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07:43 giovedì 25 giugno 2026
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.
C’è un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione viaggiatore Si chiama Roost e si presenta come un servizio di messaggistica "anti istantanea" per riscoprire il piacere (e la frustrazione) dell'attesa.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
Secondo i climatologi, la colpa dell’ondata di caldo in Europa non è affatto del Super El Niño ma tutta degli esseri umani Stiamo pagando il prezzo di anni di crisi climatica, non basta un singolo evento climatico a spiegare l'incredibile caldo di queste settimane.
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.
L’Inghilterra sarà anche senza Primo Ministro, ma si è innamorata dell’hot podium guy che sistema il leggio e prova i microfoni prima delle conferenze stampa davanti a Downing Street Tradotto in italiano sarebbe "il bono del podio", unica figura stabile nella politica inglese, tanto che molti sui social lo propongono come Premier.
Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.

Caschetto d’oro

Vidal Sassoon inventava un taglio corto per il cinema. Merkel e Clinton lo rieditano per vincere.

15 Maggio 2012

Sorry I kept You Waiting Madam. Sarebbe iniziato così il peggior incubo di Vidal Sassoon, il couturier dei capelli scomparso pochi giorni fa che invece utilizzò questa formula di cortesia solo come titolo della sua prima autobiografia (del 1968).  Una frase che lui, nei suoi saloni da parrucchiere, non pronunciò mai perché  nella vita non fece mai aspettare nessuno: anzi, inventò un taglio che abolì la parola tempo. Vidal Sassoon fu un rivoluzionario la cui idea apparsa come magia nella Camden anni Sessanta, si conferma ancora oggi come amuleto prezioso. Specie in una campagna elettorale.

Less is more.  “Eliminare il superfluo per un risultato puramente architettonico”. Il miglior claim possibile Sassoon se lo creò da solo e in fretta. Perché pronta a rubargli il concetto (e l’estro) di un’uscita del genere c’era Mary Quant che negli stessi anni Sessanta e nella stessa Londra “fast and colored” accorciava gonne a trapezio tanto quanto Sir Sasson tagliava i capelli delle donne in un secco (e spigoloso) rigore. Una inventava la minigonna liberando le ginocchia delle donne, l’altro inventava il bob, quel meraviglioso termine e taglio per cui presto arrivò anche il verbo (to bob) che liberava le donne dal parrucchiere. Storia da Cenerentolo, la sua, che passa dall’orfanotrofio alla corte degli Studios, dove si inventa un ruolo chiave nella (Nuova) Hollywood. Di base la sua filosofia è riassunta dalla linea di prodotti per capelli chiamata semplicemente Wash&Go (di Procter &  Gamble) perché lui giocò contro se stesso (parrucchiere) portando le donne a tagliarsi i capelli una volta sola in un caschetto, azzerando obbligo di pieghe (e quindi saloni), bigodini e improbabili lunghezze da rimaneggiare (un taglio netto, chiaro che cresce ordinato). E soprattutto scopre il collo, lascia liberi gli zigomi, naturale eppure formale. Il mondo lo proclama genio quando realizza quel taglio, cortissimo e sensuale, che rende bellissima Mia Farrow una volta per tutte: il taglio platino di Rosemary’s Baby. «Eliminare il superfluo e incorniciare il viso. Tutto il resto non conta», racconta nel doc-film che Craig Teper gli dedica e che è stato presentato al Tribeca nel 2010.

L’outing di Hillary. Chi deve aver rivisto quel documentario prima della morte il 9 maggio di Sir Vidal, anzi, del Commanders of the British Empire (come gli conferì l’nel 2009 la Regina Elisabetta), è stata Hillary Clinton. Mentre la figlia sfilava (ancora) goffamente sul red carpet del Met per la mostra Schiapparelli-Prada con un principio di permanente, la madre faceva outing sui tabloid del mondo: occhiali dalle lenti ben spesse, rughe a contornare le labbra, collo morbido, fronte aggrottata e stanca e neppure un filo di correttore a tenere in piedi l’espressione, a compattarla. Addio make-up, il volto di Hillary Clinton si piega alla campagna elettorale in tutte le sue forme.  Unica arma a sua disposizione quella di Vidal: la velocità. E infatti finiti gli anni Novanta delle impalcature, delle banane, e dei tagli a fungo a mettere in risalto il collo allora tirato, il segretario di Stato ha subito chiarito quanti anni (64) servono per liberarsi e godere della filosofia Vidal, Wash & Go. E così lei con il carré (un po’ troppo cresciuto) è salita sul palco e ha iniziato a parlare, fiera di mostrare che se non aveva contemplato prima la rivoluzione di Vidal Sassoon, ora la capigliatura è la sua migliore alleata: un taglio lungo il giusto, poco phonato, semplicemente ben tagliato, perfetto per durare. A tutto. “Appare stanca”, “Abbandona la trousse” tutti chiosano che la débâcle la si vede anche da lì. Ma questa volta Hillary Clinton ha ben chiaro che fine fanno quelle che eccedono in rossetto. Che eccedono al punto da renderlo un soprannome difficile da digerire, come è successo a Sarah Palin che ostinata in un lungo castano sottovalutava i capelli (raccolti in una mezzacoda da weekend in campagna) a favore di un make-up perfetto: con matita per le labbra tanto in evidenza da permettere ai titolisti di scegliere tra Sarah Palin Pitbull o Sarah Palin Lipstick. A distanza di anni la signora Clinton sa che dietro a quelle definizioni c’era meno dietrologia del previsto. E lei ringrazia Vidal e si libera di rossetto e doppi sensi. Solo con una spazzola.

Le tedesche sono bionde. Difficile non pensare a Vidal Sassoon nella sua villa su Mulholland Drive che guarda la Cnn e storce le labbra davanti al primo piano della cancelliera tedesca. Perché Vidal Sasson, che ha messo le mani sulle teste più belle del mondo, creava e tagliava architetture perfette anche grazie a silhouette perfette. Angela Merkel non è forse la corporatura più facile da completare con un bel bob eppure da anni scende in campo decisa: con quel biondo cenere, il capello polveroso su quegli occhi azzurri annacquati. Una vecchia cartolina stinta da tailleur pastello?No, una smorfia da labbra all’ingiù incorniciata da un taglio rigido, infallibile. Il suo caschetto biondo che si concede una vezzosa frangetta è il riassunto della sua Germania. Lontanissimo dal biondo setoso della swinging London, eppure perfettamente in linea con la rivoluzione Sasson. Un taglio inattaccabile in qualunque visita di Stato, congresso, dibattito politico. Un biondo che negli ultimi mesi era apparso più “materno” reso ancora più morbido dalla piega che virava verso l’interno: così la Merkel rileggeva il bob. Non è un caso che per scendere in campo Hannelore Kraft abbia studiato l’estetica della Cancelliera. E abbia mostrato di aver capito bene l’avversario. Per portarsi a casa il Nord Reno-Westfalia, la Kraft si è presentata con un carré cresciuto, morbido ma perfetto nel tocco di biondo unito ai colpi di sole. Un taglio veloce e leggero, che trasmette una certa serenità. Troppa. Al punto che la Merkel allunga le distanze (tra spalle e capelli) e ritorna corta con un taglio puramente wash & go perché non c’è più tempo, neppure per quella piega materna che negli ultimi mesi non ha dato i risultati sperati. Meglio diventare più pratiche e tornare al corto. Più tempo per riconquistare il Paese, meno davanti allo specchio con bigodini sul fondo. Ha rimesso la testa a posto anche Callista Gingrich, tornata cattivissima nel look con quel taglio che Vidal giudicherebbe forse un po’ troppo contraffatto (nessuna ombra, un platino perfetto) e il bob di plastica, fermo in ogni sua piega, con tirabaci appoggiato a sottolineare il profilo aguzzo da megera. Spalle libere, pronte a (auto)definirsi grosse per sorreggere una campagna per future First Lady, sguardo fiero di aver fatto proprio il metodo infallibile. Un taglio per tagliare il tempo.

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