Hype ↓
01:17 giovedì 10 settembre 2026
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Per la prima volta un’AI ha progettato virus mai esistiti in natura e perfettamente replicabili in laboratorio Una scoperta potenzialmente molto utile per la medicina ma con dei lati inquietanti, per via delle possibili applicazioni dei virus come armi biologiche.
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.
Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.

Diversamente etero

Un bacio sul Grande Fratello è stato il primo lesbian drama della TV italiana. Ne è nata una comunità di fan e adesso pure un documentario dedicato.

11 Marzo 2013

Sul quotidiano L’Avvenire, pochi giorni fa, appariva un articolo dal titolo Autrici lesbiche in cattedra. Il pezzo criticava duramente Piccolo Uovo, una favola scritta da una donna omosessuale e ispirata alla sua esperienza di madre, da cui ora è stato tratto uno spettacolo teatrale per bambini. Nella polemica venivano infilati una serie di libri dedicati alle famiglie con uno o più genitori gay, pubblicati in Italia negli ultimi anni, tutti sintomi della stessa malattia morale.

E questo è il contenuto dell’articolo. Per capirlo ci ho messo mezz’ora pulita. Prima non riuscivo a staccarmi dal titolo. Autrici lesbiche in cattedra. Suona bene, no? Come posso dire. Intrigante. Un nome plausibilissimo, per un filmino su YouPorn. In effetti son quasi sicura di averlo visto.

Le lesbiche. Un oggetto ammiccante, ma leggermente funereo. Misterioso, magari, ma sempre sporco.

O sono io che trovo premesse per barzellette sconce ovunque, perché quasi due anni di questa rubrica hanno lasciato tracce indelebili, oppure è il segno che qualsiasi discorso generalista riguardi omo- e bisessualità femminile, nel nostro paese, non può essere davvero separato dal tono morboso con cui ci viene servito in tavola, e che quel tono, per me, si riassume alla perfezione nell’uso dell’aggettivo sostantivato plurale; le lesbiche. Un oggetto ammiccante, ma leggermente funereo. Misterioso, magari, ma sempre sporco.

La situazione italiana è raccontata in modo piuttosto efficace dal documentario Diversamente etero. Il punto di partenza, lì, è il rapporto nato tra due concorrenti alla decima edizione del Grande FratelloSarah NileVeronica Ciardi, che si erano baciate in favore in telecamera durante la notte di Capodanno. Nella questione Nile/Ciardi la maggioranza degli spettatori vedeva una relazione incerta (e via via più drammatica) tra due donne giovani e carine a cui, prima, piacevano solo gli uomini: loro dicevano «quel bacio era uno scherzo», però poi dicevano «non possiamo più vivere senza stare insieme», e a noi veniva chiesto di interpretare la cosa. Tra Sarah e Veronica c’è vera attrazione, oppure è solo amicizia? O magari è tutta una sceneggiata? (Ancora un po’ e potevamo farle agire a comando tramite SMS.) Insomma, la linea narrativa scelta dagli autori del programma era quella delle «lesbiche da seconda serata», già ben presente al pubblico grazie a un milione di lesbian kiss episodes transitati sugli schermi televisivi, dove, appunto, ci si bacia a Capodanno, per compiacere un uomo di passaggio, o perché una delle due donne è talmente bella da trasportare l’altra verso il lato oscuro. (Dico «lesbiche da seconda serata» per farmi capire: avrei voluto dire Cinemax Lesbians, oppure Nineties Lesbians, usando la definizione di Brad Jones, critico cinematografico e figlio di madre gay.) In realtà chi del Grande Fratello si guardava anche la diretta, trasmessa 24 ore al giorno sul digitale, notava subito tutt’altra dinamica tra Nile e Ciardi; erano arrivate nella casa del GF bisessuali, tutte e due, si erano piaciute, si consideravano una coppia e tanto dicevano agli altri partecipanti, senza giri di parole. La differenza fu portata alla luce da un canale YouTube che riproponeva frammenti della diretta. La notizia fece il giro del mondo, dopo essere rimbalzata sul portale AfterEllen, e così «Sarah e Veronica» diventarono un simbolo. Di più. Una storia. Intanto, però, chi guardava Canale 5 di quella storia continuava a vedere quasi solo i momenti dolorosi. Pianti, crisi e confessioni, per un rapporto che le protagoniste chiamavano «Il Sogno», «qualcosa che non può essere».

In breve: Nile e Ciardi sono state il primo, e unico, lesbian drama della TV italiana. O, se preferite, il Brittana di casa nostra. Separazione compresa.

Ora, Diversamente etero segue l’impatto di questa reality-telenovela sul pubblico femminile, mostrandoci la tenacia con cui un sorprendente numero di donne diventarono fan della coppia. Molte di loro erano gay, e in Sarah e/o Veronica ritrovavano una parte di sé, grande o piccola; molte erano eterosessuali, conquistate dall’intensità di un affetto che consideravano «autentico» e «genuino». Alla fine si era creato un clima per cui era facile attaccarsi in modo anche eccessivo alle sorti di Nile e Ciardi, pretendere da loro fedeltà e convinzione nel portare avanti una relazione dopo il Grande Fratello, fino alla morte e nella prossima vita. Ma un ruolo cruciale lo giocava l’assenza di altri modelli, sia in termini di rappresentazione sia in termini, passatemela, di «lesbiche italiane famose»: zero coming out, un mare di pettegolezzi intorno ad alcune personalità del mondo delle spettacolo, sempre le stesse quattro, a volte declinate nelle modalità del blind item, a volte affidate a un «ma certo, lo sanno tutti che quella…». Nel secondo caso, di solito, seguono dettagli grotteschi sulle perversioni di cui «quella» è portatrice. Roba da leggenda metropolitana.

Prima le t.A.T.u., poi Madonna che bacia Britney Spears, poi le soap opera come Grey’s Anatomy e i telefilm per adolescenti come Skins, sempre contestati dal Moige e dai guardiani morali.

Sono abbastanza vecchia da ricordare gli anni ’90, dove le lesbiche erano patrimonio quasi esclusivo dei film d’arte (che anche allora nel nostro paese avevano una circolazione minima, giusto per non iper-valutare il passato di nessuno), e le ragazze che volessero affrontare l’argomento in famiglia si aggrappavano a un video delle popstar russe t.A.T.u.. Non importava che loro due fingessero: se non c’è nulla di reale intorno a noi, diventano “vere” le storie più o meno felici ospitate in prodotti di finzione. Prima le t.A.T.u., poi Madonna che bacia Britney Spears, poi le soap opera come Grey’s Anatomy e i telefilm per adolescenti come Skins, sempre contestati dal Moige e dai guardiani morali. E in Italia, di storie, cosa abbiamo avuto a parte Sarah e Veronica? Dopo sforzi sovrumani, mi è venuta in mente la sorella di Pieraccioni nel Ciclone, e il tenente Flavia Ayroldi in R.I.S.. Col risultato che mia madre ha soltanto l’imbarazzo della scelta, quando si tratta di andare a vedere film comici, drammatici o romantici sull’urgente tema dell’omosessualità maschile, ed è pronta a dire che i pregiudizi fanno tanto male a questi tesorucci di ragazzi, però poi, le lesbiche, lei rischia sempre di viverle come creature irrisolte, immature, inchiodate alle lacrime amare di Petra von Kant.

Certo, il creatore di un prodotto di finzione non dovrebbe avere la responsabilità di introdurre «le minoranze» nel proprio testo; dovrebbe solo preoccuparsi di fare un buon lavoro, e di prendere le decisioni più adatte alla storia che sta scrivendo. E’ vero. Intanto, però, prendiamo atto del vuoto che circonda una donna omo- o bisessuale nel nostro paese. Del fatto che il titolo Autrici lesbiche in cattedra non solo ha diritto di cittadinanza su un quotidiano a tiratura nazionale, ma è la punta alta di una polemica contro le lesbiche, colpevoli, in quell’ottica, di voler spiegare vita, famiglia e maternità alle donne normali. Chiedere di poter essere in scena anche loro, di avere una visibilità, per quanto limitata, per quanto occasionale, è interpretato come il primo passo nel Grande Progetto Le Lesbiche: il reclutamento di massa. Come se stessero tutte quante ad aspettare te, tra l’altro.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.