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L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
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Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.

Una ragazza a Los Angeles ha fatto causa ai social per averle causato una “tossicodipendenza” dall’algoritmo

K.G.M, 19 anni, sostiene che Instagram, TikTok, YouTube e Snapchat le abbiano causato gravi problemi e vuole chiamare a processo tutti i loro Ceo.

21 Gennaio 2026

Di lei si conoscono solo le iniziali, K.G.M, e l’età, 19 anni. Sappiamo che presto potrebbe diventare protagonista di uno delle cause giudiziarie più importanti e discusse di questi anni: K.G.M, infatti, è la ragazza che ha deciso di portare in tribunali le più grandi piattaforme social del mondo (Meta, ByteDance, Snap e Alphabet, cioè le società che controllano Instagram, TikTok, Snapchat e ) con un accusa gravissima: averla resa tossicodipendente dall’algoritmo, compromettendo irrimediabilmente la sua salute psichica. Noi, dal canto nostro, non siamo granché stupiti dalla decisione di K.G.M: due anni fa, era la primavera del 2023, nel nostro numero intitolato “Internet dopo internet”, definivamo quella dai social – e dai dispostivi in generale – «la più grande dipendenza del secolo».

Ma torniamo a K.G.M. e al processo che con ogni probabilità inizierà il 27 gennaio (per questo giorno è fissato l’inizio del processo di selezione dei membri della giuria) in un tribunale di Los Angeles. La ragazza accuse le piattaforme di essere costruite con il solo e unico scopo di far diventare le persone dipendenti dalle stesse piattaforme. Una dipendenza da intendersi in senso clinico, identica a quella che esiste tra un tossicomane e la sostanza. K.G.M., infatti, sostiene che la sua dipendenza dall’algoritmo le ha causato danni morali e psichici gravissimi e che la responsabilità di questi danni sta in capo alle aziende che hanno costruito queste piattaforme in questo modo. Persone che, se la causa dovesse davvero andare avanti fino a diventare processo, saranno chiamati a testimoniare davanti al tribunale: nella lista di coloro che dovranno rispondere personalmente alle domande dell’accusa c’è Mark Zuckerberg. Fino a pochi giorni fa c’era anche Evan Spiegel, Ceo di Snap, che però ha scelto la strada dell’accordo privato. Per una somma che rimane segreta, K.G.M. ha deciso di ritirare le accuse nei suoi confronti. Anche questo può influire sul processo, però: se Snapchat ha deciso di spendere dei soldi pur di evitare i rischi del processo, significa forse che la ragazza qualche ragione ce l’ha? Forse sì. O forse no, a giudicare dalla linea assunta da ByteDance e Alphabet: no comment, nessuna risposta nemmeno alla richiesta di presentarsi in tribunale.

Ma la causa intentata da K.G.M. è una cosa da prendere sul serio o è il tentativo di una persona di provare a spillare un po’ di soldi a Big Tech? Difficile dirlo. Finora, le aziende che opera nel settore dei social media si sono sempre difese, in circostanze come queste, usando la Sezione 230 del Communications Decency Act del 1996, che protegge le piattaforme dalla responsabilità di quello che viene pubblicato dai loro utenti e dalle conseguenze, di qualsiasi tipo esse siano, che quei contenuti potrebbero avere. Ragione per la quale K.G.M. ha preso una via legale mai percorsa prima: secondo lei, infatti, il problema non sono i contenuti pubblicati sulle piattaforme ma le piattaforme stesse, pensate e costruite con l’intento di istigare a un consumo continuo e infinito di contenuti. Due anni fa ci fu un caso simile a questo, anche: l’azione legale intentata dall’avvocato americano Matthew P Bergman, che accusava le stesse piattaforme di essere state pensate per provocare danni. Nel 2021 Bergman ha fondato un Centro Legale per le Vittime dei Social Media, ampliando recentemente il suo campo d’azione anche contro le aziende di intelligenza artificiale.

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