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01:32 venerdì 24 luglio 2026
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
Uno scultore italiano ha speso 100 mila dollari per scolpire una statua di Charlie Kirk che però nessuno gli ha chiesto e nessuno vuole Sergio Furnari ha lanciato un crowdfunding per coprire i costi dell'opera (che vuole esporre a Times Square). Finora ha raccolto 8 mila dollari. Su 150 mila richiesti.
Il presidente dei Marvel Studios ha detto che Adam Driver lo chiama spesso per dirgli che non ha nessuna intenzione di fare un film Marvel Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.
Ad aumentare il rischio di incendi adesso c’è anche il fatto che sui “mercati predittivi” si può scommettere sugli incendi Quanti acri consumeranno le fiamme, quali quartieri verranno raggiunti, quando gli incendi saranno domati: ci sono piattaforme sulle quali si può scommettere su tutto questo.

Una ragazza a Los Angeles ha fatto causa ai social per averle causato una “tossicodipendenza” dall’algoritmo

K.G.M, 19 anni, sostiene che Instagram, TikTok, YouTube e Snapchat le abbiano causato gravi problemi e vuole chiamare a processo tutti i loro Ceo.

21 Gennaio 2026

Di lei si conoscono solo le iniziali, K.G.M, e l’età, 19 anni. Sappiamo che presto potrebbe diventare protagonista di uno delle cause giudiziarie più importanti e discusse di questi anni: K.G.M, infatti, è la ragazza che ha deciso di portare in tribunali le più grandi piattaforme social del mondo (Meta, ByteDance, Snap e Alphabet, cioè le società che controllano Instagram, TikTok, Snapchat e ) con un accusa gravissima: averla resa tossicodipendente dall’algoritmo, compromettendo irrimediabilmente la sua salute psichica. Noi, dal canto nostro, non siamo granché stupiti dalla decisione di K.G.M: due anni fa, era la primavera del 2023, nel nostro numero intitolato “Internet dopo internet”, definivamo quella dai social – e dai dispostivi in generale – «la più grande dipendenza del secolo».

Ma torniamo a K.G.M. e al processo che con ogni probabilità inizierà il 27 gennaio (per questo giorno è fissato l’inizio del processo di selezione dei membri della giuria) in un tribunale di Los Angeles. La ragazza accuse le piattaforme di essere costruite con il solo e unico scopo di far diventare le persone dipendenti dalle stesse piattaforme. Una dipendenza da intendersi in senso clinico, identica a quella che esiste tra un tossicomane e la sostanza. K.G.M., infatti, sostiene che la sua dipendenza dall’algoritmo le ha causato danni morali e psichici gravissimi e che la responsabilità di questi danni sta in capo alle aziende che hanno costruito queste piattaforme in questo modo. Persone che, se la causa dovesse davvero andare avanti fino a diventare processo, saranno chiamati a testimoniare davanti al tribunale: nella lista di coloro che dovranno rispondere personalmente alle domande dell’accusa c’è Mark Zuckerberg. Fino a pochi giorni fa c’era anche Evan Spiegel, Ceo di Snap, che però ha scelto la strada dell’accordo privato. Per una somma che rimane segreta, K.G.M. ha deciso di ritirare le accuse nei suoi confronti. Anche questo può influire sul processo, però: se Snapchat ha deciso di spendere dei soldi pur di evitare i rischi del processo, significa forse che la ragazza qualche ragione ce l’ha? Forse sì. O forse no, a giudicare dalla linea assunta da ByteDance e Alphabet: no comment, nessuna risposta nemmeno alla richiesta di presentarsi in tribunale.

Ma la causa intentata da K.G.M. è una cosa da prendere sul serio o è il tentativo di una persona di provare a spillare un po’ di soldi a Big Tech? Difficile dirlo. Finora, le aziende che opera nel settore dei social media si sono sempre difese, in circostanze come queste, usando la Sezione 230 del Communications Decency Act del 1996, che protegge le piattaforme dalla responsabilità di quello che viene pubblicato dai loro utenti e dalle conseguenze, di qualsiasi tipo esse siano, che quei contenuti potrebbero avere. Ragione per la quale K.G.M. ha preso una via legale mai percorsa prima: secondo lei, infatti, il problema non sono i contenuti pubblicati sulle piattaforme ma le piattaforme stesse, pensate e costruite con l’intento di istigare a un consumo continuo e infinito di contenuti. Due anni fa ci fu un caso simile a questo, anche: l’azione legale intentata dall’avvocato americano Matthew P Bergman, che accusava le stesse piattaforme di essere state pensate per provocare danni. Nel 2021 Bergman ha fondato un Centro Legale per le Vittime dei Social Media, ampliando recentemente il suo campo d’azione anche contro le aziende di intelligenza artificiale.

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