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Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.
La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.
I Repubblicani sono riusciti a perdere malissimo le elezioni di metà mandato nonostante i miliardari americani li abbiano finanziati con quasi un miliardo di dollari (444 milioni li ha spesi Elon Musk da solo) Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.
Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.

La leggerezza di Dua Lipa ci fa bene

Il secondo album della popstar anglo-kosovara, Future Nostalgia, oltre a segnare una svolta importante nella sua carriera, è l’ascolto perfetto per alleggerire la quarantena.

06 Aprile 2020

A guardare come si veste, Dua Lipa starebbe bene tra la fine degli anni Novanta e i primissimi Duemila. A sentirla cantare, almeno nel nuovo album Future Nostalgia – uscito ufficialmente lo scorso 27 marzo ma anticipato di qualche giorno dal solito download illegale – sarebbe a suo agio tra la disco anni Settanta-Ottanta, con qualche accenno di funk, un po’ di French Touch anni Novanta, e una voce pop che si può definire senza sbagliare tra le più sexy in circolazione oggi. I singoli che l’hanno anticipato, “Don’t start now”, “Physical” e “Break my heart” sono perfetti esempi di ballabilissime hit estive, di quelle che, senza il virus, rimbomberebbero in radio e sulle spiagge fino a farci venire la nausea. Solo che l’estate ci sembra ormai lontanissima, forse la cancelleremo come Twitter fa con le persone, e così Dua Lipa, popstar danzereccia come se ne vedono ormai poche, è stata costretta dagli eventi a reinventarsi regina della quarantena.

I versi delle sue nuove canzoni sono diventati meme nonché indicazioni su come evitare il Coronavirus per il suo esercito di fan – “Don’t show up!, Don’t come out!”; “I would’ve stayed at home, ‘cause I was doin’ better alone” canta infatti lei – mentre il lancio dell’album, che era stato minuziosamente dilazionato nel tempo (“Don’t start now” è uscita addirittura lo scorso primo novembre) perché così vanno le cose nell’epoca della musica in streaming, alla fine è avvenuto anch’esso su una moltitudine di piattaforme in contemporanea, tra interviste su Face Time, Houseparty di celebrazione e dirette YouTube che approdano poi nelle stories di Instagram. Sarebbe successo comunque, direte voi, ché appunto è così che oggi consumiamo i prodotti musicali, ma il fatto che a Future Nostalgia sia stata negata la parte puramente performativa, quella delle ospitate televisive e dei festival che avrebbero dovuto inaugurare la bella stagione, è una cosa di cui tener conto. Tanto più se si considera che i tour sono oggi la vera fonte di guadagno per gli artisti e il fatto che Lipa è tornata con un’esibizione – quella agli Mtv European Music Awards 2019 – in cui dava un metaforico calcio a chi l’aveva presa in giro (e cioè massacrata sui social, come usa oggi) definendola, in sostanza, una figa di legno. Ha infatti imparato a ballare e a muoversi sul palco con più disinvoltura rispetto al tour del suo album omonimo, uscito nel 2017, che l’ha portata su tutti i grandi palchi internazionali. È ancora acerba – certo non è Beyoncé, deve esserlo? – ma è un po’ più difficile sfotterla, adesso.

Se i singoli che l’hanno resa popolare – soprattutto “New Rules”, “One Kiss” e “IDGAF” – spesso avevano la mano pesante di altri, con Future Nostalgia la cantante britannica si è presa la sua rivincita ed è riuscita a ricamare un album perfetto nella sua brevità (11 tracce per 38 minuti, tutte «pensate per non essere skippate», ha detto al Guardian) in cui ha potuto rivendicare la sua scrittura e la sua visione creativa, seppure a fronte di un gruppo di collaboratori tutt’altro che esiguo, tra i quali spicca soprattutto Stuart Price, il producer di Confession on a dance floor di Madonna e Aphrodite di Kylie Minogue (grossi riferimenti per Dua Lipa), e che ha anche lavorato al suono di band come i Killers, i New Order e i Pet Shop Boys. La retro-nostalgia-futuristica che dà il nome all’album è un insieme calibrato di molte cose che, come scrive Vulture, «sono mescolate e accoppiate insieme così da formare un collage nuovo, agile e postmoderno»: in “Physical” c’è un po’ di Olivia Newton-John e un po’ di Patti Labelle, in “Break my heart” c’è il sample di “I Need You Tonight” degli INXS e così via, da Lily Allen fino ai riferimenti, oscuri e letterali allo stesso tempo se si considera il suo pubblico di riferimento, all’architettura “organica” di John Lautner.

Di come questo album rispecchi una nuovo stadio di confidenza e sicurezza di sé nella sua carriera, Dua Lipa ne ha parlato sin da subito, sia nel suo discorso a Cambridge di novembre 2019, dove è stata invitata a parlare del ruolo delle donne nell’industria musicale, che in radio da Zane Lowe, raccontando come le vicende della sua famiglia l’abbiano spinta sin da subito verso un’intraprendenza che oggi le fa cantare “I know you ain’t used to a female alpha”. Classe 1995, è nata a Londra da genitori kosovari e all’età di 10 anni ha compiuto con la sua famiglia il viaggio di migrazione al contrario, tornando a Pristina. A 15, però, è voluta tornare a Londra, per diventare una popstar: dopo aver disseminato i suoi demo a ogni produttore musicale della città, ha firmato un contratto prima con il management di Lana Del Rey e poi con la Warner. Il singolo che l’ha fatta definitivamente decollare è stato “New Rules”, con il cui video è diventata la più giovane donna a raggiungere il record di 1 miliardo di visualizzazioni su YouTube (ora sono più di 2). Nel 2017 è stata l’artista donna più ascoltata al mondo e nel 2019 ha vinto, tra gli altri premi, il Grammy come Miglior artista esordiente e come Miglior canzone dance per “Electricity”.

Tuttavia, nell’epoca di Billie Eilish e Lizzo, il rischio di sembrare un avatar di un altro decennio c’era tutto: Dua Lipa è bella in modo molto tradizionale e non è sfuggita all’accusa di riproporre il solito schema della popstar iper sessualizzata. La figlia di due immigrati che cantava le Destiny’s Child nella sua cameretta, però, non poteva lasciarsi scoraggiare e, oltre a rivendicare con orgoglio la sua parte albanese con tanto di festival, il Sunny Hill, a Pristina, è sempre più chiara quando deve prendere posizioni politiche. Fervente sostenitrice del Labour (non tanto di Jeremy Corbyn) e di Bernie Sanders, la cosa della “female alpha” l’ha presa molto sul serio ma più che l’attivismo da Instagram, a renderla interessante è il modo in cui scrive di sesso in canzoni come “Good in bed”, un modo liberatorio, reciproco, celebrativo, o quando canta delle ragazze che crescono troppo in fretta in “Boys will be boys”, la sua quasi-ballata più riuscita. Con Future Nostalgia, Dua Lipa vuole dimostrarci che è tutto meno che una meteora. E sembra esserci riuscita.

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