Attualità | Coronavirus

Stato confusionale

La seconda ondata della pandemia sta investendo l’Europa in piena faccia e ora sembriamo quasi tutti uniti nel non capirci niente.

di Silvia Schirinzi

Una folla di persone si è riunita per assistere a una sessione di surf a Nazare, dove il 29 ottobre 2020 era prevista un'onda gigantesca (Foto di Carlos Costa / AFP via Getty Images)

Mentre i casi giornalieri continuano ad aumentare, ognuno di noi è alle prese con la propria, sempre più intima, elaborazione di questa seconda ondata della pandemia. Il bollettino delle 18:00 si è disciolto in una serie di numeri randomici che interrompono le chat di lavoro e quelle personali, come un 14.000 sparato nel bel mezzo di un discorso di redazione su Slack la settimana scorsa, “Cosa 14.000?”, “Oggi”, “Ah ok”, “Minchia”. C’è giusto qualche secondo di spaesamento, poi ci si risveglia subito, come non farlo. Nei giorni seguenti quei numeri hanno continuato a rimbalzare nelle conversazioni – “Ma ieri erano 21.000?”, “Se superiamo 2.300 è lockdown”, “2.300 di cosa?”, “I posti in terapia intensiva”, “I morti sono come a marzo”, “200 al giorno”, “L’indice è di 0,4%”, “Quale indice?”, “Macron dice 400.000”. Ormai fatichiamo a starci dietro, ai benedetti numeri, ci mettono di cattivo umore, ci feriscono come fossero delle offese personali, provocano reazioni che non sono né adulte né razionali, lasciandoci in un perenne stato confusionale. Eppure l’abbiamo già vissuto, “Sembra il 6 marzo”, “No, il 21 febbraio”, ma questa volta è diverso, non c’è lo stupore e l’horror vacui di una situazione inedita, c’è anzi una sorta di consapevolezza di quello che inevitabilmente sarà, tra una settimana o due.

Le nostre vite sono tornate a stopparsi, il lavoro, la spesa, i partner, la solitudine, i figli, gli angoli di sfogo, la privacy, i programmi, i soldi, le prospettive, la corsa al parco, le aspettative, tutto è tornato prepotentemente a rimbalzarci addosso e non sono pochi quelli che hanno rinunciato a mettere dei punti, dei paletti, dei contorni. La seconda ondata della pandemia sta investendo l’Europa in piena faccia e ora sembriamo quasi tutti uniti nel non capirci niente, che casino in Francia, che casino in Belgio, come ha raccontato Carole Lyon su Studio questa settimana, il Regno Unito vabbè, persino la Germania non se la passa benissimo, la Spagna ne ha approfittato per introdurre la patrimoniale, noi italiani litighiamo per gli hashtag, almeno sui social perché nel resto del Paese a chi importa, ieri su Twitter era tornato in tendenza #MilanoNonSiFerma a scopo ironico, qualcuno ha scritto “Dai lasciateci in pace, qua sono sette mesi che soffriamo”.

Intanto Taiwan celebra i suoi 200 giorni senza virus, in Cina fanno i festival, in Corea del Sud non permetteranno i festeggiamenti di Halloween perché sono intelligenti e vogliono rimanere tali, eh ma quelli sono confuciani, che la mano invisibile e lo scetticismo abbiano fatto più danni della mancanza di piani pandemici e sanità pubblica? Chi può dirlo. Il tempo delle giornate si è ridotto, come la luce naturale, c’è chi sta già facendo scorte, chi vorrebbe solo poter farsi una passeggiata con il Tinder di turno, di sera, senza coprifuoco, senza mascherina. Invece siamo qua, rimbambiti dai numeri, e non uno che ci abbia spiegato per bene come funzionano i modelli statistici.

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