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16:38 venerdì 9 ottobre 2026
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.

Com’è bello guardare la poesia in tv

Il documentario su Dario Bellezza, il "Rimbaud di Monteverde", su Sky Arte dal 29 giugno, è un'altra conferma del sorprendente ritorno della passione per poeti e poetesse.

26 Giugno 2024

Michele Mari, importante romanziere contemporaneo, è sempre rimasto uno di quei nobili casi di scrittori letti e commentati da scrittori (il paese dei lettori forti si divide in nonne borghesi, prof delle medie e gente dell’editoria, di cui fan parte gli scrittori). O comunque, nonostante un libro altissimo come Leggenda privata, Michele Mari non è mai stato, come spesso capita a scrittori del suo rango, un bestsellerista. Ma lo è in qualche modo diventato quando ha scritto un libro di poesie, nella collana Bianca di Einaudi (super instagrammabile, disegnata da Bruno Munari nel ‘64). Per un caso assurdo, Le cento poesie d’amore a Ladyhawke, uscite nel 2007, sono diventate il libro più celebre dello scrittore. Il suo primo libro di poesie, testi nati per una corrispondenza privata, mai concepiti come prodotti per il pubblico, versi che vengono citati ai matrimoni – e non da coppie che si sono conosciute alla Holden – o postati sui social, ancora oggi condivise su TikTok. Quando Mari ha letto al festivaLino le sue poesie l’anno scorso, c’erano decine di ragazzine in assetto da concerto di Harry Styles che pendevano dalle sue labbra.

Il caso Mari, forse è isolato, o forse ci dice che la poesia in qualche modo sta tornando, forse perché è perfetta per la nostra epoca. Questo mese da Verso, avamposto milanese dello Zeitgeist letterario, si è tenuta una serata in cui sono state lette poesie di Patrizia Cavalli. Al Macro è anche in corso una mostra con le foto della sua casa e una selezione di manoscritti. Su Cavalli di recente è uscito anche un bel documentario, molto intimo, dove la poetessa di Todi scomparsa nel 2022 parla di amore e di poker e di Elsa Morante con un candore commovente e beffardo. Il 29 giugno, su Sky Arte alle 21:15, arriva un altro documentario, questa volta su Dario Bellezza, il “Rimbaud di Monteverde”. Romanissimo, allievo di Pasolini, elitario e rappresentante di una Roma gay e letteraria che non c’è più, Bellezza è morto di Aids nel ’96.

Il doc, Bellezza, addio, diretto da Carmen Giardina e Massimiliano Palmese, fa parlare chi l’ha conosciuto, creando quindi un’atmosfera celebrativa in memoriam, e ha il pregio di tirare fuori vecchie clip del secondo Novecento. «C’erano i matti veri all’ora, uscivi per Roma e incontravi Pasolini, Bellezza, Moravia, Arbasino, di passaggio magari Gadda e Parise, per la miseria!», dice Barbara Alberti fumando una sigaretta elettronica.

C’è l’ormai celebrato festival di Castelporziano – raccontato anche da Emanuele Trevi in Sogni e favole – con una giovanissima Dacia Maraini, con Maria Luisa Spaziani, e volgari hippy che si denudano sul palco. Bellezza che grida: «siete dei fascisti», perché, come dice Franco Cordelli, lui era un uomo del Novecento. E quindi non era vera, per lui, quella frase che appiccicano oggi gli hipster sui muri di Roma: «il poeta sei tu che leggi». No, il poeta è chi scrive poesia, chi dedica tutta la vita. E infatti in tv, col suo cappello da pescatore o con il fazzoletto rosso al collo, Bellezza dava della puttana ad Aldo Busi perché vendeva i suoi libri. E forse la nostalgia che ci tocca oggi, più che quella di incontrare i mostri della letteratura a Piazza del Popolo, ha a che fare con il vedere la possibilità che esista un’epoca preconsumista, dove vendere era cafone, o al massimo un effetto involontario. Oggi l’editoria è spesso una fabbrica in cui si cercano di trasformare i follower in lettori. Alberti chiama quel periodo in cui scriveva Bellezza: «l’ultimo tempo della libertà, prima di diventare tutti consumatori», quando ancora ci si consumava sì, «ma con l’eccesso, con la passione». Nostalgia «per il potersi ribellare».

La poesia è morta quando è morto Pasolini, dice Renzo Paris. La poesia «come sale della terra non c’è più stata dopo il ‘75». Oggi cosa sia la poesia è inutile chiederselo come era inutile chiederselo al tempo di Shakespeare o di Giovanni Giudici, ma se è vero che esiste questo trend, questa timida reinassance della rima e del verso, si deve anche alla figura del poeta come essere inadatto al capitalismo contemporaneo. Basta ascoltare Cavalli che fa un elogio del perdere tempo.

Come fossero ciabattini, lattai o lampionai, mestieri di una volta che non hanno retto al progresso, i poeti forse tornano come animali estinti, ancora più outsider di quanto non lo fossero in vita. Per anni hanno dovuto fare i bohèmien e attendere la legge Bacchelli oppure fare altro – uno come Franco Fortini, ad esempio, scriveva (bellissime) pubblicità per la Olivetti – e raramente hanno potuto sopravvivere solo di parole. «Il pubblico della poesia sono i poeti stessi», rincara Cordelli.

A Malpensa è stata appena inaugurata una “Vip lounge” dedicata ad Alda Merini, paradosso simile alla centrale a carbone di La Spezia dedicata a Eugenio Montale. Ma non sono le uniche storture prodotte da quest’epoca, ci sono anche Guido Catalano, Francesco Sole e simili, per non parlare degli Insta-poet e delle figlie di Rupi Kapur che inquinano i feed (in attesa dell’AI). Ma forse possiamo spiegare la fioritura di questa materia tendenzialmente da liceali, da innamorati, da sognatori, come freno al doomscrolling. Oppure perché la poesia ben si adatta all’era della distrazione: brevità, sei righe da leggere ad alta voce, come la durata di un reel.

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