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Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.
Gli Strokes hanno usato il palco del Coachella per denunciare tutti i crimini che gli Usa hanno commesso nel mondo dagli anni ’50 a oggi Lo hanno fatto con un video in cui mostravano i colpi di Stato in Cile, Bolivia, Congo (solo per citarne alcuni) e poi i bombardamenti su Gaza e Iran.
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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.

Cersei, la cattiva assoluta che meritava molto di più

Elogio di uno dei personaggi più moderni e psicoanalitici di Game of Thrones.

15 Maggio 2019

Cersei come cattiva non ha mai deluso. Non ha preteso di fare il male per uno scopo nobile (ehm, Dany), le piaceva e basta. Amava Jamie, il vino, i figli, il potere e la vendetta, per il resto non le importava di nessuno: «Bevo perché mi fa stare bene. Ho ucciso mio marito perché mi ha fatto stare bene liberarmi di lui. Mi sono scopata mio fratello perché mi fa stare bene sentirlo dentro di me», dice nella sesta stagione, quando ha per le mani la Septa che nella quinta l’aveva torturata e ora sta per lasciarla alle cure di Ser Gregor: «È lui il tuo Dio adesso» le dice prima di allontanarsi chiudendo bene la finestra della cella per non essere disturbata dalle grida.

E ora, a quanto pare (siamo pur sempre in un universo nel quale la magia e le resurrezioni non sono escluse), è morta. Una delle antagoniste più affascinanti della storia dell’intrattenimento (tra fiabe, libri, teatro, cinema, serie tv) è uscita di scena piangendo, prigioniera di una valanga di pietre, quasi alla fine di una puntata spesa a guardare in silenzio la distruzione di Approdo del Re.

Forse è colpa delle leggi della narratologia che insegnano che un bel racconto procede per contrasti, e a Cersei è capitato di dover morire dopo la furia di Daenerys, che vuole trasformare la città in Pompei, e la battaglia tra Sandor «il Mastino» Clegane e il suo fratello maggiore sadico e non-morto Gregor «la Montagna» Clegane sulle scale ormai senza soffitto della Fortezza Rossa. E allora a lei e al suo gemello amante tocca una scena sussurrata in mezzo alla fine del mondo, illuminata dalle fiaccole tipo Barry Lyndon, loro due soli a tenersi per mano come Kate Winslet e Leonardo DiCaprio nella scena finale di Titanic. O magari perché è così che succede quando capisci che alla morte non puoi più dire: «Non oggi». Perfino Cersei, che fino a qualche tempo prima terrorizzava le persone mostrando i denti come Jack Nicholson in Shining, adesso ha paura e ripete: «Non voglio, non così». Se c’è qualcosa che la scena nei sotterranei rende bene è lo stupore di fronte all’assurda realtà della propria morte.

La morte è una resa. Cersei, uno dei personaggi più moderni e psicoanalitici della saga, era cresciuta odiando e desiderando di vivere. Odiava suo fratello Tyrion perché lo considerava responsabile per la morte della madre, ma la sua frustrazione più grande era stata di non essere presa in considerazione dal padre come erede del potere. Se come Mad Men anche Game of Thrones è un pretesto per mettere in scena vicende di donne in un mondo maschile, Cersei è un po’ come Betty, costretta a restare a casa a badare ai bambini quando avrebbe voluto lavorare.

Come marito non aveva certo Don Draper, ma Robert Baratheon. Con Robert, Cersei era sola come Anna Karenina con il marito dalle brutte orecchie. Rozzo, amante della caccia, la tradiva sempre ma soprattutto le diceva che in ogni caso amava un’altra, Lyanna Stark. Le rideva in faccia, e allora Cersei l’aveva fatto ubriacare e uccidere da un cinghiale inferocito. Da quel momento non aveva più avuto pace. Jamie non era servito a molto perché, da gemello, forse rappresentava più che altro un riflesso, l’incapacità di amare qualcosa al di fuori di sé stessa. Solo con i figli era stato diverso. Il primo, Joffrey, cattivissimo e folle, gli altri due buoni: «Mircella era gentile. Io non ho mai avuto una madre ma lei l’aveva», dice Cersei mentre si prepara, nella settima stagione, a usare sulla figlia di Ellaria Sand lo stesso veleno che ha ucciso la sua. «L’avevo allattata al seno invece di usare una balia. Non sopportavo che un’altra donna la tenesse tra le braccia».

Ma Cersei non era nemmeno come Catelyn Stark, una madre di famiglia pratica, risoluta e senza trucco. Cersei è vicina all’archetipo della matrigna di Biancaneve (e infatti detesta e teme la gioventù di Margaery Tyrell), e insieme alla strega rossa Melisandre la si potrebbe trovare nella categoria milf su YouPorn. Ha una bellezza stratificata che viene fuori verso i quarant’anni e le piace il sesso. Nel suo mondo ideale forse regna con Jamie facendo l’amore e ubriacandosi tutto il giorno. Ma la sete di potere e gli autori della serie le tolgono ogni cosa: fanno morire i figli a uno a uno, la fanno arrestare, torturare e camminare nuda in mezzo alla folla che la insulta. Alla fine del cammino della «espiazione», Cersei è sola e insanguinata, Jamie è lontano, le resta la compagnia opprimente di Quyburn e di Ser Gregor. Cersei tiene i capelli corti, abbandona i vestiti lunghi e le stoffe delicate e inizia a portare giacche di pelle da guerriero che assomigliano a quelle di suo padre. Ma a differenza di Arya, non ha mai preso in mano una spada. Arya è cresciuta viaggiando e combattendo da sola, Sansa è indurita dalle violenze sessuali, Cersei è annichilita dal fatto che, se anche dovesse vincere la guerra e mantenere il potere, probabilmente non avrebbe nessuno con cui condividerlo.

La fine di Cersei e la follia di Dany nella penultima puntata del Trono dicono questo: inutile illudersi, non esisterà mai un lato buono e inoffensivo del potere. Jon, che è una specie di santino della nobiltà d’animo, non a caso lo rifiuta. Ma le serie tv e le fiabe e la letteratura ci piacciono anche perché permettono di sospendere il giudizio e godersi lo spettacolo. E allora forse avremmo voluto una Cersei spietata fino in fondo, che digrigna i bei denti grossi e bianchi e infilza Tyrion (scusa, Tyrion) invece di piagnucolare con Jamie. O una Cersei incenerita, in primo piano, dal drago atomico di Daenerys: capelli, vestiti, sigilli, collane con il leone simbolo della casata Lannister, ossa e denti compresi.

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