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Per catturare Maduro l’esercito americano avrebbe usato anche l’intelligenza artificiale Claude Lo ha svelato un'inchiesta del Wall Street Journal, che ha citato fonti anonime «vicine al Pentagono».
Yuko Yamaguchi, la donna che ha “disegnato” Hello Kitty negli ultimi 46 anni, ha lasciato il suo ruolo Ringraziandola per il suo lavoro, Sanrio ha dichiarato che Yamaguchi ha «passato il testimone alla prossima generazione».
I protagonisti della nuova campagna di Zegna sono Mads Mikkelsen ma soprattutto i Giardini d’inverno di Pietro Porcinai Né serra né veranda, ma ponte ideale tra i luoghi dell'abitare e il paesaggio. Furono realizzati negli anni '60 e da allora sono rimasti invariati.
Il capo di Instagram ha detto che passare 16 ore al giorno sui social non significa avere una dipendenza dai social Secondo Adam Mosseri, passare tutto questo tempo su Instagram costituisce, nel peggiore dei casi, un «uso problematico» della piattaforma.
Il giorno di San Valentino più di un milione di iraniani della diaspora sono scesi in piazza in tutto il mondo per protestare contro il regime Era dal 1979 che non si vedevano manifestazioni così partecipate di iraniani che vivono lontano dall'Iran.
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Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.

Carlos Casas e il viaggio agli estremi del mondo

Fino al 27 ottobre alla Triennale di Milano va in scena l'ultima versione dell'opera dell'artista, tra documentario e videoarte.

di Studio
15 Ottobre 2019

Il lavoro di Carlos Casas (Barcellona, 1974) fonde il cinema documentario e la videoarte dando forma a installazioni immersive in grado di avvolgere lo spettatore dentro alle immagini e nei suoni, trasportandolo in un mondo altro, lontanissimo. La sua ossessione per le finis terrae, i luoghi più estremi e isolati del pianeta, con i loro paesaggi sublimi, le colonne sonore naturali, le tecniche di sopravvivenza di chi li abita, ha dato forma a una serie di film tra cui la trilogia dedicata alla Patagonia, al Lago d’Aral e alla Siberia, e Cemetery, un documentario incentrato sul cimitero degli elefanti in Sri Lanka, recentemente presentato alla Tate Modern di Londra. Alla Triennale di Milano, nello spazio dell’Impluvium, dal 9 al 27 ottobre i visitatori possono fruire liberamente di Avalanche#18, una piattaforma di contenuti audiovisuali riadattati in maniera inedita per l’occasione. La mostra, a cura di Davide Giannella, presenta l’ultima versione di Avalanche, il documentario in continua evoluzione che racconta un villaggio sui monti del Pamir. A ospitare il film una struttura progettata da Raumplan che reinterpreta l’abitazione tradizionale del villaggio.

Invitando lo spettatore a meditare sulla memoria e i cicli della vita, il colonialismo e l’estinzione, la conservazione, l’ambiente, le relazioni interspecie, l’opera di Casas costituisce un punto di incontro inedito tra documentario naturalistico, film sperimentale e paesaggio sonoro: una ricerca antropologica ma anche personale, psicologica che, come spiegava l’artista su Flash Art, «proviene dalla necessità di uscire, di rompere con una certa sicurezza, regolarità e standardizzazione della nostra società europea. Appartengo alla generazione pre-globale, conosco magari meglio il resto del mondo che la mia stessa cultura e il mio paese. La mia è una generazione caratterizzata sia dalla necessità di uscire da se stessi sia da quella di esplorare se stessi. Esiste anche un legame con certe pratiche dell’arte in cui il corpo dell’artista si propone come medium e la produzione artistica come mezzo, come canale. Inoltre, il remoto, la fine, i luoghi estremi sono anche un modo di azzerare, di guardare indietro, di viaggiare nel passato, di comprendere meglio il mondo, le persone, noi stessi».

Il progetto di Avalanche è nato più di 10 anni fa mentre l’artista girava un documentario sulle musiche della regione centroasiatica. Un suo collaboratore di origine tajika, il musicista Olucha Mualibshoev, lo portò nel suo villaggio d’origine, nelle alture del Pamir, in Tagikistan, “tetto del mondo” al confine con l’Afghanistan, e gli presentò suo padre, il musicista Jonboz Dushanbiev. L’intenzione iniziale di Casas era quella di girare un documentario interamente incentrato su Dushanbiev: quando tornò al villaggio per la seconda volta, però, l’uomo era morto. Da allora l’artista ritorna al villaggio di Hichigh ogni due anni per filmare nuove scene: il documentario ha fin da subito assunto la forma del “progetto della vita”, un’opera aperta e in costante divenire.

La piattaforma sarà la protagonista di due interventi live, che insieme a quello realizzato in occasione dell’opening, si collocano nell’ambito di Parla Ascolta Guarda Faiun progetto inedito che abiterà Triennale Milano fino ai primi mesi del 2020, ideato in collaborazione con Davide Giannella e Massimo Torrigiani/Fantom, un programma di incontri, installazioni, mostre, performance, ascolti, proiezioni, laboratori e progetti, caratterizzati dalla diretta correlazione con le persone e gli spazi del Palazzo dell’Arte nel suo insieme. Il secondo appuntamento live all’interno della piattaforma, il 15 ottobre, prevede l’intervento del musicista e compositore Giuseppe Ielasi. Casas e Ielasi dialogheranno attraverso interventi sonori e visuali, riscrivendo per l’occasione le possibilità percettive e di lettura: la tradizione musicale Pamir verrà rielaborata e filtrata in chiave personale e contemporanea dai due autori offrendo al pubblico un’esperienza immersiva.

Avalanche (Overture) Trailer from carlos casas on Vimeo.

Prossimi appuntamenti:

15 ottobre 2019, ore 19
Performance a quattro mani audio/video di Carlos Casas e Giuseppe Ielasi

23 ottobre 2019, ore 18
Discussione e panel sul cibo e i costumi del Pamir tra Carlos Casas e Frederik Van Oudenhoven

Ingresso libero

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