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SS26, il nuovo singolo di Charli XCX, non è né rock né dance: è moda E anche apocalisse: «Yeah we’re walking on a runway that goes straight to hell», canta Charli nel secondo singolo estratto dal suo nuovo album.
La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che da ora in poi il diritto allo sciopero è protetto dal diritto internazionale In particolare, è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi.
Nel mondo ci sono così pochi ingegneri e ricercatori AI che le aziende di Big Tech li stanno pagando come le superstar dello sport Secondo le stime ce ne sono solo un centinaio in tutto il mondo. E in Silicon Valley sono disposti a spendere qualsiasi cifra per accaparrarseli.

Emma Corrin è una giovane Diana perfetta

In The Crown 4 interpreta Lady D all’inizio degli anni ’90, e nonostante fosse una sconosciuta, è riuscita a incantare tutti.

18 Novembre 2020

Che Emma Corrin sia perfetta lo si pensa già al minuto 6. Anche se all’inizio, di lei che si staglia sullo sfondo in controluce si vedono soltanto i contorni. È perfetta nello sguardo vivacissimo e malinconico, quando riproduce il tic nervoso, col sorriso storto, del labbro inferiore di Diana Spencer o si muove tenendo le spalle alte con il collo un po’ incassato ma solo leggermente, ha il passo svelto: riuscendo così nell’impresa monumentale di interpretare la giovane principessa del Galles nella quarta stagione di The Crown, senza farne una replica o caricatura. Emma Corrin è perfetta, perché è infantile, complessa, perché non imita Diana: la vive.

Con una somiglianza che disorienta, un talento esploso all’improvviso e prime produzioni non certo indimenticabili, ad agosto il nome di Elizabeth Debicki, che interpreterà Lady D nelle due stagioni conclusive, la quinta e la sesta, della serie Netflix, aveva coperto quello di Corrin, annunciato ad aprile 2019. Nessuno sapeva chi fosse, Variety l’aveva chiamata “newcomer”, noi eravamo focalizzati sui quasi due metri di altezza di Debicki (anche durante la visione di Tenet), “come faranno con Carlo?”, “gli metteranno i tacchi”, “ma a chi? A lui?”. Ma ora Vulture parla di Corrin-mania. A proposito dell’interesse generale che l’ha investita, l’attrice ha confessato a GQ che vorrebbe che anche i figli di Diana, William e Harry, vedessero la sua interpretazione. Ma si augura comunque di non incontrarli mai a una festa.

Originaria del Kent, Emma Corrin è nata 25 anni fa. Da adolescente frequenta un costosissimo e cattolicissimo college nel Surrey, e decide di prendersi un anno sabbatico prima dell’università: rimane folgorata dal corso su William Shakespeare alla London Academy of Music and Dramatic Art, si iscrive al St John’s College di Cambridge dove studia teatro, la sua vita cambia. Recita in una puntata del serial inglese The Grantchester (2014), ma è il 2018 quando, mentre sta imballando della biancheria intima per una start-up che l’ha appena assunta riceve la chiamata del suo agente, le dice qualcosa come vestiti in fretta da ballerina anni ’60, hai un’audizione tra meno di tre ore, ti invio il copione leggilo in autobus: è il provino per Pennyworth, una serie dedicata al maggiordomo di Batman che sarebbe andata malissimo, ma per cui Corrin si prepara nei bagni di un grande magazzino e ottiene la parte. È l’unico vero ruolo televisivo prima di The Crown.

The Crown 4

Corrin aveva tre anni quando Diana è morta, nel 1997. Ha guardato il funerale alla Tv insieme a sua madre, «piangeva, le voleva molto bene», ha raccontato a GQ. «Parlava di Diana come se fosse stata un’amica, diceva che secondo lei non era mai stata felice come meritava», per questo quando le ha detto di aver avuto la parte, la terapista sudafricana Juliette Corrin è quasi svenuta. Per mesi non l’ha comunicato nemmeno ai suoi amici, perché è quasi impossibile immaginare un ruolo che comporti maggiore pressione sociale di questo, come avevano rivelato molte delle attrici (15 in tutto) che hanno prestato il loro volto alla più icona di tutte, da Julie Cox a Naomi Watts.

L’attrice interpreta la principessa  dai 16 anni, quando l’“England’s Rose”, come l’ha chiamata Elton John in “Candle in the Wind”, incontra il principe Carlo, rimane incinta, dà alla luce i due figli, scopre che Carlo è uno stronzo diviso tra gli impegni ufficiali e quelli ufficiosi (fare sesso con Camilla Parker Bowles). Ed Emma Corrin è splendida, ormai è famosa, ma di lei continuiamo a non sapere quasi nulla. Adora l’estetica di Almodóvar, quella di Lazzaro felice, il rosso, le pose delle figure dipinte da Matisse. Assomiglia a malapena a Diana nella vita reale, eppure quando ha indossato l’abito del matrimonio (aiutata da un team di 10 persone), identico a quello sfoggiato da Diana nel 1981, tutti sono rimasti completamente in silenzio. Un membro della troupe si è messo a piangere.

Perché l’impressione costante, negli sguardi e negli atteggiamenti della principessa di Corrin è che l’attrice non si sforzi, che sia tutto così naturale, così umana, da sembrare quasi vero, come quando gira per il palazzo sui pattini ascoltando i Duran Duran, come se ci ricordasse che Diana è stata anche una bambina. Ha studiato tantissimo per ricrearla lavorando con un’esperta di movimento per cercare di capire a quale animale Diana assomigliasse di più – a un gatto – e quando non sapeva come comportarsi, attingeva semplicemente alla sua vita: «Può sembrare assurdo, vedendo la serie, che Diana abbia scelto qualcuno come Carlo, anche se era l’erede al trono. Forse ci dimentichiamo che Diana è stata giovane, ha avuto la mia età», ha spiegato a GQ. Ci ha sperato come si spera quando abbiamo vent’anni. «Pensi che l’amore sia tutto, cerchi di ballare, di vestirti e deliziare le persone per fare bella impressione su chi ti piace», e poi a un certo punto ti salvi. Come avremmo voluto forse facesse Lady D quando era solo Diana, prima che diventasse la principessa del popolo, quando viveva ancora in un appartamento condiviso a Earl’s Court, indossava il Barbour sopra alle camicie a fiori, quando era solo una ragazza come Corrin che voleva costruirsi un destino.

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