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22:35 lunedì 24 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

Come OWS ha speso 700.000 dollari in 6 mesi

14 Marzo 2012

Sì, è da un po’ che non si parla più di Zuccotti Park, Occupy Wall Street, spray al peperoncino e sgomberi più o meno pacifici a New York o in giro per l’America. Il movimento sta conoscendo una fase di stanca in questi primi scampoli di primavera, dopo la celebrità mediatica e politica raggiunte lo scorso inverno. Il problema principale per OWS, di questi tempi, riguarda le finanze. Non quelle degli Stati Uniti, ma quelle più piccole e – in teorie – più sane del movimento. Il problema, si diceva, è che Occupy potrebbe non arrivare ad aprile e finire tutti i suoi soldi – che erano tanti – entro la fine del mese in corso. Lo spiegano Reuters e The Atlantic, che mostrano come delle donazioni di 700.000 a OWS rimangano ben pochi spiccioli (il fatto importante è che tutte le donazioni e le spese del movimento sono consultabili, gratuitamente e da tutti, sul loro sito). Qui di seguito elenchiamo soltanto alcune delle spese di base di Occupy Wall Street.

45.000 $ per abbonamenti e ticket dei mezzi pubblici. Si sa, i manifestanti sono ecologici e si muovono in bici o con l’underground.

9.900 $ per spese legali, cauzioni e simili per aiutare gli occupanti arrestati.

7.196 $ per spese di lavanderia. Perché va bene occupare Zuccotti Park e campeggiare in piena Manhattan, ma l’igiene è l’igiene.

200 $ in tabacco e sigarette. A Zuccotti Park un ventiduenne di Manhattan, tale Nick, inaugurò una strana e nuova attività chiamata Nick@Nite. Comprava tabacco e cartine, e rollava sigarette per tutti gli occupanti. “Per rilassarli”, ha dichiarato.

2.970 $ in estintori. Dopo l’ispezione dei Firemen newyorchesi, gli occupanti si dotarono di precauzioni anti-fuoco.

5.000 $ per generatori ecologici a pedali.

3.000 $ in “props”, pupazzi, gigantografie e manifesti coreografici in generale.

11.170 $ donati a svariate chiese. Sì chiese, perché quando molti occupanti “forestieri” furono sgomberati, il movimento si preoccupò di trovar loro delle sistemazioni comprendenti un tetto e un vitto, e spesso la soluzione fu individuata negli edifici religiosi.

A questi dati, che certo non coprono nemmeno il 30 per cento di quei 700.000 dollari di spesa (bisogna contare che esiste però un “fondo salvagente” di circa centomila dollari) vanno aggiunti anche i quasi sessantamila spesi in produzione di materiale (magliette, flyers) e le varie decine di migliaia inviati agli altri movimenti (Occupy Oakland, Occupy Newark ad esempio) in giro per gli States. Al momento, la situazione finanziaria per OWS è grave: anche se il gruppo si è rifiutato di commentare i dati (e i rumors sul tempo che gli resta da vivere), risulta che il loro budget settimanale sia di circa 17.000 dollari, diecimila dei quali vanno in “spese di cucina” e circa quattromila e cinquecento in ticket per i trasporti. Per la propaganda rimane poco, forse troppo poco.

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