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CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Che fatica la Florida

Stanotte si vota in uno stato dove è difficile fare campagna elettorale; la controrimonta di Romney

31 Gennaio 2012

Tampa – “Comincio a credere che potremmo vincere”. Con queste parole ieri sera a Tampa Mitt Romney si è congedato dai suoi sostenitori, mettendo fine alle due settimane più difficili e ricche di colpi di scena di questo mese di gennaio. Sette giorni fa Newt Gingrich sembrava in grado di infliggergli un’altra dura sconfitta e di strappargli i 50 delegati in palio oggi, alle primarie repubblicane.

La Florida è però uno Stato difficile da affrontare.
Il nord è brullo, rurale, evangelico e conservatore. E’ quasi Georgia, anche politicamente, con una forte concentrazione afroamericana. E’ una terra gialla, secca, bruciata dal sole, dove alle piccole industrie a conduzione familiare si alternano silos, grandi depositi e torri dell’acqua che vegliano su paesi apparentemente deserti. Si vedono campi da baseball polverosi e pompe di benzina abbandonate. Sulle case sventolano lente bandiere americane sporcate dagli anni.
Scendendo verso il centro, comincia ad aprirsi un territorio più prosperoso, vivo. E’ un’area industrializzata, ci sono le prime fabbriche e gli operai curvi al lavoro, ci sono i primi massici centri commerciali. Qui inizia la terra per cui democratici e repubblicani combattono ogni due anni, ma soprattutto questa è la suburbia americana che pulsa, l’ingranaggio maestoso di una macchina inceppatasi con la crisi e che ancora fatica a riprendersi.
Al sud e nella zona del golfo le palme crescono ordinate e ubbidienti, la vegetazione è rigogliosa. I campi da golf spuntano numerosi fra gli alberi, come le berline giapponesi o americane che riflettono il Sunshine State. Questa è la Florida ricca e quella dei fondi pensione.
Poi c’è Miami, che America quasi non lo è più. Una città vivace, sudamericana: per le strade di Little Havana, quelle della comunità cubana, ci sono anziani che giocano a domino ai tavolini dei bar. Al ristorante Versailles, una volta covo di terroristi e spie, mangiano ancora gli esuli di Cuba, fuggiti dalla revolucion e fieri conservatori.
La Florida è uno swing state, ha un elettorato frammentato, come lo è l’elettorato latino. Alla vecchia e ricca borghesia cubana che mangia ai tavoli del Versailles si contrappongono i figli, che con i soldi di famiglia sono entrati nelle migliori università americane, trovando un’ottima istruzione e un animo liberal. Lo stesso è successo ai ricchi sudamericani giunti qua nel corso degli anni, ai trafficanti di droga messicani e ai loro figli.
Le sacche più povere restano in bilico, come la Florida, il cui elettorato rappresenta ogni sfumatura di questa America.

Qua è difficile e costoso fare campagna elettorale, bisogna toccare tanti cuori e troppi cervelli. Dieci giorni fa, all’indomani della straripante vittoria del South Carolina, Gingrich sembrava averli tutti in pugno. I sondaggi gli assegnavano un buon vantaggio su Romney, che da grande favorito si era trasformato nel debole incompiuto, preso a bastonate dai conservatori sociali del South Carolina. Le primarie repubblicane erano state capovolte, i soldi e la macchina elettorale di Romney sembravano non contare più. Nei giorni immediatamente successivi, l’ex governatore del Massachusetts era apparso disorientato. Vedeva sfuggirgli di mano uno Stato che aveva creduto ormai conquistato.
In quelle stesse ore però stava mettendo a punto una nuova strategia. Romney ha infatti assunto una squadra per poter apparire più cattivo, determinato. A guidarla ha chiamato Brett O’Donnell, consigliere di Michele Bachmann durante le vittoriose elezioni del 2010 in Minnesota.
I risultati si sono visti al dibattito di Jacksonville, giovedì scorso: un Romney feroce ha attaccato Gingrich dall’inizio, sfoderando la sua migliore prestazione dall’inizio della campagna. La partita è cambiata di nuovo, Santorum e Paul sono usciti di scena per concentrarsi sul futuro, questo non era terreno per loro.
Con Romney in grande forma, e sotto i colpi ricevuti dall’establishment repubblicano che ha cercato di scongiurarne l’indesiderata vittoria, Gingrich è crollato senza neanche accorgersene, nonostante il futile endorsement di Herman Cain. Romney ha continuato a guadagnare consensi, fino a raggiungere un margine del 16% secondo un sondaggio Rasmussen. Per Romney l’obiettivo di oggi è proprio quello di infliggere a Gingrich una dura sconfitta, più ampia di quella subita in South Carolina, che metta ko l’ex speaker almeno fino al Super Tuesday del prossimo 6 marzo.

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