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09:32 venerdì 24 aprile 2026
Il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha assunto nel suo staff il creatore di È quasi magia Giany, una profilo Instagram di meme su di lui Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Secondo una ricerca, l’unico risultato che l’AI otterrà sicuramente e immediatamente è aumentare il numero di miliardari nel mondo Le proiezioni indicano che entro il 2031 i miliardari passeranno dagli attuali 3 mila a 4 mila. Tutto grazie agli investimenti in AI.
I produttori di Project Hail Mary stanno facendo di tutto per candidare all’Oscar come Miglior attore non protagonista James Ortiz, che però non è un attore ma il burattinaio che nel film muove l’alieno Rocky E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.
Il prezzo dei preservativi aumenterà (almeno) del 30 per cento a causa della guerra in Medio Oriente Lo ha detto una fonte abbastanza attendibile: Goh Miah Kiat, il Ceo di Karex, il più grande produttore di preservativi del mondo.
C’è una nuova Global Sumud Flotilla in viaggio verso la Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari Per imbarcazioni e persone coinvolte questa missione è grande il doppio della precedente. Secondo gli organizzatori, si tratta della più grande mai fatta per la Striscia.
Lo Studio Ghibli ha fatto un nuovo film ma lo potrà vedere solo chi quest’estate andrà al Ghibli Park Si chiama Notte nella valle delle streghe e verrà proiettato l'8 luglio alla presenza dei registi.
Per festeggiare i 50 anni di Io sono un autarchico, Nanni Moretti è andato al podcast Hollywood Party a raccontare tantissimi aneddoti, segreti e chicche sul film La puntata è disponibile su RaiPlaySound, assieme a Moretti c'è anche l'attore e amico Fabio Traversa.
ChatGPT è “indagato” nel caso di uno school shooting in Florida perché secondo gli inquirenti avrebbe contribuito all’organizzazione della strage Secondo l'accusa, l'imputato Phoenix Ikner avrebbe utilizzato il chatbot non solo come fonte di informazioni ma come un vero e proprio "consulente stragista".

No, Lady D no

Il film di Oliver Hirschbiegel su Diana non è soltanto brutto. È la cosa più codarda uscita al cinema negli ultimi tempi, e trasuda malafede.

03 Ottobre 2013

Avevo undici anni quando in tv trasmisero per la prima volta Rex cucciolo – le avventure di un piccolo commissario. Il film era stato diretto per la televisione da Oliver Hirschbiegel, che pochi anni più tardi avrebbe diretto due tra le produzioni tedesche più famose del mondo (The ExperimentLa caduta – Gli ultimi giorni di Hitler) ma, al tempo, poco mi importava della futura filmografia di un tedesco sinistro, quando potevo incantarmi davanti a un cucciolo che trotta e inciampa tutto goffo ma è pur sempre il più intelligente dell’allevamento.

L’ultimo lavoro di Oliver Hirschbiegel è Diana – La storia segreta di Lady D. Il sottotitolo italiano è insolitamente appropriato, e presto vedremo perché. Hirschbiegel si è probabilmente appassionato all’idea di raccontare gli ultimi momenti di vita delle persone, e Diana – infatti – ripercorre gli ultimi due anni di vita della Principessa di Galles, a partire dalla fine: la sequenza di apertura del film segue le caviglie di Diana aggirarsi per i corridoi del Ritz di Place Vendôme a Parigi, quella famigerata notte del 30 agosto 1997, e poi sale a inseguire la nuca di Diana che continua ad aggirarsi come fossimo in un film di Gus Van Sant.

Poi viene inquadrato il volto di Naomi Watts, si torna indietro nel tempo (siamo nel 1995) e comincia la storia d’amore. Sì, perché Diana parla della storia d’amore della Principessa e Hasnat Khan, il cardiochirurgo e «grande amore della vita di Diana Spencer» (o Mr. Wonderful, a piacere).

Il film è uscito in Regno Unito il 20 settembre, è stato odiato più o meno da tutti (in particolare da Hasnat Khan stesso), in Italia esce il 3 ottobre. Persino Naomi Watts ha rischiato di boicottare la sua stessa campagna promozionale non riuscendo a rispondere alle domande e staccando in tutta fretta il collegamento in un’intervista radiofonica più che competente.

Il problema del film è che è un’operazione fatta in assoluta malafede, con un occhio puntato sulle nomination all’Oscar e l’altro sul non scomodare nessuno.

La mia reazione iniziale, quando mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sul film dato che l’avevo visto in anteprima, è stata: «Ma io ho davvero visto Diana?». Il problema del film di Hirschbiegel non è il fatto che sia una storia d’amore, né tantomeno che abbia la dignità cinematografica di un film prodotto da RealTime TV. Il problema del film è che è un’operazione fatta in assoluta malafede, con un occhio puntato sulle nomination all’Oscar e l’altro sul non scomodare nessuno, per nessuna ragione al mondo. Problemi che Rex cucciolo non si era mai posto. Nell’universo di Diana, tutti i coinvolti sono grosso modo persone perbene (Dodi ha l’aria da doppiogiochista ma, hey, in fondo la Queen of Hearts con lui si stava solo vendicando del suo grande amore sconsiderato), ma Diana è un angelo un po’ naϊf, ed è la prima celebrità che abbia mai devoluto somme di denaro a cause nobili (non lo dico io, lo dice Hirschbiegel nelle interviste. Che è uno che ha diretto The Experiment). Diana è la cosa più codarda uscita al cinema negli ultimi tempi, e come tale meriterebbe un premio, eppure non lo si riesce a celebrare per quello che è, perché lo si dimentica troppo in fretta.

Se può in qualche modo consolare, però, certi aspetti del film sono talmente surreali da invogliare quasi a vederlo. La regia comincia bene, finisce bene e, per i restanti ottantacinque minuti del film, si inabissa nella Fossa delle Marianne dei primi piani annacquati e dello sfarzo inconsistente. Le scenografie straripano di oggetti di scena troppo moderni per appartenere a vent’anni fa. Naomi Watts non vincerà l’Oscar per la sua interpretazione. Di lavoro sul personaggio ne ha fatto, ha persino riprodotto accettabilmente il sorriso sghembo di Diana-quella-vera, ma c’è poco da fare quando tutti i dialoghi sono risibili e unicamente votati all’esposizione di altre parti della storia remota dei personaggi. E non c’è assolutamente nulla da fare quando la struttura narrativa del film è “Diana ama Hasnat – non possono stare insieme – si lasciano – Diana va in giro per il mondo – Diana torna – Diana ama Hasnat – non possono stare insieme – si lasciano – Diana va in giro per il mondo – Diana torna”. In un circolo infinito. Ma non è tutto: a un certo punto Diana va a Rimini e un uomo cieco le tocca il volto e sembra rinascere al contatto. Diana è molto commossa. A tutte le comparse italiane è stato imposto di vestirsi da Italia di fine Ottocento e di sembrare appena usciti da La terra trema.

(Una digressione personale: negli ultimi sei mesi ho prodotto e montato un film che si conclude con un numero musicale in cui il protagonista, un padre di famiglia compulsivo e disperato, si rifugia nella propria follia confessando i suoi struggimenti all’unica persona che può capirlo: un piatto decorativo con il ritratto della Principessa Diana. La canzone si intitola “Diana”. Ecco, per farla breve, c’era più sentimento d’amore tra quell’uomo e quel piattino che in qualsiasi dialogo o espressione pastosa del film. Fine digressione.)

La codardia di mostrare il personaggio di Diana sotto un unico aspetto, comunque, non giova alle intenzioni primarie del film: Diana appare come una donna un po’ troppo viziata, che si dedica alle Grandi Cause soltanto per fare colpo sul suo amante, una donna che forse non merita tutte le attenzioni finora dedicatele.

Foto: dal sito ufficiale del film (copyright: embankment films)

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