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TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Filippo Bernardini ha detto che rubava i manoscritti perché voleva leggerli prima di tutti

14 Marzo 2023

Della storia di Filippo Bernardini, ormai noto in tutto il mondo con il soprannome di “ladro di manoscritti”, sappiamo quasi tutto. Sappiamo che per anni ha sottratto decine di manoscritti a tantissimi editori in tutto il mondo, diventando uno dei misteri più inquietanti e appassionanti dell’editoria internazionale. Sappiamo che prima di diventare, appunto, il ladro di manoscritti, viveva a Londra e lavorava per Simon & Schuster nell’ufficio diritti. Sappiamo che il diritto penale internazionale non è il suo forte: il giorno in cui fu arrestato dall’Fbi subito dopo essere atterrato all’aeroporto JFK di New York, si stupì del fatto che lui, un italiano, potesse essere detenuto dalle autorità americane. Sappiamo quasi tutto, di Filippo Bernardini, tranne una cosa, la più importante di tutte: ma perché lo ha fatto? Cosa se ne faceva di tutti quei manoscritti, dato che nessuno di questi è mai finito in un’asta su eBay o diventato disponibile per il download illegale su PirateBay?

Ora, a quanto pare, abbiamo la risposta anche a questa domanda, la risposta che forse pone fine una volta per tutte all’enigma di Filippo Bernardini. Come ha raccontato Sian Bayley su The Bookseller – pezzo ripreso anche da Literary Hub – Bernardini ha detto di aver fatto tutto per amore della letteratura. Leggendo dei documenti processuali – Bernardini è agli arresti domiciliari a New York dopo aver pagato una cauzione da 300 mila dollari, è in attesa della sentenza di primo grado (che scoprirà il 5 aprile), si è già dichiarato colpevole e ha pattuito con le autorità americane il pagamento di una sanzione di 88 mila dollari – si scopre che Bernardini si è scusato per i crimini commessi e i danni causati, spiegando il tutto con la volontà di «godermi i libri prima di tutti». Nella sua dichiarazione, racconta che «c’erano momenti in cui leggevo questi manoscritti e mi sentivo parte di un rapporto speciale, unico con l’autore/l’autrice, quasi come se fossi io il suo editor».

Bernardini ha anche raccontato la nascita del primo dei suoi alter ego pensati con il fine di sottrarre i manoscritti ai legittimi proprietari: «Un giorno ho creato una spoof email per una persona che conoscevo e che lavorava anch’essa nell’editoria, e poi l’ho usata per inviare una mail a un’altra persona, sempre impiegata in una casa editrice, chiedendole di inviarmi un manoscritto. Scrissi quella mail usando lo stile e il linguaggio che usavano i miei ormai ex colleghi. Quando la persona a cui avevo chiesto il manoscritto me lo inviò, da quel momento in poi, quel comportamento per me divenne un’ossessione, divenne compulsivo». Bernardini ha spiegato di aver fatto tutto perché una parte di lui voleva credere di essere un editor e di aver quindi iniziato a «imitare [cosplaying, si legge nell’originale inglese, ndr] i veri editor e agenti letterari». In vista della decisione del giudice, prevista, come detto, per il 5 aprile, l’avvocata di Bernardini, Jennifer Brown, ha chiesto di tener conto del fatto che il suo cliente è stato un bambino omosessuale, solitario e bullizzato, cresciuto in una parte politicamente e culturalmente conservatrice dell’Italia, un bambino che «trovava conforto solo nei libri». Per i crimini di cui è accusato, Bernardini rischia di essere condannato a un massimo di vent’anni di detenzione in un penitenziario federale americano.

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