È morto a 52 anni uno degli youtuber più famosi d'Italia, un "anti-critico" che aveva iniziato con una piccola videoteca a Livorno ed era arrivato ad avere un pubblico di migliaia e migliaia di appassionati.
Tra le personalità del cinema italiano ricordate nell’In Memoriam dei David c’era anche Federico Frusciante
Vedendo l'omaggio, tutti i suoi fan hanno pensato la stessa cosa: «m'importa 'na sega», avrebbe commentato lui. Ma a tanti importa, invece.
Lui avrebbe sicuramente risposto con il suo proverbiale «m’importa ‘na sega». A chi sente la sua mancanza, però, è importato tanto vedere il suo nome comparire tra le personalità del cinema italiano ricordate nell’In Memoriam dei David di Donatello. Il “non-critico” Federico Frusciante, proprietario di un videoteca, youtuber che andava contro qualsiasi regola per avere successo come youtuber, criticone, marxista, livornese è stato riconosciuto anche dall’Accademia del Cinema Italiano come una delle persone che più hanno fatto e detto e pensato per il cinema del nostro Paese negli ultimi anni. Victorlaszlo88, altro criticone che assieme a Frusciante ha passato ore e ore a discutere di cinema su internet e soprattutto dal vivo, ha commentato l’omaggio dei David con poche, giustissime parole: «È una cosa stupenda».
Visualizza questo post su Instagram
Frusciante è forse il primo youtuber che viene ricordato e omaggiato su quel palcoscenico? Forse sì, ma in fondo che importa. Lui stesso non avrebbe apprezzato la definizione di youtuber e nemmeno quella di critico e figuriamoci quella di “personalità” del cinema italiano. Avrebbe detto che lui era semplicemente un videotecaro, uno a cui piacciono i film, parlare di film, litigare sui film. Ma avrebbe pure detto che di non perdere tempo con queste piccolezze, con i premi e con i nomi e con gli omaggi e con i ricordi. Avrebbe voluto che il tempo passato a ricordare chi non c’è più venisse speso invece per aiutare chi ancora c’è e soffre e lotta. I lavoratori e le lavoratrici del cinema, per esempio. I lavoratori e le lavoratrici in generale, anche. Persone che ieri sera si sono ritrovate davanti agli studi di Cinecittà per protestare contro la crisi occupazionale che sta rovinando le loro vite: Scenografi, tecnici, montatori, le cosiddette maestranze senza le quali il cinema non si può fare. Se Federico Frusciante fosse ancora vivo, ieri sarebbe stato fuori dalla sala, contro il gala, a protestare assieme a quelle che ha sempre considerato la sua tribù.
Lo ha detto Matilda De Angelis, con in mano la statuetta per la Miglior attrice non protagonista (a proposito: ha stravinto Le città di pianura, la lista completa di tutti i vincitori e vincitrici la trovate qui). «Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale importante e mi dispiace che si debba arrivare a umiliare una intera categoria per ricordarci che esiste, i lavoratori del cinema. […] Non capisco perché ci siamo lasciati abbrutire e umiliare invece di essere indomiti. […] Non capisco perché la cultura non è al centro del nostro Paese. […] Il cinema deve essere pulito, onesto, sociale, politico». Un discorso che, siamo sicuri, sarebbe piaciuto al Frusciante.
«È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.