Si intitola Don't steal this book e tra i firmatari ci sono anche Kazuo Ishiguro e Mick Herron, l'autore di Slow Horses.
Il bilocale che fu la prima casa di Pasolini a Roma è diventato un museo e si può visitare
L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.
Negli anni Cinquanta Pier Paolo Pasolini si definì «povero come un gatto del Colosseo» parlando dei suoi primi anni nella Capitale, dove si trasferì, assieme alla madre Susanna Colussi, dal Friuli. All’epoca lo scrittore non aveva neanche trent’anni e si guadagnava da vivere insegnando a Ciampino. Dopo aver trascorso qualche tempo dallo zio, che abitava nel ghetto ebraico, Pasolini riuscì ad affittare un piccolo appartamento di due stanze, dove visse dal 1951 al 1954. Una casa piccola e semplice (40 metri quadri in tutto), a pochi passi dal carcere di Rebibbia, dove scrisse il primo capitolo di Ragazzi di vita e Le ceneri di Gramsci, immerso in quella «borgata tutta calce e polverone» che esercitò su di lui un fascino immenso.
Quell’appartamento ora è possibile visitarlo: lo spazio, donato allo Stato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi e successivamente restaurato dal Ministero della Cultura, è infatti entrato a far parte della rete museale italiana. La casa è stata inaugurata e aperta al pubblico il 26 novembre 2025, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Pasolini, come ricorda Domus. L’appartamento è stato trasformato in un piccolo centro culturale dedicato alla sua opera, con una biblioteca tematica, mostre fotografiche e laboratori.
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Dopo gli anni pasoliniani il piccolo appartamento è rimasto sostanzialmente sfitto, perché una volta raggiunto il successo editoriale Pasolini si trasferì con la madre a Monteverde, sulle pendici del Gianicolo. I vicini di casa di Rebibbia, però, ricordano che lo spazio, nei fatti, rimase a sua disposizione e che lo scrittore tornò di tanto in tanto per giocarvi partite a carte con amici, conoscenti ed ex vicini, appunto. Il museo è frutto di un vero e proprio salvataggio da parte di Valsecchi, uno dei più produttori di maggior successo e fama del cinema italiano. Nel 2022, l’asta per l’appartamento andò deserta. Valsecchi decise allora di comprare lo spazio di, mosso dal desiderio di preservare la memoria storica romana, donandolo poi al Ministero.
Il film racconta con un misto di cinismo e rassegnazione la realtà di chi oggi prova a intraprendere una qualsiasi carriera artistica, tra illusioni di radicalità, privilegi, soldi e tempo che non bastano mai. Ne abbiamo parlato con la regista.