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Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
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Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
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L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.

Perché i latinoamericani odiano Emilia Pérez

I premi ottenuti ai Golden Globe hanno acuito il contrasto tra il plauso della critica internazionale e l'astio del continente sudamericano, soprattutto del Paese che il film vorrebbe raccontare, il Messico.

di Studio
07 Gennaio 2025

Un tempismo interessante, nota Deadline, condividendo su X il video virale in cui si vede Luca Guadagnino (il suo Challengers ha vinto un Golden Globe per la Miglior colonna sonora originale) alzarsi e andarsene proprio nel momento in cui viene annunciato che Emilia Pérez è stato nominato come miglior musica/commedia dell’anno (ha anche vinto i premi per la migliore attrice non protagonista, Zoe Saldaña, la migliore canzone originale, “El Mal”, e il miglior film non in lingua inglese). Osservando i commenti a questo video, non si può non notare un dettaglio interessante: quasi tutti inneggiano alla fuga del regista trattandolo come un eroe, arrivando a conferirgli addirittura il titolo di «latinoamericano onorario». Che sia vero o no che Guadagnino detesti Emilia Pérez (può anche darsi che non volesse rimanere bloccato nel traffico, dopotutto era l’ultimo premio della serata, fa notare qualcuno), di sicuro il video ha intercettato il malcontento nei confronti del film, in particolare da parte del pubblico latinoamericano. E non per questioni meramente artistiche (in tanti pensano che il premio del miglior film sarebbe dovuto andare Wicked, The Substance, Anora o Challengers).

Dopotutto, alla gente dei festival e dei premi, Emilia Pérez sembra piacere molto: è stato osannato a Cannes e domenica ha vinto quattro Golden Globe. Il film racconta la storia di Rita (Zoe Saldaña), un’avvocatessa di Città del Messico, che aiuta un leader del cartello (Karla Sofía Gascón) a cercare un medico disposto a eseguire un intervento chirurgico di affermazione di genere in segreto. Dopo alcune scene musical, tra cui la canzone ormai virale “La Vaginoplastia”, l’ex signore della droga diventa Emilia Pérez. Il film segue il viaggio di Pérez per aiutare le persone che hanno sofferto a causa sua quando era ancora un kingpin, mentre si riunisce ai suoi figli e alla sua ex moglie Jessi (Selena Gomez) sotto le mentite spoglie di “zia Emilia”.

«Il più grande successo di Emilia Pérez è stato quello di unire tutti i latinoamericani, perché dal Messico alla Patagonia, odiamo tutti questo maledetto film», è uno dei commenti che si leggono su X, oltre a «Un pasticcio razzista e xenofobo con una pessima rappresentazione del Messico realizzata da un regista francese che non si è nemmeno preoccupato di fare ricerche sulla nostra cultura» e «Emilia Pérez è un esempio di come si possa mettere assieme ogni cliché, ignoranza e mancanza di rispetto verso una delle crisi umanitarie più gravi del nostro tempo. Recitazione scadente, con una sceneggiatura debole e un musical eseguito in modo disastroso». Tutti gli utenti latinoamericani sembrano essere d’accordo nell’accusare il film diretto da Jaques Audiard di perpetuare gli stessi stereotipi che Hollywood ha perpetuato per decenni. Durante la serata dei Golden Globe, su X era facilissimo imbattersi in questo testo, ricondiviso migliaia di volte: «Questo è un messaggio all’Academy: il Messico odia Emilia Pérez. È una presa in giro razzista ed eurocentrica. Sono quasi 500.000 (le vittime della guerra tra i cartelli della droga messicani che imperversa dal 2006 a oggi, ndr) i morti e la Francia decide di fare un musical senza messicani nella troupe o nel cast». 

La rabbia degli spettatori latini, infatti, ha coinvolto anche il cast. L’accento spagnolo di Selena Gomez è stato definito «indifendibile» (lei ha provato lo stesso a difendersi, dicendo che non parlava spagnolo da quando aveva 7 anni e ha dovuto reimparare in soli sei mesi). Non è piaciuto nemmeno il tono con cui l‘attrice protagonista Karla Sofía Gascón (prima persona transgender a ricevere una candidatura ai Golden Globe) ha difeso il film sui social: le sue risposte che ha dato al pubblico messicano sono state definite “sprezzanti”. Come si legge su Newsweek, «il contrasto tra il plauso della critica all’estero e il rifiuto nel Paese che il film intendeva ritrarre non avrebbe potuto essere più netto».

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