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Forse stavolta non dovremo aspettare dieci anni per vedere il nuovo film di Jonathan Glazer Il regista lo ha rivelato quasi per caso al New York Film Festival: dettagli non ne ha dati, però ha detto che è già a buon punto con la scrittura.
Oggi ad Amsterdam si terrà la più grande manifestazione contro i data center mai organizzata da quando esistono i data center Il collettivo Geef Tegengas protesta contro il data center di Microsoft che verrà costruito vicino alla stazione di Sloterdijk e che consumerà tanta energia quanta ne consumano tutte le famiglie che vivono nella zona.
Tre sex worker si sono stufate delle piattaforme che le sfruttano e censurano, così hanno deciso di fondarsi una piattaforma tutta loro, «la più pro-sex worker del mondo» È nata per accorciare la strada tra i social e i contenuti per adulti, e la gestiscono tre sex worker. Vieta l’AI, commissioni più basse di OnlyFans e promette alle creator una cosa rara in questo lavoro: una comunità.
Il rimedio contro la desertificazione potrebbe venire da una sperduta isola dell’Atlantico che da deserto si è trasformata in giungla Dal 1847, su un’isola vulcanica di Ascension, gli alberi dei Kew Gardens hanno creato una foresta che si mantiene da sola. Gli scienziati la studiano per capire come fermare l’avanzata dei deserti, ma il modello ha dei limiti.
Il paradiso esiste e si chiama Gifcities, il museo che raccoglie tutte le gif apparse sull’internet dei bei vecchi tempi Più di quattro milioni di GIF animate recuperate dalle pagine di GeoCities, grazie all'ennesimo sforzo di conservazione del benemerito Internet Archive.
Le proteste in Francia continuano e adesso agli studenti si sono aggiunti lavoratori di praticamente tutti i settori Lavoratori degli ospedali, degli aeroporti, delle poste, delle scuole, delle ferrovie e molti molti altri: questo fine settimana sono attesi in piazza centinaia di migliaia di persone.
Le banche stanno iniziando a rinegoziare i mutui concessi alle persone che vivono nelle zone più a rischio a causa del Super El Niño Con il super El Niño che si sta formando nel Pacifico, i grandi istituti di credito stanno rivedendo i prestiti esposti a siccità e alluvioni, soprattutto in agricoltura.
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.

Micaela Le Divelec Lemmi e il futuro di Ferragamo

Incontro con l'amministratore delegato della casa di moda fiorentina, unica donna alla guida di un'azienda quotata alla Borsa di Milano con più di un miliardo di fatturato.

22 Novembre 2019

La storia della casa di moda Ferragamo è una di quelle che ne contiene molteplici al suo interno. È la storia innanzitutto di un sogno, quello del fondatore Salvatore, realizzato appieno, tutt’ora vivo e venduto in tutto il mondo, ma è anche la storia incredibile di una famiglia, la sua appunto, quella della sua compagna di una vita, la mitologica signora Wanda, e dei figli che ne hanno raccolto e rilanciato visione e passione (e che famiglia; viene da chiedersi cosa aspettino il cinema e le nuove piattaforme dello streaming a metterne su schermo la straordinaria epopea novecentesca). È poi, soprattutto, la storia dell’invenzione artigianale e sociale del lusso, della capacità, questa sì tutta italiana, di far innamorare il mondo di una nostra passione e di elevarla a status. È una storia fatta di valori, di design e di ingegno, di modernità, di personaggi e di personalità.

Credo sia un po’ tutto questo che fa affermare con serafica forza a Micaela Le Divelec Lemmi, la manager da un anno alla guida del marchio in qualità di amministratore delegato, che, in fondo, il vero lavoro che va fatto da queste parti altro non è che di applicazione nella contemporaneità di un set di valori ben precisi, costruiti nel tempo e bramati nel mondo. Dall’artigianato al glamour, dai laboratori ai red carpet, Ferragamo è oggettivamente uno dei pochi marchi del lusso a contenere per davvero nella propria storia quelle caratteristiche che oggi gli esperti del settore definiscono fondamentali per il successo nel mercato globale.

Non c’è nulla da inventare da Ferragamo, non occorre affannarsi a costruire heritage più o meno posticci; c’è da capire come continuare a essere Ferragamo in questo tempo fluido e globale che ci è capitato di vivere. Quale sfida migliore per un manager, in fondo? Per la colazione fissata con Rivista Studio, Micaela Le Divelec Lemmi mi dà appuntamento nel luogo dove tutti i cenni storici e valoriali di cui sopra trovano dimora e custodia, Palazzo Spini Feroni, una meraviglia fortificata del 1200 nel cuore di quella Firenze la cui amministrazione solo pochi giorni prima aveva annunciato la nascita di piazzetta Salvatore e Wanda Ferragamo, a suggellare un matrimonio eterno e inscindibile fra la famiglia, il marchio e la città. È in questo palazzo infatti che, negli anni ‘30 del secolo scorso, di ritorno da Hollywood e dopo aver scelto Firenze come casa e bottega, Salvatore stabilisce il quartier generale di Ferragamo, dove si trova tutt’ora.

«In questo primo anno mi sono dedicata molto a cercare di capire quali fossero davvero i valori di Ferragamo – un certo gusto per l’artigianalità, il rispetto della tradizione, la centralità delle idee della famiglia che ne porta il nome – e a come si potessero declinare oggi sul mercato globale e digitalizzato. Ho trovato da una parte un incredibile spirito di appartenenza a questo marchio, alla sua storia, al suo presente e al suo futuro, dai membri della famiglia in giù», ci racconta Le Divelec Lemmi mentre siamo seduti in una delle sale storiche del palazzo, a pochi metri da una foto che ritrae Salvatore sorridente accanto a Christian Dior mentre ritirano il Neiman-Marcus Award nel 1947, in quel continuo gioco di specchi e di rimandi fra artigianato locale e spirito cosmopolita che sta alla base di quello che oggi è diventato questo marchio.

«Dall’altro lato», continua l’amministratore delegato, «è stato interessante accorgersi, nelle prime chiacchierate fatte, di come forse col tempo le identità di Ferragamo nella testa di chi ne faceva parte fossero diventate più di una. Per questo ho insistito e insisto ancora sul fatto che il lavoro vero da fare qui è un’analisi molto attenta dei codici e dei valori fondativi, in modo da definirli e rimetterli al centro della nostra identità e delle nostre strategie». Chiarezza, insomma. Pur nelle complessità. Non è un caso che per definire la propria missione da Ferragamo, l’amministratore delegato utilizzi spesso il termine “fine tuning”, vale a dire un continuo e meticoloso lavoro di sintonizzazione fra tradizione e tempo presente. Le Divelec Lemmi, non è un mistero per gli addetti ai lavori, viene da molti anni di Gucci, punta di diamante del gruppo Kering. Che sono, rispettivamente, da un lato un caso unico, nel panorama delle ultime stagioni, di affermazione e successo di un brand della moda, e dall’altro una delle due grandi conglomerate francesi che in qualche modo dominano il mercato del lusso. Premessa, questa, che ci permette di aprire due discorsi: il primo sempre legato all’affermazione di valori, coerenza e unicità di un marchio oggi.

«Uno dei motivi che mi rende orgogliosa di guidare un’azienda come Ferragamo è proprio la tradizione di potere e personalità al femminile che l’ha sempre caratterizzata. Questo dagli anni ’60, è stato il regno della signora Wanda»

«Io credo sinceramente che ogni marchio debba fare sé stesso, aggiornandosi sempre, ma evitando di seguire forzatamente il trend del momento. Oggi sembrano essersi affermati con molta forza, e devo dire grazie a un grande lavoro culturale e imprenditoriale, alcuni marchi all’insegna di un certo estremismo a livello estetico, che sembra piacere molto, soprattutto ai più giovani. Lo trovo molto interessante, ma sono altresì convinta che Ferragamo, per esempio, debba perseguire la strada di una certa eleganza classica, a maggior ragione oggi, e che il successo di una marca passa dal riconoscimento da parte di fasce diverse di clienti e consumatori di quello che si è veramente, senza scimmiottamenti. Credo che i più attenti fra gli appassionati, anche nelle nuove generazioni, siano meno omologati di come li facciamo, e tendano sempre più a premiare coerenza e unicità». La seconda direttrice del discorso, come accennato prima, ci porta al confronto fra grandi conglomerate del lusso e marchi singoli, anche di una certa dimensione di fatturato, come nel caso di Ferragamo. «È innegabile che far parte di un grande gruppo porti vantaggi e organizzativi derivanti dalla posizione dominante sul mercato. Penso al potere contrattuale con la filiera, per nominarne uno. Però, di nuovo, anche qui, i confronti lasciano il tempo che trovano, credo sia più utile lavorare sulle proprie unicità. Ferragamo, per esempio, può avvantaggiarsi molto dall’essere geograficamente e culturalmente molto vicina a un distretto tessile e artigianale importante come quello toscano. Stiamo lavorando molto su questo».

Una visione, quella che delinea molto chiaramente Le Divelec Lemmi, che sembra darle ragione, anche e soprattutto soprattutto nei risultati: i primi sei mesi del 2019 hanno visto i ricavi di Ferragamo crescere del 4,6%, il risultato operativo lordo adjusted del 2,1 e l’utile netto del 2,4%. Anche grazie a un lavoro sui nuovi mercati, quello cinese su tutti, che sembra stare particolarmente a cuore all’amministratore delegato: «Credo molto nell’evoluzione del gusto e della visione dei giovani in Cina, un paese dove Ferragamo è stato davvero fra i primi ad arrivare (la prima apertura è datata 1994, nda), grazie alla lungimiranza della famiglia, e a cui rimaniamo in qualche modo molto legati. Ci credo perché penso che si sia innestato un percorso, anche culturale, che premierà sempre di più qualità, valori e unicità, anche in un mercato di tali dimensioni. E noi lavoriamo per farci trovare pronti».

In chiusura di conversazione, viene quasi naturale chiedere a Micaela Le Divelec Lemmi, unico amministratore delegato donna di una società quotata alla Borsa di Milano con più di un miliardo di fatturato, il suo punto di vista sulla questione del rapporto fra femminilità e potere. «È un tema, ovviamente, che mi è molto caro. Credo ci sia ancora molto da fare in questa direzione, soprattutto in termini culturali. Mi auguro che in Italia si continuino a fare grandi passi avanti e che gli esempi come quello che mi riguarda si moltiplichino. Mi sia permesso di dire che uno dei motivi che mi rende orgogliosa di guidare un’azienda come Ferragamo è proprio la tradizione di potere e personalità al femminile che l’ha sempre caratterizzata. Ancora oggi, alcuni dei modelli più di successo della casa si devono al talento creativo di Fiamma e al gran lavoro che fece dopo la scomparsa del padre. E poi, soprattutto, questo è stato il regno della signora Wanda, dagli anni ’60 fino alla fine. Una donna intelligente, forte, illuminata, geniale. Un esempio, per me e per le generazioni future».

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