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I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.
David Cronenberg ha tutto pronto per il suo prossimo film, ma non può iniziare a girarlo perché non trova nessuno che lo finanzi Il regista ha già scritto il film tratto dal suo romanzo Consumed, ma non trova i soldi per girarlo. «È molto difficile fare cinema indipendente», dice.
OpenAI ha trovato la soluzione per la pessima reputazione di cui godono i data center: smettere di chiamarli data center L'azienda propone di chiamarli compute campus, rebranding che dovrebbe servire a far passare tutte le ansie e le paure attorno a queste infrastrutture.
C’è una mappa che segnala tutte le band punk, post-punk, shoegaze, screamo, alt-rock, emo attive in Italia, regione per regione, città per città Si chiama Noise Map e l'ha "disegnata" la rivista atonalmgzn: raccoglie 924 band e artisti italiani, è in perenne aggiornamento, chiunque può segnalare la sua band locale preferita e aggiungerla all'elenco.
Un cinema olandese vuole ipnotizzare gli spettatori per fargli rivedere film che hanno già visto come se non li avessero mai visti Il 9 novembre, all’Aia, trenta spettatori verranno ipnotizzati per dimenticare la trama di un film tra Matrix, Se7en, La La Land o Interstellar e rivederlo come fosse la prima volta.
Fare il giudice del Booker Prize è un sport estremo, un mestiere usurante, una missione impossibile Per scegliere i 6 finalisti i giurati devono leggere 163 libri in 7 mesi, praticamente uno al giorno. Per riuscirci ognuno s'inventa un metodo suo, tra diete liquide, notti insonni e gare di velocità.
Né la censura né gli omicidi, Novaya Gazeta l’ha uccisa uno sfratto Dopo quasi 30 anni il giornale di Muratov e Politkovskaja è costretto a lasciare la redazione di vicolo Potapovskij entro il 9 novembre. Senza sede e senza donazioni, l’ultimo grande quotidiano indipendente rimasto in Russia annuncia la chiusura.

L’eterno ritorno di Elena Ferrante

La vita bugiarda degli adulti, da oggi in libreria, è esattamente il romanzo viscerale che ci si aspettava dall'autrice italiana più amata nel mondo.

07 Novembre 2019

Semplificando forse un po’ troppo, il mio professore di italiano del liceo diceva che esistono due tipi di letteratura: la letteratura del riconoscimento e la letteratura della scoperta. La prima è quella che dà forma al lettore, che si sente finalmente compreso e rappresentato, e mentre legge dice: «Ecco! È proprio così! Questo l’ho visto e pensato e vissuto anch’io, finalmente qualcuno l’ha descritto!». La letteratura della scoperta, invece, è quella che disorienta, porta altrove, anzi oltre, costringendo chi legge ad avventurarsi in un territorio inedito. Pur raccontando la realtà, ispira un nuovo modo di pensare, vedere e sentire le cose e invita a osservare la vita da un punto di vista diverso, secondo regole diverse.

Dovendo inserire i libri di Elena Ferrante in una di queste due categorie, sceglierei ovviamente la prima. Sono sicura che la maggior parte dei lettori non italiani li collocherebbe nella seconda. Ma il riconoscersi delle donne – tutte le donne, italiane e non – nei personaggi di Elena Ferrante è sicuramente una parte importante dell’enorme successo dei suoi romanzi. Chissà quante, come me, si ritroveranno nella protagonista di La vita bugiarda degli adulti. Anche se le storie raccontate da Ferrante sono solidamente radicate nella realtà napoletana, il set in cui si svolgono è rigido come una scenografia teatrale. La storia del nuovo libro è ambientata in due quartieri: Il Vomero Alto e la zona industriale, ceto medio contro degrado. Quartieri che fanno da fondale, cartelloni dipinti.

Leggendo questo libro ho pensato a un presepe: sfondi stilizzati, personaggi come statuine, da spostare a seconda della categoria di appartenenza. Buono/cattivo, colto/ignorante, bello/brutto, forte/debole, affascinante/noioso, vergine/troia, ecc. All’inizio della storia, Giovanna, protagonista e voce narrante, considera suo padre, professore universitario di umili origini, un uomo ricco/intelligente/bello/forte. Ma sarà proprio una frase da lui pronunciata, che lei non avrebbe dovuto sentire, ad attivare un lungo processo di riconoscimento della vera natura del padre, che si rivela un misero omuncolo. La frase espressa dal padre rappresenta a sua volta un giudizio: Andrea confida alla moglie la paura che la figlia stia diventando brutta come sua sorella Vittoria, zitella che per sopravvivere fa le pulizie nelle case degli altri, quindi povera/stupida/cattiva/brutta/debole.

Da quando intercetta la frase che compare nell’incipit, Giovanna vuole conoscere Vittoria: il lettore scoprirà che la zia è in realtà una creatura magnetica, una strega dotata di un oggetto magico (un braccialetto ad alto valore simbolico che passerà di polso in polso per tutto il libro) in grado di attivare il processo di disillusione (e quindi abbandono dell’infanzia e approdo all’adolescenza) della protagonista. Per un po’ la statuina di zia Vittoria finisce nell’area delle persone forti e affascinanti e carismatiche, poi passa di nuovo in quella delle persone deboli. Gli altri personaggi subiscono un trattamento simile: la voce narrante della protagonista tenta di giudicarli e attribuire loro un valore, posizionarli, ma la loro collocazione cambia in continuazione. Al tempo stesso Giovanna è ossessionata dal bisogno di capire come si posiziona lei, nella mente e nelle emozioni degli altri (dei genitori, della zia, delle amiche, del ragazzo di cui si innamora). La vita emotiva e mentale dell’adolescente Giovanna si sviluppa seguendo un flusso continuo di giudizi e auto-giudizi. Giudica le persone che la circondano e giudica se stessa, cercando di capire qual è la verità, arrivando con molta sofferenza alla conclusione che la verità non ha importanza. Impara a mentire ai genitori perché capisce che loro le hanno sempre mentito e si sono mentiti a vicenda, ma scopre anche che la falsità può essere una forza, una forma di emancipazione.

Alla fine del libro le categorie si sfaldano, le statuine vagano senza sosta, un po’ sceme e un po’ intelligenti, un po’ buone e un po’ cattive, deformate dalla rabbia e dall’ansia che le ha rese brutte anche se erano bellissime, diventate meschine di proposito nonostante fossero di indole generosa, fuggite nella scintillante Milano per fare carriera ma ancorate da un perverso senso del dovere alle loro deprimenti radici.

Nella rappresentazione teatrale creata da Elena Ferrante non c’è spazio per il mondo contemporaneo: lo spettacolo è ambientato in un’Italia che non c’è più. Al tempo stesso tutto è così schematico e semplificato da assumere il valore di una parabola eternamente valida. I pensieri dell’adolescente Giovanna sono i pensieri di ogni adolescente del passato, del presente e forse anche del futuro: «Mi sentii come se fossi un contenitore di granuli che in modo impercettibile cadevano fuori di me da una fessura minuscola», «com’erano rozzi i maschi, com’erano brutali in ogni parola che dedicavano all’amore. Godevano a umiliarci e a trascinarci per la loro strada di laidezze», «volevo cacciar via me da me come se stessi per vomitarmi».

Come nell’Amica geniale, anche qui i libri, lo studio e la cultura sono ingenuamente considerati gli strumenti di accesso a una vita migliore, a una classe sociale di cui è auspicabile far parte, quella degli intellettuali. A differenza di chi è cresciuto in famiglie colte e benestanti, però, chi raggiunge i picchi dell’élite culturale grazie alle sue sole capacità vive nella paura di essere prima o poi smascherato e ricacciato indietro, nel brutto posto da cui è venuto, insieme ai bifolchi che si ritrova per genitori e parenti. Bifolchi che però è impossibile ripudiare, perché la violenza della loro stupidità e del loro amore resta impressa nel sangue per sempre.

La casa editrice e/o ha obbligato i giornalisti a una lettura notturna e frettolosa del libro, inviando a mezzanotte le password per leggere l’anteprima. Sarà anche per questo che le recensioni comparse sui quotidiani si limitano a riassumere la trama senza azzardare particolari commenti. Il punto è che, in effetti, è difficile convincersi di avere qualcosa di interessante da dire su La vita bugiarda degli adulti. È esattamente il romanzo viscerale, appassionante che ci si aspettava da Elena Ferrante. L’ennesima variazione sul tema di un sistema inaugurato con L’amore molesto 27 anni fa: un meccanismo che non cambia e continua a funzionare. Pagine in cui riconoscersi come in uno specchio e in cui riconoscere l’amatissima penna ferrantiana. Succede a molti autori, è successo anche a Houellebecq: si arriva a un punto in cui l’evoluzione si arresta e i libri sembrano prodotti da un generatore automatico di romanzi di Houellebecq o Elena Ferrante. Eppure, in questo caso, ci ritrova a sperare che non sia finita qui. La vita bugiarda degli adulti si interrompe all’improvviso, abbandonandoci in compagnia della protagonista sedicenne: forse è soltanto il primo capitolo di una nuova serie.

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