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A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.
Un videogioco in cui si gioca a nascondino ha venduto tre milioni di copie in appena una settimana Si intitola Meccha Chameleon e, oltre ad aver venduto tre milioni di copie, è diventato popolarissimo anche su TikTok, Twitch e YouTube.
Ormai gli affitti a New York sono così alti che diverse donne, pur di non lasciare la città, stanno andando a vivere in convento con le suore D'altronde, in una città in cui l'affitto medio è di 3600 dollari, se non ci si affida alla Divina Provvidenza è difficile davvero sopravvivere.
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i “siti dopaminici”, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.

Come la Britannia è diventata uncool

La musica più ascoltata in Uk non ha rappresentanza politica: i laburisti si sono rintanati nel rap, il resto rimpiange la Cool Britannia.

26 Febbraio 2019

È l’era della paura. O forse della nostalgia. O più probabilmente della nostalgia dei tempi passati per paura di quelli futuri. È la chiave della retorica populista e sovranista. Ma non soltanto di quella. Perché c’è nostalgia anche tra i cosiddetti moderati. «Un motore alimentato soltanto dalla nostalgia o dalla rabbia prima o poi si inceppa», ha raccontato qualche mese fa in un’intervista al Foglio Alastair Campbell, l’ex spin doctor di Tony Blair. «Questi sentimenti non sono un carburante che dura nel tempo, tutti noi abbiamo bisogno di un sogno per domani». Ce l’aveva con la deriva radicale e secondo lui senza visione proattiva per il futuro del Partito laburista sotto la leadership di Jeremy Corbyn. Se a destra ancora si ragiona con gli schemi di Margaret Thatcher, che dal numero 10 di Downing Street uscì nel 1990, a sinistra il salto all’indietro è stato ancora più ampio, verso gli anni Sessanta-Settanta. «Come si può avere una visione se si è impantanati nella nostalgia?», chiede Campbell, oggi al fianco di quel gruppetto di deputati laburisti nostalgici dei tempi blairiani che ha deciso di lasciare il partito per incompatibilità con il leader e fondare la formazione centrista ed europeista The Independent Group.

“Things can only get better” (“Le cose non possono che andare meglio”), il singolo della band nordirlandese D:Ream che fece da colonna sonora alla campagna elettorale trionfale di Blair nel 1997, è soltanto un ricordo. Come lo sono la Cool Britannia, il Britpop con le Spice Girls, gli Oasis (che pure loro hanno litigato), i Blur (quelli di «Woo Hoo», in realtà “Song 2”, la canzone del videogioco FIFA 98), gli stilisti britannici che dominavano le passerelle e, sì, pure l’ottimismo di quei tempi cancellato dalla violenza del dibattito pubblico sulla Brexit. Ma non soltanto sulla Brexit.

The Independent Group ci sta riprovando ma l’operazione è complicata, perché l’aggettivo «blairiano» ai tempi di Corbyn è visto come un pesante insulto. Non resta loro che una strada: quella della visione. Ma quale visione se mancano riferimenti culturali? Abbiamo fatto gli esempi di “Things can only get better” e della Cool Britannia. Ecco, oggi la musica più ascoltata nel Regno Unito non sembra avere un peso nella politica. Non ce l’hanno Dua Lipa, Calvin Harris, The 1975, Drake e Pink, tutti trionfatori dei recenti Brit Awards 2019. L’unico un po’ impegnato è Ed Sheeran, vincitore del Global Success Award all’evento dell’O2 Arena. A fine 2017 spiegò in un’intervista al Sunday Times la sua scelta di lasciare la politica fuori dalla sua musica ma spese anche belle parole per Corbyn, il politico «che si preoccupa per gli altri».

Dua Lipa ai BRIT Awards del 2019, il 20 febbraio 2019 a Londra (foto di Daniel Leal-Olivas/Afp/Getty Images)

Sembrava quello, l’autunno delle conferenze di partito del 2017, il periodo del nuovo rapporto tra politica e musica. E invece è saltato tutto. Da una parte, il laburista Jeremy Corbyn non è stato in grado di capitalizzare e rendere mainstream il sostegno ricevuto, a suon di video sui social network, durante le elezioni del giugno di quell’anno dalla scena rap e soprattutto da quella grime (l’ultimo prodotto della cultura urban di Londra). Fu fondamentale per portare i giovani alle urne e l’allora sessantottenne Corbyn a tenere un appassionato discorso, poche settimane dopo il voto, al festival di Glastonbury.

Dall’altra parte, invece, il Partito conservatore ha dovuto fare i conti con le proteste di pesi massimi come Calvin Harris e Florence Welch, quella dei Florence and the Machine. Durante la conferenza dell’ottobre 2017, infatti, i Tories fecero irritare i due perché tra le colonne sonore dell’evento scelsero “You’ve got the love” dei Florence and the Machine e “This is what you came for” di Calvin Harris e Rihanna. I partiti britannici possono utilizzare le canzoni che vogliono senza la necessità di ottenere un permesso dagli autori in quanto i centri che ospitano le conferenza sono spazi pubblici. Ovviamente, agli artisti vengono riconosciuti i diritti d’autore. Ma questo non è bastato a Calvin Harris e Florence Welch che, come fecero Adele, i Rem e gli Aerosmith nei confronti di Donald Trump, hanno sentito l’obbligo di dissociarsi dall’utilizzo della loro musica fatto dalla destra.

Florence Welch dei Florence and the Machine il 9 dicembre 2018 a Inglewood, California. (foto di Emma McIntyre/Getty Images for KROQ/Entercom)

E la situazione a destra è ancora più preoccupante se si pensa a quelli che il premier Theresa May nel 2014, quando era la donna di ferro alla guida del ministro dell’Interno del governo di David Cameron, scelse gli album da portare su un’isola deserta. Raccontandosi a Bbc Radio 4 indicò “Walk like a man”, della produzione di Broadway dei Jersey Boys, l’inno eucaristico di San Tommaso d’Aquino “Pange lingua” e tra un Edward Elgar e un Wolfgang Amadeus Mozart, “Dancing Queen” degli Abba, sulle cui note si è presentata ballando al congresso di ottobre in una stagione congressuale, quella del 2018, povera di contenuti.

Allora fu sbeffeggiata per la sua danza un po’ robotica (è da diverso tempo che il settimanale conservatore per eccellenza, lo Spectator, l’ha soprannominata Maybot, per la freddezza e la troppa facilità a resettarsi dopo le sconfitte). Certo, che la musica sia più vicina alla sinistra non è una novità. Ma se il Partito laburista di Jeremy Corbyn è riuscito almeno a conquistare i giovani a suon di rap, i conservatori sembrano lontanissimi dai tempi in cui l’allora premier David Cameron, era il 2012, confessava al Sunday Telegraph di ascoltare Lana Del Rey ma anche Bruno Mars e Katy Perry per via dei figli che avevano iniziato a «infestare» il suo iPod, prima fatto di Radiohead e Pink Floyd.

Con i laburisti rintanatisi nel rap, i conservatori rimasti indietro (e dire che uno dei punti centrali nell’agenda di Theresa May da premier è dare speranza agli ultimi, ai dimenticati, a chi è rimasto indietro nella globalizzazione), in mezzo, in quel centro che vorrebbe rappresentare il 48% dei britannici che nel 2016 votò Remain nel referendum che diede il via libera alla Brexit, c’è soltanto nostalgia e nessun riferimento culturale. E il motore, se fatto solo di nostalgia o rabbia per un voto finito diversamente da ciò che ci si augurava, si inceppa.

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