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22:22 venerdì 11 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

È meglio stare in casa

Decine di app ci dicono che stare in casa è meglio di uscire. Ma stare in casa in che modo? Un ragionamento, per punti.

18 Maggio 2016

1.
C’è una tendenza diffusa nel mondo occidentale negli ultimi mesi, che accomuna nuove idee come Screening Room (una proposta di Sean Parker di Napster: il cinema, non la tv, on demand a casa), idee non così nuove come Netflix, idee vecchie ma impacchettate in modo più efficiente come il food delivery “alto”. Questa tendenza, e tutti questi servizi, implicano lo stare a casa. Stare a casa è meglio di non starci? È una domanda scivolosa. Prima di tutto dipende da come ci si sta, a casa.

2.
Un articolo uscito il 12 aprile sul T Magazine del New York Times si intitola: “Is Staying In the New Going Out?”. Fa sorridere il fatto che da mesi esistesse già una pagina Facebook, italiana e ironica, chiamata “Stare in casa is the new uscire”. Non ricordavo di aver messo like alla pagina.

3.
Nei primi giorni di caldo di aprile chiedo a degli amici di organizzare un barbecue all’aperto, in una cascina. Un amico propone di trasferire il barbecue sulla terrazza di casa sua: è più comodo. La casa dell’amico è grande, ha un salone interamente vetrato su un lato, da cui si può accedere alla piccola terrazza, una televisione a schermo piatto appesa alla parete, un coffee table indiano del XIX secolo, una grande libreria, due divani di design (aka: no Ikea) comodi. Dopo la grigliata ci distendiamo sui divani. Finiamo i bicchieri di vino, al riparo dal sole delle quattro del pomeriggio. A turno, cambiamo la musica collegandoci in bluetooth agli speaker Bose.

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4.
Il Salone del Mobile.Milano Trend Lab sta pubblicando, in queste settimane e a puntate, una ricerca intitolata LivingScapes, «Stili di vita e dell’abitare contemporanei». Il report è dedicato al tema della “Cosiness” e alla “Homedulgence”, che secondo una definizione di Wikitionary sarebbe: «Il fenomeno o la pratica di passare il tempo libero in casa anziché fuori». Nella prima puntata del report si legge: «Nella società contemporanea stare e vivere la casa non è una spinta isolazionista ma una scelta dettata da una consapevole ricerca di qualità della vita. Oggi in casa si può fare tutto, dallo shopping alle esperienze culinarie e di intrattenimento, (…) con il valore aggiunto del massimo agio e intimità – che nessun luogo pubblico, pensato come “one size fits all”, riesce a ricreare in pieno».

5.
I punti 2. e 4. Parlano della stessa cosa. Se i punti 1. e 3. sono, come sembra, delle cause e non delle conseguenze, si tratterebbe di capire perché. Non è semplice: c’entra la riduzione della metratura media della casa media? C’entra la democratizzazione del design? C’entra – conseguenza della precedente – il boom di riviste di interior design e architettura? C’entra la diffusione – impensabile 40 anni fa – dell’abitudine di vivere da soli? C’entra un livello di istruzione medio più alto? C’entra la tecnologia?

6.
C’è un magazine in particolare che ha contribuito alla definizione estetica contemporanea del concetto di “cosiness”. Si chiama Kinfolk ed è un trimestrale nato a Portland. Kinfolk si occupa – più con immagini che con parole – di design e moda e food. In un’intervista a Deezen, il fondatore Nathan Williams parla di un magazine concentrato sullo «slow living». Le ispirazioni estetiche sono legate al minimalismo, al design scandinavo e giapponese. In breve tempo (Kinfolk è stato fondato nel 2011) l’estetica del magazine ha influenzato a tal punto quella di centinaia di migliaia di utenti Instagram che per descrivere l’epidemia di muri bianchi, coperte bianche e librerie di betulla è stato creato un termine ad hoc. Il termine è: Kinspiracy. L’estetica della Kinspiracy in realtà si è andata poi allontanando dal semplice design del magazine originale: è fatta di coperte, caffelatte a letto, libri scattati dall’alto, agrumi scattati dall’alto, colazioni scattate dall’alto, oggetti disposti ordinatamente o valigie destrutturate con il contenuto, naturalmente, scattato dall’alto. Chi è senza peccato? Io no. Ricordo un mio post Instagram recente: una cipolla rossa, del peperoncino dolce, un filetto di storione bianco, un limone, un lime, un coltello, il tutto disposto su un tagliere di legno. Scattato dall’alto. Diceva: «Fast ceviche». Perché l’ho fatto? Non lo so.

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7.
Naturalmente c’è un altro magazine che ha fatto della “cosiness” uno dei punti forti della propria linea editoriale, forse più di Kinfolk: Monocle. Il libro, edito da Gestalten, The Monocle Guide to Cosy Homes ne rappresenta il manifesto. Sono 390 pagine di fotografie bellissime di case bellissime in posti bellissimi, divani in cui vorresti passare i pomeriggi, tavoli di marmo su cui cucinare e mangiare, poltrone e caminetti che fanno sperare in una mini era glaciale soltanto per godere del comfort del riparo, balconi e terrazze per crescere ed educare Ficus Elastica come fossero creature. Le prime 14 pagine sono occupate da editoriali o essays che parlano di: il bello delle finestre aperte d’estate; il bello delle scale belle; il bello delle piante; il bello di una buona illuminazione; il bello di una poltrona bella e comoda. Leggendoli – sono brevi, e semplici – è difficile trattenere l’impulso di chiudere il libro e spostare il divano in una posizione nuova, e cercare una nuova cucina su Internet, e progettare una nuova libreria. È stimolo e insoddisfazione. Ma gli stimoli non nascono sempre da insoddisfazioni? E l’insoddisfazione non è una condizione perenne, dove invece la soddisfazione è effimera, temporanea?

8.
Nei momenti in cui la soddisfazione di aver trovato l’equilibrio estetico in una manciata di metri quadri in casa propria trascende la sfera del piacere visivo e si tende verso un sentimento simile all’amore, sono quelli i momenti in cui “uscire” assume una dimensione secondaria. Quando, a dicembre, mi è stato consegnato il nuovo tavolo da pranzo in marmo, ho cenato a casa per giorni e giorni di fila. Poi, tutto è tornato più normale. Continuo ad usarlo con piacere, ne ho decorato un angolo con ciotole di legno e ceramiche marocchine in cui conservare arance, limoni, cipolle e pomodori, rami di rosmarino e salvia. Quando viene sommerso dal disordine lo ripulisco. Quando posso riempire le ciotole con nuova frutta stagionale, nuovi colori, sono leggermente più felice. Le case sono luoghi sentimentali, e ogni loro parte va curata come si curerebbe un affetto.

9.
Non c’è, forse, nulla di più difficile in letteratura quanto la descrizione di un interno, che sappia insieme descrivere ed evocare e incuriosire.

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10.
Quando parliamo di “cosiness” non esiste un’estetica condivisa. Gli stessi Kinfolk e Monocle si presentano, formalmente, in modo molto diverso. Il report del Salone del Mobile.Milano tratteggia, a grandi linee, differenti modalità abitative: una casa terra-cielo a Stromboli, naturalmente, avrà un modo di tradurre l’estetica del comfort lontano da quello di un open space ad Amburgo. Personalmente, ho lottato anni contro me stesso cercando di ottenere dalle mie case un ambiente sgombro e arioso, dalle linee nette e pulite, i mobili lisci dalle superfici indisturbate, le pareti bianche, pochi oggetti lasciati in solitaria a brillare per le loro forme. Ho dovuto rinunciare, e arrendermi alla confusione organizzata e allo horror vacui a cui non riesco a sottrarmi.

11.
A proposito di traduzioni. Le parole intraducibili sono uno degli aspetti più affascinanti della linguistica. Quando penso a un caso di intraducibilità, il primo risultato che la mia mente elabora è lo “shantih” induista, ripetuto per tre volte alla fine della Waste Land di T.S. Eliot, la pace interiore, l’assenza di vibrazioni della mente a disturbare la serenità. C’è uno shantih anche per gli interni, e descrive, più o meno, la sensazione di comfort e rilassatezza che si prova quando ci si sente davvero a casa. È una parola danese: “hygge”.

L’immagini di testata è tratta dalla Monocle Guide to Better Living (Gestalten); le immagini nel testo dalla Monocle Guide to Cosy Homes (Gestalten)
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