Il modello sarebbe l'internet della Corea del Nord e sistemi simili sperimentati in Russia e Cina: chiusi, inaccessibili, efficacissimi strumenti di censura.
C’è un sito in cui si possono leggere e scaricare centinaia di fanzine punk italiane degli anni ’80
Si chiama FanziNet e lo cura Paolo Palmacci, che da anni si dedica a questo progetto di recupero della memoria underground italiana.
Nell’era dell’AI slop è bene ricordarsi che internet può ancora essere un posto in cui è utile ed è bello stare. Nonostante i tentativi, riusciti e avanzatissimi, di trasformarla in uno strumento a disposizione delle forze del male, internet è ancora il posto in cui esistono progetti come FanziNet, per esempio. Si tratta di un progetto che raccoglie decenni di storia delle fanzine musicali italiane, si concentra sulla scena musicale punk e underground italiana nel periodo che va dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Novanta. Il sito nasce da un lavoro enorme di censimento di centinaia di pubblicazioni “DIY” legate alle scene punk e affini, organizzandole per territori, titoli e collegamenti tra l’una e l’altra. Curato da Paolo Palmacci all’interno del suo blog Capit Mundi?, FanziNet viene definito dal suo stesso creatore come una “AnaLogikal Knot Map”.
L’idea alla base infatti è trattare le fanzine come un proto-social network analogico: uno spazio fisico e cartaceo in cui si scambiavano indirizzi postali, lettere, cassette e contatti, tenendo vive le tantissime micro scene locali dell’epoca. La mappa non presenta le riviste come oggetti isolati, ma come nodi di una rete fatta di musica, politica, grafica e controcultura. Il progetto, in crescita continua, presenta un archivio considerevole: l’ultimo aggiornato consta di quasi settecento fanzine mappate, con oltre seicento numeri completi disponibili gratuitamente in pdf. Accanto all’archivio, FanziNet si inserisce in un percorso più ampio di recupero della memoria underground italiana, con l’intento di documentare anche ciò che è rimasto marginale od oscuro nel processo di formazione delle scene culturali contemporanee.
Sono settimane che sui social si vedono solo foto e video risalenti a quell'anno, diventato improvvisamente l'età dell'innocenza. Ma chi c'era, e ricorda, sa che fu l'anno in cui iniziarono buona parte delle disgrazie che ci affliggono oggi.