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Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.

L’arte di Diego Marcon è fatta con la stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi

Ultima settimana per andare a vedere la mostra a cura di Fondazione Trussardi, una collezione di video al tempo stesso malinconici e inquietanti che si accorda perfettamente con gli spazi del Teatro Gerolamo di Milano.

di Studio
27 Giugno 2023

«Dio come son stanco / Mi sento proprio giù / Vorrei tirar le cuoia / E non pensarci più», canta il protagonista di “Ludwig” (2018), dando voce a un desiderio che prima o poi balena nella mente di tutti. Il protagonista del video, un bambino biondo realizzato in Cgi, è immerso nel buio, illuminato soltanto dalla luce di un fiammifero che tiene in mano, il suo corpo è fermo ma dondola moltissimo, come se fosse su una nave finita nel mezzo di una tempesta, i movimenti improvvisi dell’inquadratura fanno venire il mal di mare e presagire la minaccia di un naufragio (notare i colori del colletto e del maglione del bambino: giallo e azzurro, come l’Europa). La colonna sonora del video, scritta da Diego Marcon e composta da Federico Chiari, è suonata al pianoforte da Marco De Gaspari e interpretata da un bambino del Coro Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala. Proprio quando il Lied sembra sollevarsi con un «eppur», il bambino biondo s’interrompe con un improvviso «ahi»: il fiammifero che teneva in mano e che gli illuminava il viso si spegne e lui sparisce, inghiottito dall’oscurità. 

Difficile immaginare un posto migliore dove guardare i video di Diego Marcon del Teatro Gerolamo, un teatro per marionette detto anche “la piccola Scala” per le sue dimensioni in miniatura e i dettagli pregiati disegnati nell’Ottocento da Giuseppe Mengoni, lo stesso architetto della Galleria Vittorio Emanuele, il luogo dove è iniziato il percorso della Fondazione Nicola Trussardi 20 anni fa (con “Shortcut”, l’istallazione di Elmgreen & Dragset del 2003 che metteva in scena la miracolosa emersione, dal pavimento della Galleria, di una Fiat Uno che trainava una roulotte). Reso famoso dagli spettacoli di burattini dei fratelli Colla, riscoperto nel dopoguerra da Paolo Grassi e rilanciato negli anni Settanta, il Teatro Gerolamo conserva ricordi di atmosfere incantate che si rispecchiano perfettamente nelle opere in mostra.

Nel corso degli anni il museo mobile di Fondazione Nicola Trussardi ci ha fatto riscoprire strade, piazze, spazi dimenticati e luoghi simbolici di Milano, occupandoli temporaneamente con le opere di alcuni dei più importanti artisti contemporanei. Dal 2003 la Fondazione ha prodotto opere d’arte pubblica e mostre temporanee di artisti tra cui Maurizio Cattelan, Martin Creed, Tacita Dean, Elmgreen & Dragset, Urs Fischer, Fischli e Weiss, Paul McCarthy, Pipilotti Rist e Anri Sala. Per festeggiare i suoi primi 20 anni di attività, Fondazione Trussardi ha scelto un artista italiano, Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985). Prima mostra istituzionale antologica dell’artista, inaugurata il 5 giugno al Teatro Girolamo di Milano, Dramoletti, a cura di Massimiliano Gioni, finisce questo venerdì: se non siete ancora andati a vederla vi consigliamo di rimediare.

Diego Marcon, Il Malatino, 2017, courtesy l’Artista and e Sadie Coles HQ, London

In mostra ci sono anche dei disegni (la serie “bozzetti di letti vuoti”) ma la maggior parte dei visitatori resta ipnotizzata davanti ai video, tutti popolati da esseri umani-non-umani: pupazzi, bambini in Cgi o disegnati, maschere, bambole, figure che rimandano al tempo stesso all’immaginario dell’infanzia e alle atmosfere horror. Individui che rappresentano e sintetizzano quello che siamo, intrappolati in azioni angoscianti che si ripetono all’infinito, come dei carillon stregati o degli incubi in versione cartone animato. Il malatino, ad esempio, è una breve animazione in cui un bambino febbricitante respira a fatica nel letto. Il titolo e il viso emaciato del protagonista ricordano un personaggio da letteratura vittoriana, ma nel 2023 il video del 2017 appare come un’oscura profezia della pandemia. The Parents’ Room (2021), presentato all’ultima Biennale di Venezia curata da Cecilia Alemani, è un dramma nel quale gli attori indossano delle maschere modellate sulle loro sembianze, rese mostruose dall’assenza di espressione e dalla composizione ruvida e dettagliata della pelle, ma soprattutto dalla storia che cantano e che permette a chi ascolta di capire cos’è successo. Paralizzato di fronte a quella che si scopre essere una strage (il padre ha appena ucciso tutta la famiglia), l’osservatore non può fare a meno di fermarsi e riguardare il video in loop, sconvolto dalla mescolanza di orrore e poesia.

Diego Marcon, The Parents’ Room, 2021, courtesy l’artista e Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli

Per il 2023 Diego Marcon ha in preparazione altre due mostre personali: Have You Checked the Children, dal 27 ottobre 2023 al 21 gennaio 2024 alla Kunsthalle di Basilea, e Glassa, dal 30 settembre 2023 al 4 febbraio 2024 al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

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