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Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Alla ricerca di Fabrizia Ramondino

La ristampa da parte di Fazi di Guerra d’Infanzia e di Spagna è un altro importante omaggio a una figura letteraria che è stata a lungo trascurata.

21 Gennaio 2022

Nell’ultimo decennio Fabrizia Ramondino è entrata di diritto in un canone nobile e variegato: quello dell’oblio al femminile. Con lei Fausta Cialente, Dolores Prato, Brianna Carafa, Livia De Stefani e molte altre. Da anni il meglio dell’intellighenzia napoletana invoca un Meridiano, una ristampa completa, una restituzione al presente di un’opera smarrita in qualche ufficio diritti. Per ora sono stati accontentati con una nuova edizione dalla copertina rosa confetto di Althenopis (Einaudi), e soprattutto con l’omaggio delle Rampe Pontecorvo, da un anno ormai Rampe Ramondino. L’ex sindaco De Magistris, sensibile all’annoso problema dell’odonomastica sessista, ha restituito ai napoletani una degna forma di rappresentazione, un omaggio sacrosanto a chi, per la città, ha dato un importante contributo civile e sociale. Il lamento degli scrittori e delle scrittrici dimenticate ha intanto maturato codici da genere letterario. Quasi sempre l’invettiva si scaglia contro un lavoro editoriale selvaggio, contro editori alla disperata ricerca di un escamotage per non fallire del tutto, mentre a nessuno di loro viene in mente di educare una comunità di lettori, riconquistare un’identità di collana, fidelizzare in qualche modo un pubblico oramai ristretto e quindi molto esigente.

A noi sfessati Millennial, che di tutte le nostre letture postiamo quelle che meglio possono raccontare noi stessi, in un continuo campionato di posizionamento, il nome della scrittrice evoca una certa soggezione: ci sentiamo in colpa per non averla letta, perché nemmeno uno dei suoi romanzi è rintracciabile nelle librerie dei nostri genitori – dove ormai troneggiano in prima fila Perrin e Auci – e per quanto spulciamo le piattaforme di streaming non riusciamo a trovare Morte di un matematico napoletano. Mentre gli intellettuali di prima la ricordano con stima e affetto, noi possiamo solo citarla con cautela, consapevoli che da un momento all’altro qualsiasi persona nata prima degli anni Ottanta possa smentirci o capire il trucco: tu la Ramondino non sai nemmeno chi è.

Intimidisce già la biografia girovaga. Nata a Napoli nel 1936, si trasferisce da bambina a Maiorca, a seguito del padre diplomatico durante l’era fascista. Con l’armistizio del 1943 torna in Campania, a Massa Lubrense, poi la Francia e ancora la Germania, poi di nuovo a Napoli, via dalla folla nella remota Ventotene, fino al litorale di Itri. I luoghi sono essenziali per i suoi romanzi, ci si perde in pagine di infinite e precise descrizioni di ambienti – il patio, i lastrici, le ville, gli alberghi, l’orto botanico di Napoli, le stanze del San Giovanni di Trieste – gli spazi disegnano una partitura dal ritmo proustiano, puri momenti di goduria letteraria. E come Proust, Ramondino ha una capacità di raccontare le gerarchie sociali come nessun altro scrittore – cupo, serio e maschio – del nostro Novecento.

Nei suoi ricordi romanzati di bambina, nel bellissimo Guerra di infanzia e di Spagna, al porto, in attesa che la corvetta salpi per Maiorca, l’io narrante svela il ceto sociale di appartenenza dal tipo di baciamano di chi lo eseguiva: «Taluni compivano quel rito con una misura, un’eleganza, un distacco tali che si capiva subito che sin dall’infanzia erano state inculcate loro tutte quelle regole di cui il baciamano era, per così dire, la prova d’esame. C’era poi il baciamano del parvenu, o troppo alto, o troppo profondo, o troppo legnoso, o invece circonvolutorio e molle: si poteva allora dedurre che solo di recente avevano imparato le buone maniere e che in gioventù i loro corpi non si erano dedicati alla ginnastica da camera o al tennis». Chissà cosa penserebbe oggi dei nuovi ricchi napoletani, delle sguaiate e post-berlusconiane real housewives di Napoli protagoniste di programmi tv che godono del discredito della città, che esasperano quel regionalismo mal tollerato dalla formazione cosmopolita della scrittrice. O del gran parlare della piccola borghesia nella recente epopea vomerese di Sorrentino. Lei che nella sua elegia al salotto napoletano − terremotato, antico, morto, «dalla cui crisalide è nato il soggiorno moderno» − riscontrava la fine di un mondo fatto di famiglie napoletane − salottiere − che a pranzo parlavano almeno in due tre lingue diverse in «lunghe concatenazioni di subordinate, pazienti congiuntivi, volute di dubitative, accorati condizionali passati». Il vicolo non era un panorama da mostrare all’antropologo di turno ma una realtà vicina, che partecipava accorata e miserabile alle lezioni di francese di signore decadute.

Fazi è il coraggioso editore che oggi ha in programma la pubblicazione di tutte le opere di Fabrizia Ramondino. Si comincia con la ristampa di Guerra d’Infanzia e di Spagna e si spera che il progetto prosegua con tutti gli altri lavori della scrittrice, dai racconti ai reportage. Giovani lettori, schiere di blogger e bookstagrammer, gruppi di lettura per sole autrici del Novecento, libraie, dottorandi di studi di genere avranno finalmente una rinnovata figura letteraria di riferimento, un lascito del secolo scorso che si spera duri, nel poco tempo che ci è rimasto del secolo nuovo.

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Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.