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È uscito il primo trailer di Digger, il nuovo film di Iñárritu, ed è davvero difficile credere che quello sia Tom Cruise L'attore interpreta un anziano miliardario egocentrico e scurrile la cui compagnia petrolifera provoca "accidentalmente" un'eco-catastrofe.
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».

La situazione in Catalogna sta sfuggendo di mano

Come la Spagna si è ritrovata in una crisi, che ora non sa come gestire: il referendum è illegale, ma si può davvero impedirlo?

di Studio
13 Settembre 2017

La definizione più calzante l’ha data Javier Solana, il politico spagnolo di lungo corso, che è stato ministro degli Esteri nel governo socialista di Felipe González e poi alto rappresentante per la politica estera europea: la situazione in Catalogna, ha detto Solana, è «diventata fuori controllo». La questione, per farla breve, è questa: il referendum per l’indipendenza catalana, che dovrebbe tenersi il primo ottobre, è stato dichiarato illegale dalla Corte costituzionale; però il parlamento catalano, dove dominano gli indipendentisti, è determinato a portarlo avanti; intanto il governo centrale di Madrid sembra determinato a impedire che la votazione si svolga. Se ci riuscirà, e a quale prezzo, resta tutto da vedere. Ieri, come riporta El Paìs, il primo ministro Mariano Rajoy ha ribadito che «il referendum è palesemente illegale» e ha invitato i catalani a non partecipare.

Come siamo arrivati a questo punto? Come qualcuno ricorderà, non è la prima volta che si tiene un referendum sullo status della Catalogna: tra il 2009 e il 2011 ci sono stati vari “referendum informali”, organizzati su base cittadina da varie forze separatiste, mentre nel 2013 il governo catalano aveva annunciato un referendum non-vincolante, che poi si è svolto nel 2014 (ha stravinto l’indipendenza, ma con un’affluenza bassa, inferiore al 40 per cento degli avanti diritto) e che è stato dichiarato nullo dalla Corte costituzionale. Il governo catalano ci ha riprovato quest’anno, annunciando un nuovo referendum lo scorso giugno: a questo giro, però, il voto dovrebbe essere vincolante, almeno nelle loro intenzioni.

Barcellona

Se il referendum si fa, il rischio è doppio. Primo, il governo dimostrerebbe di non essere in grado di fare rispettare la legge, e dunque di non avere alcuna credibilità e autorità. Poi, se dovesse vincere l’indipendenza, magari con una buona affluenza, che si fa? Certo, da un punto di vista giuridico e costituzionale la sentenza della Corte invaliderebbe automaticamente qualsiasi risultato. Però, da un punto di vista politico, passerebbe un messaggio difficile da fare digerire: il popolo s’è espresso, ma non conta. L’alternativa è fare di tutto affinché il referendum non si svolga, ma anche questo comporterebbe un prezzo da pagare. Mercoledì l’ufficio del procuratore generale dello Stato ha annunciato che sono ufficialmente indagati i sindaci che sostengono il referendum (precedentemente, il procuratore generale aveva ordinato il sequestro delle schede elettorali): una misura drastica che può avere il sapore della repressione e che rischia di rendere la situazione ancora più tesa.

Nelle sue ultime dichiarazioni, Rajoy ha tentato di coniugare queste due esigenze diverse, da un lato la necessità di fare rispettare la legge e la costituzione, e dall’altro il rispetto della volontà popolare, spiegando: «Se la legge smette di essere rispettata, ciò significa che la volontà della maggioranza dei cittadini è assolutamente inutile, perché ognuno potrebbe fare quello che ritiene opportuno e conveniente». E tutto è ulteriormente complicato dal fatto che di questi tempi la politica spagnola è già abbastanza volatile di per sé: tra il 2015 e il 2016, il Paese è rimasto 314 giorni senza un governo e attualmente il conservatore Rajoy guida un governo di minoranza.

(Immagini Getty)
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