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15:49 giovedì 23 aprile 2026
I produttori di Project Hail Mary stanno facendo di tutto per candidare all’Oscar come Miglior attore non protagonista James Ortiz, che però non è un attore ma il burattinaio che nel film muove l’alieno Rocky E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.
Il prezzo dei preservativi aumenterà (almeno) del 30 per cento a causa della guerra in Medio Oriente Lo ha detto una fonte abbastanza attendibile: Goh Miah Kiat, il Ceo di Karex, il più grande produttore di preservativi del mondo.
C’è una nuova Global Sumud Flotilla in viaggio verso la Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari Per imbarcazioni e persone coinvolte questa missione è grande il doppio della precedente. Secondo gli organizzatori, si tratta della più grande mai fatta per la Striscia.
Lo Studio Ghibli ha fatto un nuovo film ma lo potrà vedere solo chi quest’estate andrà al Ghibli Park Si chiama Notte nella valle delle streghe e verrà proiettato l'8 luglio alla presenza dei registi.
Per festeggiare i 50 anni di Io sono un autarchico, Nanni Moretti è andato al podcast Hollywood Party a raccontare tantissimi aneddoti, segreti e chicche sul film La puntata è disponibile su RaiPlaySound, assieme a Moretti c'è anche l'attore e amico Fabio Traversa.
ChatGPT è “indagato” nel caso di uno school shooting in Florida perché secondo gli inquirenti avrebbe contribuito all’organizzazione della strage Secondo l'accusa, l'imputato Phoenix Ikner avrebbe utilizzato il chatbot non solo come fonte di informazioni ma come un vero e proprio "consulente stragista".
Il Regno Unito vieterà la vendita di qualsiasi prodotto contenente nicotina ai nati dopo il 2009 per creare la prima generazione smoke free della storia Niente sigarette vere e proprie, niente sigarette elettroniche, niente nicotine pouch, niente di niente sarà accessibile a chi è nato dall'1 gennaio 2009 in poi.
Nel Diavolo Veste Prada 2 c’era anche Sydney Sweeney ma la sua parte è stata tagliata per una “scelta creativa” Il cameo dell'attrice, che doveva apparire nei panni di sé stessa, è stato cancellato. E, secondo molti, in questa decisione c'entrano gli scandali e la politica.

Molti occhi sono puntati sull’Italia

E questa volta è peggio del solito.

23 Maggio 2019

Sono elezioni strane, queste, cariche di ansia, che poi è un misto tra la paura e l’incertezza, e accompagnate da una sensazione più inusuale, almeno per noi abitanti della penisola: la consapevolezza che a questo giro tutti gli occhi sono puntati sull’Italia. E questa volta non stiamo parlando delle solite cose che valgono all’Italia i titoli sui giornali esteri: non c’è soltanto la crisi del debito, che pure continua a essere un problema pressante, e nessuno si fila più le boutade di Berlusconi (come sembrano lontani gli anni in cui la nostra principale fonte d’imbarazzo era una battutaccia di Silvio su Obama!). Questa volta il voto italiano ha il sapore di un test per tutta l’Europa e avrà una serie di conseguenze, simboliche e pratiche, che tengono in molti col fiato sospeso.

La questione principale è, ovviamente, Matteo Salvini. Che non è tanto un indicatore di quanto andrà lontana la cosiddetta ondata sovranista, anche perché, per fortuna, resta tutto da dimostrare che sia veramente un’ondata. Piuttosto, è una cartina di tornasole sulla fattibilità del progetto neo-identitario: in altre parole, se Salvini uscirà rafforzato da queste elezioni e se l’Opa della Lega sull’Italia andrà avanti, questo non significa necessariamente che i vari Marine Le Pen e Geert Wilders andranno al governo; ma significa che i vari Marine Le Pen e Geert Wilders continueranno a fare politica sapendo che al governo ci possono andare e che, se ci arrivano, potranno fare quello che vogliono, o quasi, come ha fatto il Ministro dell’interno italiano.

Prima di fasciarsi la testa, vale la pena di ricordare che, stando alle informazioni di cui siamo in possesso, non è affatto detto che Salvini esca rafforzato da queste elezioni. Anche perché, dato il clima di enormi aspettative, molto dipenderà dalla percezione. Alle ultime elezioni, quelle parlamentari, la Lega ha preso il 17 per cento dei voti: un record, per un ex partitino regolare, però molti meno del M5S, con il 32, e anche rispetto al Pd, che ha preso il 18 alla Camera e il 19 al Senato. Rispetto a quel 17 per cento, è fuor di dubbio che ci sarà un salto in avanti. Però è anche possibile, e anzi probabile, che quel salto in avanti sia minore di quanto non ci si sia aspettati a un certo punto: nel suo momento di massima popolarità la Lega ha raggiunto, nei sondaggi, un consenso del 37 per cento, ma nelle ultime settimane è in calo e stando agli ultimi disponibili (non se ne possono diffondere di nuovi, a ridosso delle elezioni) starebbe intorno al trenta. Ora, i sondaggi valgono quel che valgono e potrebbe succedere di tutto. Però, come ha spiegato per esempio Lorenzo Pregliasco, è ipotizzabile che se Salvini scendesse sotto il 27 questo sarebbe interpretato come una sconfitta, o una quasi-sconfitta, nonostante il +10 per cento; mentre se superasse il 35 sarebbe una “vittoria” (in tutto questo, alle alle europee del 2014 il PD di Renzi ottenne il 40, e vale la pena di ricordarlo, per capire da un lato quanto volatili sono gli umori e dall’altro contestualizzare la portata di un eventuale successo leghista).

Perché è così importante il risultato che otterrà Salvini? Lo stanno spiegando vari analisti sulla stampa internazionale. Come Ishaan Tharoor sul Washington Post in una delle recenti edizioni del “Worldviews”, la column e newsletter quotidiana che il giornalista dedica agli approfondimenti esteri: «Salvini potrebbe trasformare in realtà l’incubo per l’establishment europeo» perché «si è posizionato come il portabandiera dell’estrema destra europea e mira a formare un blocco esteso di estrema destra che potrebbe sovvertire completamente i processi parlamentari dell’Ue». Oppure Daniele Albertazzi, docente di politica europea all’Università di Birmingham, nel Regno Unito, un articolo per The Conversation, il sito di divulgazione accademica: «Il fatto che Marine Le Pen dalla Francia, Geert Wilders dai Paesi Bassi, il belga Vlaams Belang, il Partito del popolo danese e altri abbiano accettato di aderire alla manifestazione di Milano suggerisce che Salvini è ora riconosciuto come un leader di successo ben oltre I confini dell’Italia». Un concetto spiegato ancora meglio da Mark Townsend sul Guardian, quando scrive, citando preoccupato il leader di estrema destra Tommy Robinson: «Salvini ha dimostrato che l’agenda dell’estrema destra è raggiungibile».

A rendere ancora più determinanti, da un punto di vista europeo, queste elezioni c’è anche la questione del debito, che da un punto di vista mediatico sembra passata quasi in secondo piano, ma in realtà resta centralissima. Come spiega Jan Strupczewski in un’analisi per Reuters, «la resa dei conti arriverà il 5 giugno», cioè subito dopo le elezioni europee, quando la Commissione pubblicherà «un rapporto sulla finanza pubblica italiana che potrebbe concludersi con un invito a iniziare con le procedure disciplinari». Si sta avvicinando, prosegue Strupczewski, il momento in cui le istituzioni europee dovranno decidere come comportarsi con l’Italia, se imbroccare la linea dura o invece tentare un dialogo. Molto dipenderà, scrive sempre Reuters, dall’eredità che Jean-Claude Juncker vorrà lasciare, visto che anche i vertici della Commissione saranno cambiati. Molto però dipenderà anche, aggiungeremmo noi, dal clima che si creerà dopo queste elezioni, da quanto minacciata si sentirà l’Europa e da che strada sceglierà per affrontare questa paura: cercando di dare una lezione a chi rivendica di non rispettare le regole? Oppure piegandosi al fatto che chi rivendica di non rispettare le regole può davvero farlo?

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