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Come essere candidati al Nobel da un comunicato stampa

Molti giornali hanno riportato la notizia di una presunta candidatura al Nobel per letteratura del poeta Guido Oldani, esponente del "realismo terminale". Ma cosa c'è di vero?

23 Luglio 2021

Non sono un critico letterario, non sono un esperto di poesia e, perciò, quando ho letto che il poeta italiano Oldani era stato candidato al Nobel per la letteratura in un articolo con un titolo che non ammetteva repliche, sono corso a leggere la sua pagina Wikipedia per non mostrarmi impreparato, perché davvero non l’avevo mai sentito nominare (il nome Oldani, in effetti, un po’ mi suona, ma era solo lo chef). Solo che la pagina Wikipedia di Oldani non esiste. “Pazienza” direte voi più esperti di me che consultate abitualmente e, perché no, citate a memoria i versi di Oldani. Io mi sono dovuto rifare leggendo l’articolo, che è apparso anche su molti giornali e anche sull’Ansa, così scoprendo che Guido Oldani è il fondatore del “realismo terminale” una corrente definita come «tendenza letteraria di portata planetaria, aperta alle più varie forme espressive (arti visive e plastiche, musica, teatro, danza), che ambisce ad essere la rappresentazione critica e ironica della civiltà globalizzata degli anni Duemila».

Qui ho cominciato a sentire odore di comunicato stampa malamente riciclato dai quotidiani, ma non ho voluto cedere subito alla supponenza e, perciò, prima di tutto mi sono sentito perfino soddisfatto che un italiano come me abbia tali ambizioni visto che la letteratura italiana, ma che dico italiana, la letteratura “planetaria” degli ultimi anni ci abbia abituato a darsi obiettivi meno impegnativi e, in seconda battuta, ho chiesto ad alcuni amici intellettuali stimati cosa sapessero di Oldani. Purtroppo, non ho ottenuto ulteriori informazioni, ma credo si possa facilmente immaginare il perché: l’accademia italiana si concentra troppo sul passato, mentre finalmente è ora di aggiornare le letterature, perché dopo l’ermetismo e il crepuscolarismo ora tocca al “realismo terminale”. E fa niente che suoni come uno di quei movimenti artistici della TeleProboscide di Corrado Guzzanti quando voleva vendere una tela di Staccolanana. Ma c’è da dire che lo stesso candidato è rimasto umile: «Che cosa penso di questa candidatura? La percepisco come un grande segno di affetto e di stima», ha detto.

Mi viene in mente una cosa che mi è stata detta durante un festival letterario ormai quindici anni fa. Un’illustre autrice mi chiese se avessi letto un romanzo appena uscito con Il Maestrale. Io, per fare il cretino, risposi che non avevo ancora finito di leggere Senilità di Svevo (che avevo nello zainetto) e promettendo che appena conclusa la lettura dei grandi classici mi sarei dato all’opera omnia di quel romanziere di cui non sapevo granché. (Non so mai niente, questo ritorna). Lei mi spiegò che se volevo occuparmi di libri dovevo leggere quei romanzi lì, mica Moravia o Svevo che non servivano a niente, giusto alla soddisfazione privata. Aveva ragione da vendere, tant’è vero che lei adesso è una top player di quotidiani e riviste mentre io continuo a fare il cretino coi presunti candidati al Nobel.

Il comunicato della casa editrice

In effetti, questo di Oldani è un meccanismo che si ripete, non importa che sia ormai accertato che essere candidati al Nobel non significhi nulla (chiunque può far circolare una candidatura e non essere smentito per 50 anni). Solo pochi mesi fa siamo stati avvisati da analoghi articoli che parlavano di possibile Nobel per la letteratura per gli sconosciuti Giovanna Giordana e Alessio Arena. E anche lì erano fioccate le battutine, il sarcasmo, le alzate di spalle, il paragone col precedente di Roberto Vecchioni, in realtà totalmente impareggiabile sotto ogni punto di vista. Forse invece di limitarsi a studiare l’effetto a cascata di un comunicato stampa sui quotidiani, le case editrici dovrebbero osare ancora di più e preparare delle fascette con “Papabile Nobel”, “Candidato al Nobel”, “il Nobel che il sistema vuole nascondervi”. Magari funzionano. Anche perché siamo abituati che pure quando i Nobel per la letteratura arrivano in Italia davvero, mica li sappiamo riconoscere benissimo. Molti non riuscivano a credere che pure quello a Fo fosse vero, tanto che qualcuno pensò perfino di aver capito male: «Forse non è Dario Fo, ma Carlo Bo».

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