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Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi stanno derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
Le prime stime dicono che la devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».

L’eterno ritorno di Elena Ferrante

La vita bugiarda degli adulti, da oggi in libreria, è esattamente il romanzo viscerale che ci si aspettava dall'autrice italiana più amata nel mondo.

07 Novembre 2019

Semplificando forse un po’ troppo, il mio professore di italiano del liceo diceva che esistono due tipi di letteratura: la letteratura del riconoscimento e la letteratura della scoperta. La prima è quella che dà forma al lettore, che si sente finalmente compreso e rappresentato, e mentre legge dice: «Ecco! È proprio così! Questo l’ho visto e pensato e vissuto anch’io, finalmente qualcuno l’ha descritto!». La letteratura della scoperta, invece, è quella che disorienta, porta altrove, anzi oltre, costringendo chi legge ad avventurarsi in un territorio inedito. Pur raccontando la realtà, ispira un nuovo modo di pensare, vedere e sentire le cose e invita a osservare la vita da un punto di vista diverso, secondo regole diverse.

Dovendo inserire i libri di Elena Ferrante in una di queste due categorie, sceglierei ovviamente la prima. Sono sicura che la maggior parte dei lettori non italiani li collocherebbe nella seconda. Ma il riconoscersi delle donne – tutte le donne, italiane e non – nei personaggi di Elena Ferrante è sicuramente una parte importante dell’enorme successo dei suoi romanzi. Chissà quante, come me, si ritroveranno nella protagonista di La vita bugiarda degli adulti. Anche se le storie raccontate da Ferrante sono solidamente radicate nella realtà napoletana, il set in cui si svolgono è rigido come una scenografia teatrale. La storia del nuovo libro è ambientata in due quartieri: Il Vomero Alto e la zona industriale, ceto medio contro degrado. Quartieri che fanno da fondale, cartelloni dipinti.

Leggendo questo libro ho pensato a un presepe: sfondi stilizzati, personaggi come statuine, da spostare a seconda della categoria di appartenenza. Buono/cattivo, colto/ignorante, bello/brutto, forte/debole, affascinante/noioso, vergine/troia, ecc. All’inizio della storia, Giovanna, protagonista e voce narrante, considera suo padre, professore universitario di umili origini, un uomo ricco/intelligente/bello/forte. Ma sarà proprio una frase da lui pronunciata, che lei non avrebbe dovuto sentire, ad attivare un lungo processo di riconoscimento della vera natura del padre, che si rivela un misero omuncolo. La frase espressa dal padre rappresenta a sua volta un giudizio: Andrea confida alla moglie la paura che la figlia stia diventando brutta come sua sorella Vittoria, zitella che per sopravvivere fa le pulizie nelle case degli altri, quindi povera/stupida/cattiva/brutta/debole.

Da quando intercetta la frase che compare nell’incipit, Giovanna vuole conoscere Vittoria: il lettore scoprirà che la zia è in realtà una creatura magnetica, una strega dotata di un oggetto magico (un braccialetto ad alto valore simbolico che passerà di polso in polso per tutto il libro) in grado di attivare il processo di disillusione (e quindi abbandono dell’infanzia e approdo all’adolescenza) della protagonista. Per un po’ la statuina di zia Vittoria finisce nell’area delle persone forti e affascinanti e carismatiche, poi passa di nuovo in quella delle persone deboli. Gli altri personaggi subiscono un trattamento simile: la voce narrante della protagonista tenta di giudicarli e attribuire loro un valore, posizionarli, ma la loro collocazione cambia in continuazione. Al tempo stesso Giovanna è ossessionata dal bisogno di capire come si posiziona lei, nella mente e nelle emozioni degli altri (dei genitori, della zia, delle amiche, del ragazzo di cui si innamora). La vita emotiva e mentale dell’adolescente Giovanna si sviluppa seguendo un flusso continuo di giudizi e auto-giudizi. Giudica le persone che la circondano e giudica se stessa, cercando di capire qual è la verità, arrivando con molta sofferenza alla conclusione che la verità non ha importanza. Impara a mentire ai genitori perché capisce che loro le hanno sempre mentito e si sono mentiti a vicenda, ma scopre anche che la falsità può essere una forza, una forma di emancipazione.

Alla fine del libro le categorie si sfaldano, le statuine vagano senza sosta, un po’ sceme e un po’ intelligenti, un po’ buone e un po’ cattive, deformate dalla rabbia e dall’ansia che le ha rese brutte anche se erano bellissime, diventate meschine di proposito nonostante fossero di indole generosa, fuggite nella scintillante Milano per fare carriera ma ancorate da un perverso senso del dovere alle loro deprimenti radici.

Nella rappresentazione teatrale creata da Elena Ferrante non c’è spazio per il mondo contemporaneo: lo spettacolo è ambientato in un’Italia che non c’è più. Al tempo stesso tutto è così schematico e semplificato da assumere il valore di una parabola eternamente valida. I pensieri dell’adolescente Giovanna sono i pensieri di ogni adolescente del passato, del presente e forse anche del futuro: «Mi sentii come se fossi un contenitore di granuli che in modo impercettibile cadevano fuori di me da una fessura minuscola», «com’erano rozzi i maschi, com’erano brutali in ogni parola che dedicavano all’amore. Godevano a umiliarci e a trascinarci per la loro strada di laidezze», «volevo cacciar via me da me come se stessi per vomitarmi».

Come nell’Amica geniale, anche qui i libri, lo studio e la cultura sono ingenuamente considerati gli strumenti di accesso a una vita migliore, a una classe sociale di cui è auspicabile far parte, quella degli intellettuali. A differenza di chi è cresciuto in famiglie colte e benestanti, però, chi raggiunge i picchi dell’élite culturale grazie alle sue sole capacità vive nella paura di essere prima o poi smascherato e ricacciato indietro, nel brutto posto da cui è venuto, insieme ai bifolchi che si ritrova per genitori e parenti. Bifolchi che però è impossibile ripudiare, perché la violenza della loro stupidità e del loro amore resta impressa nel sangue per sempre.

La casa editrice e/o ha obbligato i giornalisti a una lettura notturna e frettolosa del libro, inviando a mezzanotte le password per leggere l’anteprima. Sarà anche per questo che le recensioni comparse sui quotidiani si limitano a riassumere la trama senza azzardare particolari commenti. Il punto è che, in effetti, è difficile convincersi di avere qualcosa di interessante da dire su La vita bugiarda degli adulti. È esattamente il romanzo viscerale, appassionante che ci si aspettava da Elena Ferrante. L’ennesima variazione sul tema di un sistema inaugurato con L’amore molesto 27 anni fa: un meccanismo che non cambia e continua a funzionare. Pagine in cui riconoscersi come in uno specchio e in cui riconoscere l’amatissima penna ferrantiana. Succede a molti autori, è successo anche a Houellebecq: si arriva a un punto in cui l’evoluzione si arresta e i libri sembrano prodotti da un generatore automatico di romanzi di Houellebecq o Elena Ferrante. Eppure, in questo caso, ci ritrova a sperare che non sia finita qui. La vita bugiarda degli adulti si interrompe all’improvviso, abbandonandoci in compagnia della protagonista sedicenne: forse è soltanto il primo capitolo di una nuova serie.

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