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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Come è stato accolto all’estero l’ultimo libro di Elena Ferrante

Il primo settembre è uscita la traduzione in inglese di La vita bugiarda degli adulti.

di Studio
08 Settembre 2020

L’ha scritto Clare Thorp in un articolo uscito sulla Bbc qualche giorno fa: «Nella sua patria, l’Italia, il successo di Elena Ferrante non è sempre stato celebrato dall’establishment letterario, dove il successo commerciale – soprattutto da parte delle donne – può essere visto con sospetto». Perfino dalle donne stesse, sottolineava un anno fa Andrea Lee, scrittrice e giornalista nata in Pennsylvania che dal 1992 vive a Torino, dove, parlando con le donne italiane, avrebbe rilevato una forte invidia nei confronti della scrittrice misteriosa. Lo spiegava in un articolo uscito nel 2019 su Air Mail intitolato “Ferrante Fatigue“. «Gli italiani», scriveva Lee, «non erano pronti a vedere un autore che raggiunge il successo dicendo la verità sulla vita di una donna. Tale racconto non è ancora accettabile in un Paese come l’Italia, dove le verità delle donne sono ancora tenute in scarsa considerazione, spesso dalle donne stesse».

La posizione di Lee è opinabile, ma si fonda su un dato di fatto: all’estero, e soprattutto nei Paesi anglofoni, Ferrante ha saputo generare un vero e proprio culto mentre in Italia non è difficile trovare chi ancora ostenta scetticismo nei confronti del valore della scrittrice. Eppure, dalla rubrica sul Guardian al documentario Ferrante Fever diretto da Giacomo Durzi, dalla serie Hbo di Saverio Costanzo fino alla notizia che Maggie Gyllenhaal sta facendo un film sul suo terzo libro, La figlia oscura, con Olivia Colman e Dakota Johnson, sono ormai tantissime le conferme della sua bravura.

A giudicare dall’entusiasmo incontenibile degli articoli usciti negli ultimi giorni, sembra che il nuovo libro di Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti, abbia ricevuto un’accoglienza molto più calorosa negli Usa e in Uk che in Italia, dove è sì immediatamente balzato al numero uno (finora ha venduto circa 250.000 copie, è stato in classifica per 32 settimane) ma non ha ricevuto una tale quantità di accurate analisi critiche. Se le recensioni italiane tendono a riflettere sul fenomeno Ferrante in generale (non siamo abituati a un caso editoriale di questa portata: continua a stupirci), quelle inglesi e americane si concentrano maggiormente sul libro in sé e sul materiale puro della scrittura.

Pubblicato il 1 settembre in inglese, in ritardo di alcuni mesi a causa della pandemia, The Lying Life of Adults è il primo libro della scrittrice italiana in cinque anni (l’adattamento di Netflix è già in lavorazione). «Le storie – quali vengono raccontate e quali no, chi può raccontarle e quali apprezziamo – sono un tema ricorrente nella scrittura di Ferrante», scrive Thorp sulla Bbc, e a sua volta racconta la bella storia di come Ferrante ha conquistato gli Stati Uniti: «L’editore italiano era sicuro che ci fosse un pubblico più ampio per il libro e iniziò a cercare un editore statunitense», racconta riferendosi a I giorni dell’abbandono. «Visto che nessuno era interessato, nel 2005 e/o ha provveduto a fondare una casa editrice per pubblicare Elena Ferrante e altra letteratura internazionale nel Regno Unito e negli Stati Uniti: Europa Editions. Nel 2012 – un anno dopo l’uscita in Italia – Europa pubblica l’edizione in lingua inglese di L’amica geniale. Eva Ferri è direttrice editoriale di Europa Editions UK ed Edizioni e/o, fondata dai genitori Sandro e Sandra nel 1979. Ferri capì che L’amica geniale era qualcosa di speciale quando suo padre lo lesse per la prima volta e – in modo insolitamente espansivo – lo dichiarò “un capolavoro assoluto”». La quadrilogia dell’Amica geniale ha venduto 15 milioni di copie in tutto il mondo ed è stata pubblicata in 45 lingue.

Tra le tante recensioni positive e i vari approfondimenti, spicca la generosità del New York Times, che ha dedicato al libro un bel po’ di spazio. Il 21 agosto è uscito un lungo ritratto della traduttrice Ann Goldstein, mitizzata a sua volta (qui ha parlato delle frasi del nuovo libro che più l’hanno fatta disperare). Il 1 settembre è arrivata la recensione a dir poco positiva di Dyana Tortorici, con tanto di illustrazione di panni stesi ad asciugare tra un balcone e l’altro, che inizia così: «Che sollievo quando un autore che ha scritto un capolavoro ritorna per provare che il suo dono è intatto. Quello di Elena Ferrante, diventata una delle scrittrici più famose in vita grazie alla quadrilogia napoletana, è mai stato messo in discussione? Forse no, ma si sa che il successo ha un suo modo di rovinare le cose».

Il New York Times ha anche pubblicato un bell’estratto del libro. Adam Sternbergh, l’editor che l’ha curato, ha spiegato le difficoltà che ha incontrato comunicando con il team di Elena Ferrante. «Tradizionalmente, nella creazione di questi estratti, lavoriamo abbastanza a stretto contatto con gli autori. In questo caso, l’autore è un anonimo accessibile solo tramite e-mail inviate ai suoi editori in lingua inglese». La questione dell’anonimato di Elena Ferrante, a cui noi italiani siamo ormai abituati (è dalla famosa indagine di Claudio Gatti, e quindi dal 2016, che abbiamo smesso di interrogarci), non smette mai di esaltare chi la legge in un’altra lingua. Alle prese con gli editor del New York Times, Ferrante ha dato prova di essere una scrittrice estremamente meticolosa: a quanto pare ha chiesto che in ogni parte del testo modificata (spesso negli excerpt si eliminano alcune piccole parti per rendere più fluida la lettura) venissero inseriti dei puntini di sospensione. «Una richiesta insolita, che non avevo mai incontrato prima», ha commentato l’editor del New York Times. «Abbiamo comunicato al suo editore che l’inclusione dei puntini di sospensione avrebbe probabilmente confuso i lettori e avrebbe trasformato l’estratto in una serie di pensieri disparati e abbandonati». Fortunatamente alla fine hanno raggiunto un compromesso: inserire un asterisco, insieme a una semplice nota esplicativa, nei punti modificati. 

Riunire qui le ottime recensioni che in questi giorni continuano a spuntare ovunque è impossibile. «La scrittura più intensa sulle esperienze e la vita interiore di una ragazza sul cuspide dell’età adulta che io abbia mai letto», ben rappresenta il tono generale con cui è stato accolto (Isabel Berwick sul Financial Times). «Ferrante è un’ipnotista», ha annunciato Frances Wilson su The Spectator, aggiungendo incantato: «Tutti mentono, soffrono e si comportano in modo spaventoso». Anche Marion Winik esprime la sua ammirazione sul Washington Post: «Come nella quadrilogia napoletana, e in gran parte delle migliori fiction in prima persona, la relazione tra raccontare la propria storia di vita e comprendere se stessi è centrale. Finché è ben raccontata come nella versione di Elena Ferrante, è una storia di cui non ci stancheremo mai».

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