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10:57 mercoledì 8 luglio 2026
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella a Parigi, la sera sul red carpet a Londra: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.
I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare a Gaza perché Netanyahu glielo vieta Sono 13 palestinesi riuniti nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza che da gennaio sono bloccati al Cairo su ordine del Primo ministro israeliano.

Vincitori e vinti di Cannes

La polemica tra Netflix e i produttori tradizionali ha fatto discutere, ma nell'era delle nuove piattaforme ha ancora senso chiedersi cosa è Cinema e cosa no?

29 Maggio 2017

Allora chi ha vinto a Cannes, Netflix o il Caro Vecchio Cinema? Della Palma d’oro (lo svedese The Square di Ruben Östlund) importa poco, a parte a noi accreditati che dopo ore di code sotto il sole non vediamo l’ora di commentare i premi: è un problema nostro. Il vero quesito di fine Festival è un altro: ha vinto lo streaming o i biglietti da attaccare sul diario? La contemporaneità o l’ancien régime? Ricapitolando in estrema sintesi. Alla vigilia del Festival di Cannes numero 70, il direttore Thierry Frémaux invia un dispaccio che dice più o meno: i due film prodotti da Netflix selezionati per il concorso (The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon-ho) non avranno distribuzione nelle sale francesi, saranno disponibili solo online (ma dai), ormai è tardi per ripensarci ma dall’anno prossimo stop a titoli come questi, accetteremo solo roba che va al cinema. Lo si immagina con la pistola alla tempia dei potentissimi distributori francesi, una lobby che tutto il resto del mondo cinematografaro si sogna. Alla prima conferenza stampa del Festival, il presidente della giuria Pedro Almodóvar dichiara: mi riuscirà difficile premiare film che non andranno nelle sale. È polemica.

L’unica domanda da fare a tutti, pure al portiere del Carlton, da quel momento è: sei con Netflix o con Pedro? Will Smith, membro della giuria, è con Netflix: te credo, gli ha pure prodotto un film che uscirà prossimamente. Sofia Coppola, regista di The Beguiled, è con Pedro: vuoi mettere vedere i film in sala? Monica Bellucci, maestra di cerimonie, è con Netflix: le generazioni più giovani non fanno distinzione, l’importante è che la magia del cinema resti intatta. Nel frattempo Pedro corregge, ritratta, smussa: le mie parole sono state travisate, i film che battono bandiera Netflix avranno lo stesso trattamento degli altri. Avanti così per dieci giorni. Una fatica. Fino a venerdì: Indiewire annuncia che Netflix avrebbe offerto una serie tv ad Almodóvar. È la notizia più bella di tutte, la degna chiusura di questo Festival. Ieri sera, la serata finale: i due film Netflix effettivamente non ricevono nessun premio (con sommo dispiacere per Baumbach, che ha girato un film meraviglioso). Dunque il boicottaggio era vero? Oppure era troppo facile dare un contentino solo per sembrare un po’ più buoni? O forse Pedro non ha ancora firmato il presunto contratto, perciò non ha obblighi nemmeno simbolici nei confronti del network? Intanto il Festival si chiude rimarcando la netta differenza tra ciò che è Cinema (maiuscolo) e ciò che solo per caso si è trovato a giocare nel campionato di Serie A, è negli schermi dei computer e degli smartphone che deve restare, mica può ambire alla montée des marches.

"Ismael's Ghosts (Les Fantomes d'Ismael)" & Opening Gala Red Carpet Arrivals - The 70th Annual Cannes Film Festival

Il Festival di Cannes numero 70 conferma quella che era già una certezza: oggi neanche chi fa, promuove, seleziona il cinema sa più che cos’è il cinema. Lo scollamento è sempre più evidente: battersi per la distribuzione dei film nelle sale è sacrosanto, ma anche paternalistico. Dire “dovete andare al cinema” alla gente che ha smesso di farlo da un pezzo, per mille ragioni che non stiamo qui a dire, è come invitare a usare le cabine telefoniche invece dei cellulari. Un gesto romantico, certo, ma sempre più fuori dal tempo.

Il premio speciale del 70° anniversario l’ha vinto sua maestà Nicole Kidman. Nessuno lo meritava più di lei, quello di Pedro è stato un vero colpo da maestro. L’attrice era al Festival con quattro titoli, tra cui una serie tv: Top of the Lake di Jane Campion, peraltro la prima regista donna premiata a Cannes (Lezioni di piano, correva l’anno 1993). È tv? È cinema? Che cos’è? Soprattutto, è così importante? Il grande momento di rinascita di Kidman coincide con il successo di un’altra serie da lei prodotta e interpretata: Big Little Lies. Una volta sarebbe stato un bellissimo film di un paio d’ore, oggi è un bellissimo telefilm che ne dura sette. Anche qui: fa differenza?

FRANCE-CANNES-FILM-FESTIVAL

E poi c’è ancora quella domanda: ha vinto Netflix o il Caro Vecchio Cinema? Una cosa è sicura: gli Autori (maiuscolo) oggi trovano i finanziamenti più in posti come Netflix che dai Cari Vecchi Produttori. La risposta tipo del produttore hollywoodiano ora assomiglia a una cosa come questa: “Caro Noah Baumbach, sei tanto bravo, i tuoi film sono tanti belli, ma in sala non fai una lira: come faccio a darti i soldi?”. I tipi di Netflix si indebiteranno ma al momento hanno bisogno di riposizionarsi, non si può vivere di soli Tredici. E dunque via libera agli autori che al cinema non trovano più una lira. In questi giorni è stato caricato War Machine, satira bellica con Brad Pitt. Lo dirige David Michôd, australiano, il suo ultimo film (The Rover) era stato presentato a Cannes. Non serve aggiungere altro.

Un’altra cosa certa è che che, se quest’anno i titoli Netflix papabili per il concorso a Cannes erano un paio, l’anno prossimo saranno probabilmente cinque o sei, e tra dieci anni saranno cinquantasette, senza contare Amazon (che già tra il 2016 e il 2017 ne aveva un mucchio nella selezione ufficiale) e tutte le piattaforme che verranno. Tra questi titoli ce ne sarà uno attesissimo, un film corale pieno zeppo di donne, ambientato a Madrid ma recitato in inglese. Lo dirigerà Pedro Almodóvar. Nel cast ci sarà Nicole Kidman. Ma si potrà vedere solo online, Cannes non potrà dunque prenderlo in concorso. Diranno che quello non è mica Cinema, quello è come Il segreto di Canale 5. Che peccato.

Immagini Getty Images
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