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Una ricerca internazionale ha dimostrato che c’è un sensibile aumento dei tumori in età giovanile In questo aumento c'entrano obesità, alimentazione scorretta, poca attività fisica, alcol, fumo e inquinamento, ma anche l'aumento di prevenzione ed esami specialistici.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
A vent’anni dall’uscita ci sarà una nuova edizione di King Kong Theory, il manifesto del femminismo brutto, sporco e cattivo di Virginie Despentes Lo riporta in Italia Fandango, esattamente venti anni dopo la scandalosissima uscita in Francia.
Persino i petrolieri ammettono apertamente che con le scorte di petrolio siamo messi malissimo Lo ha detto Amin Nasser, Ceo di Aramco. Che ha definito le attuali scorte «spaventosamente scarse».
Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.
In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean Al posto della sigaretta fumata da Yung Lean, il vicesindaco di Yeongju tiene in bocca un pezzo di radice di ginseng.

Alla ricerca di Fabrizia Ramondino

La ristampa da parte di Fazi di Guerra d’Infanzia e di Spagna è un altro importante omaggio a una figura letteraria che è stata a lungo trascurata.

21 Gennaio 2022

Nell’ultimo decennio Fabrizia Ramondino è entrata di diritto in un canone nobile e variegato: quello dell’oblio al femminile. Con lei Fausta Cialente, Dolores Prato, Brianna Carafa, Livia De Stefani e molte altre. Da anni il meglio dell’intellighenzia napoletana invoca un Meridiano, una ristampa completa, una restituzione al presente di un’opera smarrita in qualche ufficio diritti. Per ora sono stati accontentati con una nuova edizione dalla copertina rosa confetto di Althenopis (Einaudi), e soprattutto con l’omaggio delle Rampe Pontecorvo, da un anno ormai Rampe Ramondino. L’ex sindaco De Magistris, sensibile all’annoso problema dell’odonomastica sessista, ha restituito ai napoletani una degna forma di rappresentazione, un omaggio sacrosanto a chi, per la città, ha dato un importante contributo civile e sociale. Il lamento degli scrittori e delle scrittrici dimenticate ha intanto maturato codici da genere letterario. Quasi sempre l’invettiva si scaglia contro un lavoro editoriale selvaggio, contro editori alla disperata ricerca di un escamotage per non fallire del tutto, mentre a nessuno di loro viene in mente di educare una comunità di lettori, riconquistare un’identità di collana, fidelizzare in qualche modo un pubblico oramai ristretto e quindi molto esigente.

A noi sfessati Millennial, che di tutte le nostre letture postiamo quelle che meglio possono raccontare noi stessi, in un continuo campionato di posizionamento, il nome della scrittrice evoca una certa soggezione: ci sentiamo in colpa per non averla letta, perché nemmeno uno dei suoi romanzi è rintracciabile nelle librerie dei nostri genitori – dove ormai troneggiano in prima fila Perrin e Auci – e per quanto spulciamo le piattaforme di streaming non riusciamo a trovare Morte di un matematico napoletano. Mentre gli intellettuali di prima la ricordano con stima e affetto, noi possiamo solo citarla con cautela, consapevoli che da un momento all’altro qualsiasi persona nata prima degli anni Ottanta possa smentirci o capire il trucco: tu la Ramondino non sai nemmeno chi è.

Intimidisce già la biografia girovaga. Nata a Napoli nel 1936, si trasferisce da bambina a Maiorca, a seguito del padre diplomatico durante l’era fascista. Con l’armistizio del 1943 torna in Campania, a Massa Lubrense, poi la Francia e ancora la Germania, poi di nuovo a Napoli, via dalla folla nella remota Ventotene, fino al litorale di Itri. I luoghi sono essenziali per i suoi romanzi, ci si perde in pagine di infinite e precise descrizioni di ambienti – il patio, i lastrici, le ville, gli alberghi, l’orto botanico di Napoli, le stanze del San Giovanni di Trieste – gli spazi disegnano una partitura dal ritmo proustiano, puri momenti di goduria letteraria. E come Proust, Ramondino ha una capacità di raccontare le gerarchie sociali come nessun altro scrittore – cupo, serio e maschio – del nostro Novecento.

Nei suoi ricordi romanzati di bambina, nel bellissimo Guerra di infanzia e di Spagna, al porto, in attesa che la corvetta salpi per Maiorca, l’io narrante svela il ceto sociale di appartenenza dal tipo di baciamano di chi lo eseguiva: «Taluni compivano quel rito con una misura, un’eleganza, un distacco tali che si capiva subito che sin dall’infanzia erano state inculcate loro tutte quelle regole di cui il baciamano era, per così dire, la prova d’esame. C’era poi il baciamano del parvenu, o troppo alto, o troppo profondo, o troppo legnoso, o invece circonvolutorio e molle: si poteva allora dedurre che solo di recente avevano imparato le buone maniere e che in gioventù i loro corpi non si erano dedicati alla ginnastica da camera o al tennis». Chissà cosa penserebbe oggi dei nuovi ricchi napoletani, delle sguaiate e post-berlusconiane real housewives di Napoli protagoniste di programmi tv che godono del discredito della città, che esasperano quel regionalismo mal tollerato dalla formazione cosmopolita della scrittrice. O del gran parlare della piccola borghesia nella recente epopea vomerese di Sorrentino. Lei che nella sua elegia al salotto napoletano − terremotato, antico, morto, «dalla cui crisalide è nato il soggiorno moderno» − riscontrava la fine di un mondo fatto di famiglie napoletane − salottiere − che a pranzo parlavano almeno in due tre lingue diverse in «lunghe concatenazioni di subordinate, pazienti congiuntivi, volute di dubitative, accorati condizionali passati». Il vicolo non era un panorama da mostrare all’antropologo di turno ma una realtà vicina, che partecipava accorata e miserabile alle lezioni di francese di signore decadute.

Fazi è il coraggioso editore che oggi ha in programma la pubblicazione di tutte le opere di Fabrizia Ramondino. Si comincia con la ristampa di Guerra d’Infanzia e di Spagna e si spera che il progetto prosegua con tutti gli altri lavori della scrittrice, dai racconti ai reportage. Giovani lettori, schiere di blogger e bookstagrammer, gruppi di lettura per sole autrici del Novecento, libraie, dottorandi di studi di genere avranno finalmente una rinnovata figura letteraria di riferimento, un lascito del secolo scorso che si spera duri, nel poco tempo che ci è rimasto del secolo nuovo.

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