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Il video di Robert Kennedy Jr. e Kid Rock che prima fanno palestra, poi vanno in sauna, infine bevono del latte ha lasciato interdetti persino i trumpiani Nelle loro intenzioni, il video voleva essere un invito ad adottare uno stile di vita sano. A giudicare dalle reazioni, il messaggio non è passato granché.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha fatto una cover dei Massive Attack per la colonna sonora del film di Peaky Blinders E non solo: per il film, che uscirà nelle sale il 3 marzo e sarà su Netflix a partire dal 20, ha scritto anche due canzoni inedite.
Il primo film di Joachim Trier si trova su YouTube ed è un video di lui da ragazzo che fa skate con gli amici A 16 anni il regista di The Worst Person in the World e di Sentimental Value era un quasi professionista dello skate.
Abbiamo tutti il cuore spezzato per la storia di Punch, il cucciolo di macaco abbandonato da sua madre e scacciato dal suo branco Lui e il suo orango peluche sono diventati gli animali più famosi e amati di internet, con milioni di persone che negli ultimi giorni hanno condiviso l'hashtag #HangInTherePunch.
La paura di essere sostituiti dall’AI è ufficialmente una malattia e adesso ha anche un nome, “disfunzione da sostituzione dell’AI” I sintomi possono essere ansia, insonnia, paranoia, perdita di identità e possono manifestarsi anche in assenza di altri disturbi psichiatrici.
L’esposto che ha portato all’arresto del principe Andrea lo ha fatto un gruppo di attivisti che vuole abolire la monarchia inglese Il presidente del gruppo, Graham Smith, ha presentato la denuncia il 9 febbraio. Dieci giorni dopo, l'ex principe è stato arrestato.
Si è scoperto che una casetta in mezzo alle montagne vicino a Barcellona è in realtà un’opera di Antoni Gaudì Giusto in tempo per la ricorrenza dei 100 anni dalla morte del grande architetto catalano.
Nel suo nuovo video Lana Del Rey “omaggia” Sylvia Plath con una scena in cui mette la testa nel forno Dandoci un indizio dei rimandi nascosti in Stove, il possibile titolo dell'album che dovrebbe uscire tra poco più di tre mesi.

L’Emoji e la legge. Una faccina può cambiare una sentenza?

27 Ottobre 2015

Inserire una faccina sorridente alla fine di un messaggio minatorio potrebbe evitare una denuncia? E accusare qualcuno di corruzione con un testo che termina con una “linguaccia” mette al sicuro da querele? Forse sì, ma il punto è che potrebbe non essere sempre così. Un articolo di Slate affronta il rapporto tra emoticon e tribunali, citando esempi della confusione che le “faccine” hanno generato nel campo giurisprudenziale. Il problema, come Scott Fahlman – considerato il padre delle suddette – notò già verso la metà degli anni ’80, sta nella comprensione spesso soggettiva delle emoticon, che rende molto difficile stabilire con certezza cosa si voglia intendere di volta in volta.

Un gruppo di ricerca sloveno il mese scorso ha pubblicato l’“Emojii Sentiment Ranking”, un report dove si nota che tanti dei modi in cui si usano le Emoji, le emoticon più diffuse, sono controintuitivi: la faccina delusa ma sollevata disapp per sentimenti positivi, il panda panda (più di ogni altro animale) per quelli negativi.  Stando a quanto scrive Slate, una delle Emoji più controverse è quella ammiccante blink. Lo scorso agosto un giudice in Delaware ha condannato il ripetuto utilizzo del blink in alcuni messaggi che un uomo inviava a una collega, mentre nel 2011 un texano ha provato a difendersi da un’accusa di stupro sostenendo che l’emoticon ;) inviata dal telefono della vittima rendesse quest’ultima consenziente all’atto.

L’ambiguità delle emoticon è stata sottolineata anche da Mark Davis, ingegnere di Google a capo dell’Unicode Consortium (un gruppo di esperti di tecnologia e linguistica che lavora per standardizzare l’utilizzo delle Emoji) che recentemente ha dichiarato al Times: «Prova a comunicare a qualcuno usando solo le Emoji che devi andare a tagliare i capelli, ma che devi farlo entro le tre del pomeriggio, perché poi devi andare a prendere i bambini a scuola. Ne uscirà una serie di simboli che possono essere interpretati in mille modi diversi».Un giudice distrettuale in Michigan ha dovuto giudicare l’utilizzo della linguaccia (emoji) nel caso di uno studente universitario accusato di stalking. Il ragazzo ha giustificato i messaggi che inviava a un amico, nei quali confessava di essere un «piccolo bastardo» che voleva far sentire la compagna di classe che l’aveva rifiutato «uno schifo», con la linguaccia contenuta in alcuni in essi, un simbolo che a suo dire sottolineava «un sentirsi infelice» piuttosto che un desiderio di vendetta. Il giudice non è stato però d’accordo, concludendo che un’emoticon «non altera davvero il significato di un messaggio».

Una conclusione che sembra essere condivisa anche dal linguista californiano Tyler Schnoeblen, che riferendosi al caso dello stupro in Texas ha ironicamente detto a Slate «che io sappia, nessun Emoji con l’occhiolino ha mai significato “voglio fare sesso con te ogni volta che me lo chiedi”».

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