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All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata la prima volta che Stati Uniti e Iran si sono incontrati per discutere al posto di lanciarsi solo razzi come prima e dopo il cessate il fuoco di giugno Trump ha parlato per quasi tutto il suo discorso di quanto stia facendo per l'America, il resto è servito a giustificare la guerra con l'Iran.
Sally Rooney è riuscita a far cancellare la costruzione di un data center in Irlanda Un data center contestato dall'autrice di Intermezzo e Persone normali si è appena visto revocare il permesso di costruire per aver violato la politica climatica nazionale irlandese.
La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
Il nuovo film di Francesco Sossai racconta la storia dei Serenissimi, gli svitati che occuparono piazza San Marco a Venezia con un carrarmato “artigianale” in nome dell’indipendentismo veneto Il film si intitola T, un omaggio al Tanko, il carro armato con cui i Serenissimi volevano liberare il Veneto, o almeno piazza San Marco, dall’invasore italiano.
Amanda Lear ha accusato Miley Cyrus di averle copiato una canzone e ha detto che sia i suoi fan che ChatGPT le stanno dando ragione Con gli hashtag #copycat e #ripoff, Lear ha spiegato su Instagram che Redlight di Miley è una scopiazzatura della sua The Sphinx.
Potremo vedere tutti i giorni tutto il giorno i discorsi di Trump sulla nuovissima Trump TV La diretta YouTube si trova nel sito della Casa Bianca e trasmetterà «i video più visti, i discorsi più importanti e i momenti salienti» di tutta l'amministrazione.
Un festival in California è stato cancellato perché la spiaggia su cui doveva tenersi non c’è più a causa dell’erosione costiera Le onde e le piogge portate dall'uragano Marie hanno ridotto talmente tanto lo spazio agibile che quello rimasto non bastava per palchi e pubblico.

Come è stato accolto all’estero l’ultimo libro di Elena Ferrante

Il primo settembre è uscita la traduzione in inglese di La vita bugiarda degli adulti.

di Studio
08 Settembre 2020

L’ha scritto Clare Thorp in un articolo uscito sulla Bbc qualche giorno fa: «Nella sua patria, l’Italia, il successo di Elena Ferrante non è sempre stato celebrato dall’establishment letterario, dove il successo commerciale – soprattutto da parte delle donne – può essere visto con sospetto». Perfino dalle donne stesse, sottolineava un anno fa Andrea Lee, scrittrice e giornalista nata in Pennsylvania che dal 1992 vive a Torino, dove, parlando con le donne italiane, avrebbe rilevato una forte invidia nei confronti della scrittrice misteriosa. Lo spiegava in un articolo uscito nel 2019 su Air Mail intitolato “Ferrante Fatigue“. «Gli italiani», scriveva Lee, «non erano pronti a vedere un autore che raggiunge il successo dicendo la verità sulla vita di una donna. Tale racconto non è ancora accettabile in un Paese come l’Italia, dove le verità delle donne sono ancora tenute in scarsa considerazione, spesso dalle donne stesse».

La posizione di Lee è opinabile, ma si fonda su un dato di fatto: all’estero, e soprattutto nei Paesi anglofoni, Ferrante ha saputo generare un vero e proprio culto mentre in Italia non è difficile trovare chi ancora ostenta scetticismo nei confronti del valore della scrittrice. Eppure, dalla rubrica sul Guardian al documentario Ferrante Fever diretto da Giacomo Durzi, dalla serie Hbo di Saverio Costanzo fino alla notizia che Maggie Gyllenhaal sta facendo un film sul suo terzo libro, La figlia oscura, con Olivia Colman e Dakota Johnson, sono ormai tantissime le conferme della sua bravura.

A giudicare dall’entusiasmo incontenibile degli articoli usciti negli ultimi giorni, sembra che il nuovo libro di Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti, abbia ricevuto un’accoglienza molto più calorosa negli Usa e in Uk che in Italia, dove è sì immediatamente balzato al numero uno (finora ha venduto circa 250.000 copie, è stato in classifica per 32 settimane) ma non ha ricevuto una tale quantità di accurate analisi critiche. Se le recensioni italiane tendono a riflettere sul fenomeno Ferrante in generale (non siamo abituati a un caso editoriale di questa portata: continua a stupirci), quelle inglesi e americane si concentrano maggiormente sul libro in sé e sul materiale puro della scrittura.

Pubblicato il 1 settembre in inglese, in ritardo di alcuni mesi a causa della pandemia, The Lying Life of Adults è il primo libro della scrittrice italiana in cinque anni (l’adattamento di Netflix è già in lavorazione). «Le storie – quali vengono raccontate e quali no, chi può raccontarle e quali apprezziamo – sono un tema ricorrente nella scrittura di Ferrante», scrive Thorp sulla Bbc, e a sua volta racconta la bella storia di come Ferrante ha conquistato gli Stati Uniti: «L’editore italiano era sicuro che ci fosse un pubblico più ampio per il libro e iniziò a cercare un editore statunitense», racconta riferendosi a I giorni dell’abbandono. «Visto che nessuno era interessato, nel 2005 e/o ha provveduto a fondare una casa editrice per pubblicare Elena Ferrante e altra letteratura internazionale nel Regno Unito e negli Stati Uniti: Europa Editions. Nel 2012 – un anno dopo l’uscita in Italia – Europa pubblica l’edizione in lingua inglese di L’amica geniale. Eva Ferri è direttrice editoriale di Europa Editions UK ed Edizioni e/o, fondata dai genitori Sandro e Sandra nel 1979. Ferri capì che L’amica geniale era qualcosa di speciale quando suo padre lo lesse per la prima volta e – in modo insolitamente espansivo – lo dichiarò “un capolavoro assoluto”». La quadrilogia dell’Amica geniale ha venduto 15 milioni di copie in tutto il mondo ed è stata pubblicata in 45 lingue.

Tra le tante recensioni positive e i vari approfondimenti, spicca la generosità del New York Times, che ha dedicato al libro un bel po’ di spazio. Il 21 agosto è uscito un lungo ritratto della traduttrice Ann Goldstein, mitizzata a sua volta (qui ha parlato delle frasi del nuovo libro che più l’hanno fatta disperare). Il 1 settembre è arrivata la recensione a dir poco positiva di Dyana Tortorici, con tanto di illustrazione di panni stesi ad asciugare tra un balcone e l’altro, che inizia così: «Che sollievo quando un autore che ha scritto un capolavoro ritorna per provare che il suo dono è intatto. Quello di Elena Ferrante, diventata una delle scrittrici più famose in vita grazie alla quadrilogia napoletana, è mai stato messo in discussione? Forse no, ma si sa che il successo ha un suo modo di rovinare le cose».

Il New York Times ha anche pubblicato un bell’estratto del libro. Adam Sternbergh, l’editor che l’ha curato, ha spiegato le difficoltà che ha incontrato comunicando con il team di Elena Ferrante. «Tradizionalmente, nella creazione di questi estratti, lavoriamo abbastanza a stretto contatto con gli autori. In questo caso, l’autore è un anonimo accessibile solo tramite e-mail inviate ai suoi editori in lingua inglese». La questione dell’anonimato di Elena Ferrante, a cui noi italiani siamo ormai abituati (è dalla famosa indagine di Claudio Gatti, e quindi dal 2016, che abbiamo smesso di interrogarci), non smette mai di esaltare chi la legge in un’altra lingua. Alle prese con gli editor del New York Times, Ferrante ha dato prova di essere una scrittrice estremamente meticolosa: a quanto pare ha chiesto che in ogni parte del testo modificata (spesso negli excerpt si eliminano alcune piccole parti per rendere più fluida la lettura) venissero inseriti dei puntini di sospensione. «Una richiesta insolita, che non avevo mai incontrato prima», ha commentato l’editor del New York Times. «Abbiamo comunicato al suo editore che l’inclusione dei puntini di sospensione avrebbe probabilmente confuso i lettori e avrebbe trasformato l’estratto in una serie di pensieri disparati e abbandonati». Fortunatamente alla fine hanno raggiunto un compromesso: inserire un asterisco, insieme a una semplice nota esplicativa, nei punti modificati. 

Riunire qui le ottime recensioni che in questi giorni continuano a spuntare ovunque è impossibile. «La scrittura più intensa sulle esperienze e la vita interiore di una ragazza sul cuspide dell’età adulta che io abbia mai letto», ben rappresenta il tono generale con cui è stato accolto (Isabel Berwick sul Financial Times). «Ferrante è un’ipnotista», ha annunciato Frances Wilson su The Spectator, aggiungendo incantato: «Tutti mentono, soffrono e si comportano in modo spaventoso». Anche Marion Winik esprime la sua ammirazione sul Washington Post: «Come nella quadrilogia napoletana, e in gran parte delle migliori fiction in prima persona, la relazione tra raccontare la propria storia di vita e comprendere se stessi è centrale. Finché è ben raccontata come nella versione di Elena Ferrante, è una storia di cui non ci stancheremo mai».

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