lineare ritornano, e – strano ma vero – funzionano comunque. Come quello della voce fuori campo, l’uomo-Rai che spia Fiorello e gli dà consigli (pardon: ordini). Con lui, con l’uomo nuovo, l’uomo veloce, l’uomo che può tutto, lo showman più unico che raro, la Rai non fa solo un passo in avanti, ma un balzo: e finalmente, alleluja, ha la sua rivoluzione. Viva Raiplay, ma davvero stavolta.

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