Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
Nel 2026 OpenAI lancerà una modalità di ChatGPT per fare sexting
Sarà una funzione opzionale e disattivata di default, che rimuoverà i limiti attualmente imposti al chatbot sui prompt con contenuti sessuali.
OpenAI sta lavorando a una modalità “per adulti” di ChatGPT che, stando alle indiscrezioni, verrà lanciata nel corso del 2026. Lo scrive Gizmodo, che cita documenti interni all’azienda il cui contenuto è stato parzialmente confermato da dichiarazioni pubbliche di Sam Altman e altri dirigenti dell’azienda. Questa nuova funzione consentirebbe agli utenti di accedere, ovviamente su base volontaria, a conversazioni in cui il chatbot rimuove i limiti attualmente imposta sui contenuti sessuali consensuali. Non sarebbe un cambiamento dell’esperienza standard, ma un’opzione separata, pensata per un pubblico adulto e soggetta a specifiche condizioni di utilizzo.
Negli ultimi anni OpenAI ha già rivisto più volte le proprie policy, allentando alcuni divieti su temi come intimità, relazioni e sessualità, pur mantenendo un sistema di filtri che blocca soprattutto (e ovviamente) materiali riguardanti i minori. L’ipotesi di una modalità dedicata risponde a un uso che esiste da tempo ma è attualmente molto limitato, cioè quello relativo alla scrittura narrativa a sfondo erotico, a giochi erotici, sexting, role play e altre applicazioni creative. Oggi queste funzioni, seppur possibili, sono parzialmente bloccate o penalizzate dai controlli automatici che “bloccano” l’output dell’intelligenza artificiale. Secondo Gizmodo, la separazione tra ChatGPT “standard” e una versione per adulti servirebbe anche a ridurre ambiguità e segnalazioni errate, senza compromettere le regole generali su sicurezza e legalità.
Un altro elemento citato riguarda la concorrenza. L’apertura a una modalità per adulti va letta anche nel contesto della pressione esercitata da altri modelli generativi, in particolare quelli sviluppati da Google e da piattaforme concorrenti percepite, in queste circostanze, come più permissive. L’introduzione di un’opzione separata consentirebbe a OpenAI di rispondere a questa competizione senza modificare l’impostazione generale del prodotto, evitando che gli utenti interessati a questo utilizzo del chatbot si spostino verso alternative considerate più “libertine”.
Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
App, newsletter, piattaforme, servizi di ogni natura e genere: la nostra dipendenza dagli abbonamenti ormai ha anche un nome scientifico, subscription service overload. E, come per tutte le malattie gravi, c'è chi inizia a proporre e praticare cure molto radicali.