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04:40 martedì 5 maggio 2026
In Inghilterra vogliono costruire nuove case popolari per risolvere la crisi abitativa ma c’è un problema: molti dei terreni su cui costruire sono occupati dai campi da golf Il governo Starmer vuole costruire un milione e mezzo di case nei prossimi cinque anni. Ma lo spazio è poco e da qui l'idea di usare i campi da golf.
Quest’estate arriveranno nei cinema italiani quattro film inediti di Hirokazu Kore-eda Dal 14 maggio all'1 luglio BIM porterà in sala quattro opere giovanili del regista, mai distribuite prima nel nostro Paese.
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i lavoratori per sostituirli con l’AI «L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari», si legge nella sentenza.
Palantir ha lanciato la sua giacca da lavoro anche se nessuno l’ha chiesta e nessuno la vuole Anche perché non costa neanche poco: 239 dollari per un oggetto brandizzato da una delle aziende più controverse e criticate del mondo.
Fred Again ha messo tutti i pezzi che ha suonato nel suo USB002 tour in un video lungo 108 ore e l’ha pubblicato su YouTube Secondo gli storici di YouTube, è il video più lungo mai pubblicato dalla piattaforma. Anche uno dei più belli, ci permettiamo di aggiungere.
Costruirsi un cyberdeck è diventata l’ultima forma di protesta contro la prepotenza di Big Tech Sono piccoli computer "artigianali", costruiti con pezzi vecchi, economici e di seconda mano, e personalizzati in ogni modo possibile e immaginabile.
Tolti gli Stati Uniti, l’Italia è il Paese in cui Il diavolo veste Prada 2 sta incassando di più in tutto il mondo Il film sta infrangendo record su record al botteghino italiano: ha già superato il milione di presenze in un solo fine settimana di programmazione.
Si è svolta in Colombia la prima conferenza dei Paesi che vogliono abbandonare per sempre i combustibili fossili Vi hanno preso parte 57 Paesi (compresa, a sorpresa, l'Italia). L'obiettivo è liberarsi della dipendenza dal fossile immediatamente.

In Euphoria è tutto (fin troppo) perfetto

Nella seconda stagione della serie Hbo lo styling è l'elemento essenziale del racconto, come conferma il suo successo social.

12 Gennaio 2022

In Euphoria tutto è perfetto. Lo è il cast a partire da Zendaya, ex bimba prodigio di Disney Channel e nel 2021 co-protagonista di Malcom & Marie, Dune e Spider-Man: No Way Home, testimonial per Bvlgari e Valentino. Ma lo sono anche Hunter Schafer, Jacob Elordi, Barbie Ferreira, Sydney Sweeney, Alexa Demie, Angus Cloud, tanto che i brand del lusso si spintonano per vestirli sul red carpet (rispettivamente in Prada, Celine, Miu Miu, Balenciaga, Saint Laurent, Versace, mentre Zendaya alla premiere era in Valentino Vintage). Lo sono Sam Levinson alla regia, Heidi Bivens ai costumi, Doniella Davy al make up, Labirinth alla colonna sonora. Erano tutti semi sconosciuti all’epoca del debutto della prima stagione, nel 2019, mentre oggi, dopo quasi tre anni di attesa (causa pandemia) si trovano nella lista dei grandi talenti della nuova Hollywood. In Euphoria è perfetta soprattutto la scrittura dei personaggi, tutta estetica, tanto da far domandare se sia giusto estetizzare certi traumi. L’estetizzazione passa attraverso i vestiti, ovviamente, scelti da Bivens con una monumentale ricerca in cui lusso, marchi emergenti e vintage si intrecciano continuamente, e i make up e le nail art imitatissimi da tutte le insta-girls del mondo, da Dua Lipa e Olivia Rodrigo in giù. Tutto di Rue, Jules, Maddy, Cassie e Kat è così perfetto da essere diventato influente e da aver generato un hype altissimo per la seconda stagione partita il 10 gennaio in Usa e in Italia (su Sky e Now tv) con la promessa di generare nuovo hype, nuovi trend, nuove influenze.

Zendaya

Hunter Schafer

Gli otto episodi della seconda stagione proseguono il racconto delle vicende adolescenziali del gruppo di ragazzi di un sobborgo anonimo come ce ne sono infiniti negli Stati Uniti. Droga, sesso, farmaci, identità, violenza, amicizia. La trama è contrassegnata da tanti avvenimenti quanti sono i look dei protagonisti, i quali servono a definire – ancora più di prima – i caratteri dei protagonisti e le loro evoluzioni. Rue è sempre Rue, persa nelle sue dipendenze, molle, dinoccolata, nella t-shirt vintage con la faccia di Malcom X e le All-Star o con la giacca del brand di streetwear neworkese Peels. Jules è meno ingenua e così i suoi look sono diventati meno innocenti, eppure sempre pieni di fantasia, come se indossandoli le regalassero l’accesso a un mondo diverso, il top con gli strass del marchio newyorkese Nihil, la gonna-corsetto di Orseund Iris. Maddy non indietreggia di un millimetro e il suo abito nero con i guanti di Akna Store, disponibile in pre-sale per alcuni giorni a 200 dollari, è la quintessenza dello stile Y2K [lo stile anni 2000, ndr] e dell’usare la femminilità come uno scudo contro le proprie fragilità. Cassie invece oscilla tra i micro cardigan cottagecore, che sembrano la trasposizione letterale del suo carattere sensibilissimo, e gli abitini fascianti che non riescono a contenere un corpo da urlo, come quelli che tante ventenni comprano al chilo su Shein. Kat continua invece nel suo processo di scoperta e accettazione di un corpo che odia, un corpo che, passato il periodo da cam-girl e la scoperta della sessualità, ora cerca di ingentilire con gli abitini romantici di Mimi Wade. Infine Lexi con i suoi abitini anti-cool e Fezco con le sue polo da gangster senza gusto.

Alexa Demie

Sydney Sweeney

Tutto in Euphoria è bello alla maniera della Generazione Z, anche la promozione del film sui canali social, con fotografie ufficiali scattate in analogica perché ora le adolescenti hanno in borsa le usa&getta (o almeno un filtro che ne imita l’effetto). Ma sono i vestiti a parlare più del resto. Difficile capire chi nutra l’altro, se sia la realtà a influenzare il set o viceversa. Su TikTok l’influenza della serie è visibile nei migliaia di video registrati nelle camerette in un loop infinito di estetiche differenti. Basta digitare “Euphoria clothes” per trovare infatti video che si intitolano “What Maddy Would Wear”, “What the Characters in Euphoria Would Wear if They Had My Closet”, “Euphoria Inspired Outfits”, tutti abitati da decine di Rue con i suoi jeans tagliati a bermuda, di Jules con i collant rotti e colorati, Maddy con le cinture a farfalla e gli orecchini a cerchio, di Cassie con le minigonne a fiori, di Kat con gli slipdress e di Leslie con i colletti e le finte perle. Euphoria non è l’unica serie tv ad ambire di finire nell’algoritmo di TikTok e non è l’unica serie in cui gli abiti hanno un ruolo determinante nella definizione dei personaggi, spesso a discapito della trama stessa, anche perché i marchi vogliono esserci, e preferiscono stare lì piuttosto che tra le pagine di una rivista. Emily in Paris è appena stata rinnovata per una terza e quarta stagione, mentre And just like that… ha riportato sul piccolo schermo Carrie and company, undici anni dopo l’ultimo Sex and the City. Euphoria, insomma, non è l’unica serie a calcolare tutto al millimetro, ad ambire alla perfezione. Ma è l’unica che ci riesce.

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