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14:49 venerdì 23 ottobre 2026
Il 30 ottobre i portuali di mezzo mondo fermeranno le navi che trasportano armi I sindacati dei lavoratori portuali di sei paesi tra Europa e Mediterraneo hanno indetto una giornata internazionale di scioperi contro il traffico di armi e la militarizzazione dei porti. In Italia la protesta è diventata uno sciopero generale
La crisi abitativa sta avendo degli effetti devastanti sulla vita sessuale dei giovani Si parla tanto di “recessione sessuale” della Gen Z, ma il problema non è il desiderio: sono le pareti sottili, i coinquilini e i genitori. E in Italia, dove si esce di casa a 30 anni, la questione è ancora più seria.
Se le persone non avessero iniziato a pubblicare sui social i video dei supermercati vuoti forse i media e la politica non avrebbero mai parlato delle proteste al Sud Prima dei giornalisti e prima del governo, a raccontare cosa stava succedendo al Sud a causa delle proteste degli autotrasportatori sono stati i clienti dei supermercati, con il telefono.
In una nuova biografia viene svelata l’origine del leggendario odio di Cormac McCarthy per la punteggiatura Da studente fu pagato per "sfoltire" i saggi del '700, a cominciare da Swift. Da lì inizio a odiare virgolette e punti e virgola, e a usare le virgole col contagocce.
Paul Mescal, Daisy Edgar Jones, Jonathan Glazer, Irvine Welsh, Tilda Swinton, i Kneecap e molti altri hanno firmato una lettera in difesa di Sally Rooney «Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista», inizia così la lettera pubblicata dopo che l'editore Faber ha ritirato i libri della scrittrice irlandese dai negozi del Regno Unito per via del suo sostegno a Palestine Action.
L’AI ha scoperto nel linguaggio su cui si regge il 70 per cento dei siti web una falla gravissima che era lì da 10 anni e di cui nessuno si era mai accorto Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.
Sulle nuove sterline Winston Churchill, Jane Austen, William Turner e Alan Turing lasceranno il posto a un riccio, un barbagianni, un bombo e una pulcinella di mare Quasi mezzo milione di britannici ha votato gli animali che sostituiranno i personaggi storici sulle prossime sterline. Hanno vinto il riccio, il barbagianni e il bombo, a cui la Banca d’Inghilterra ha aggiunto la pulcinella di mare.
A quanto pare tanti uomini leggono romanzi romance, ma si vergognano a dirlo e lo fanno di nascosto Leggono Bridgerton e romantasy, ne parlano solo su Discord e chiedono l’anonimato. In Italia sono quasi uno su cinque nella fascia tra i 25 e i 54 anni.

Il lato oscuro delle cheerleader

Cheer è la nuova docuserie di Netflix che racconta il dolore fisico e la pressione mentale di una disciplina da sempre considerata frivola.

30 Gennaio 2020

“I’m sexy, I’m cute! I’m popular to boot! I’m bitchin’, great hair! The boys all love to stare!”. Così iniziava Bring It On (tradotto in Italia con il criminale Ragazze nel pallone), film trash-culto del 2000 interamente dedicato al mondo delle cheerleader. Le vicende della squadra di ragazze e ragazzi guidati da Kirsten Dunst, però, somigliano solo alla lontana a quelle raccontate nella nuova serie Cheer, diretta da Greg Whiteley e disponibile su Netflix da inizio gennaio. Il documentario in sei puntate abbatte e riscrive, brutalmente, quell’immagine che film, canzoni e serie tv hanno cementificato nell’iconografia pop, e cioè le ragazze carine e un po’ svampite che fanno il tifo a bordo campo con i loro pompon colorati e le divise inamidate e cortissime. I fisici super tonici ci sono, così come gli outfit coordinati, i sorrisi stampati e i cori all’unisono, ma ci sono anche un sacco di infortuni, lunghe ore di allenamento e le piccole grandi tragedie personali di un gruppo di atleti fermi nel limbo della vita per eccellenza, quello che sancisce la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta.

Cheer segue gli allenamenti del team del Bulldogs Cheer Team del Navarro College di Corsicana, soporifera e molto conservatrice cittadina del Texas che proprio a questi ragazzi deve la sua notorietà. Il team guidato dalla coach Monica Aldama, infatti, ha vinto per quattordici volte il campionato nazionale organizzato dalla National Cheerleaders Association (NCA) nella categoria Junior College, con l’aggiunta di cinque titoli Grand National. Il Navarro è leggendario fra chi ama la disciplina e il nuovo corso inaugurato proprio nel 2000 da Adalma, che ha scelto di rimanere a Corsicana dopo il matrimonio abbandonando l’iniziale progetto di lavorare a Wall Street, ha segnato un cambio di passo nell’evoluzione del cheerleading. La coriacea e meshata signora, Wasp di provincia che non si commuove mai se non di fronte a una routine eseguita senza sbavature, ha infatti brevettato una formula esplosiva che potenzia e spettacolarizza la parte più atletica di questa bizzarra attività performativa, nata come mero intrattenimento di contorno e diventata ben presto materia a sé. Pochi pompon e molti salti, oh quanti salti, spericolatissimi e leggiadri, almeno finché le flyer, le atlete destinate a essere lanciate per aria dai loro muscolosi compagni, non atterrano malamente sul tappeto e si fratturano costole, rompono braccia, slogano caviglie e lussano spalle. Ci sono team che puntano sulla coreografia, e poi c’è il Navarro, che invece sfida la forza di gravità.

Come scrive Amanda Mull sull’Atlantic, che denuncia la grave carenza di assistenza medica fornita dal college in uno sport che registra il più alto tasso di infortuni tra le donne, «Gli allenatori dispotici sono una tradizione sportiva americana, ma gli abusi endemici nei mondi insulari delle giovani ginnaste, ballerine e cheerleader sono stati a lungo coperti dal silenzio». Negli ultimi anni sono stati tante le denunce di abusi nello sport che hanno fatto discutere – la più eclatante è stata certamente quella dell’ex medico della Nazionale Usa di ginnastica artistica Larry Nassar, accusato di aver violentato per anni le sue giovanissime ginnaste – ma nel caso di Aldama si tratta piuttosto di una ben specifica mentalità, quella che glorifica il dolore e premia l’abnegazione assoluta.

Sono sentimenti che siamo abituati ad associare al successo sportivo, che racconta sempre di umani eccezionali, ma che nel caso dei ragazzi del Navarro, e di quelli che si dedicano al cheerleading, appaiono doppiamente tragici per il semplice motivo che non c’è nessuna certezza sul loro futuro. Non hanno una lega professionista da raggiungere, né delle squadre in cui approdare una volta finita l’esperienza del college: il loro unico obiettivo è il campionato nazionale della NCA, che è di proprietà di un’azienda privata, la Varsity, e che si conclude sul tappeto di Daytona Beach, in Florida. Una routine di due minuti e quindici secondi, cui solo venti atleti su quaranta parteciperanno e in cui ci si gioca tutto: l’agognata approvazione di Aldama, madre e matrigna sulla quale molti di loro proiettano incertezze, paure e croniche carenze affettive, il guizzo di popolarità che potrebbe trasformarli in influencer, com’è successo a Gabi Butler, ma anche un infortunio a una spalla, un braccio, una gamba. In Cheer si vola in alto solo perché si può, senza apparenti secondi fini se non quei due minuti e quindici secondi di perfezione. Se ci fosse una petizione per renderla una disciplina olimpica, dopo aver visto la serie avrete un’immensa voglia di firmarla.

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