Dietro alla fastidiosa moda del momento si nascondono sempre danni ambientali ed economici di enorme portata, ecosistemi distrutti e comunità spaccate. È il colonialismo al tempo del trend, il consumismo potenziato dall'algoritmo.
Secondo gli ultimi dati, in Europa ci sono stati 10 mila morti in eccesso durante l’ondata di calore di giugno
Gli scienziati del World Weather Attribution affermano che le ondate di caldo di giugno sarebbero state «impossibili» senza il cambiamento climatico.
I dati di EuroMOMO, l’osservatorio europeo sulla mortalità sostenuto dall’ECDC e dall’Organizzazione mondiale della sanità, mostrano oltre 10 mila decessi in eccesso registrati durante le ondate di caldo di fine giugno rispetto al numero di morti per caldo considerato “nella norma” nei Paesi dell’Europa occidentale.
Oltre 9 mila di questi decessi in eccesso sono di persone con più di 65 anni. In Inghilterra e Galles, uno studio condotto da ricercatori dell’Imperial College di Londra, del Met Office e della London School of Hygiene and Tropical Medicine stima almeno 2700 morti: circa 550 tra il 21 e il 29 maggio, quasi 2.200 tra il 18 e il 28 giugno. I record mensili di temperatura in Inghilterra sono stati fissati rispettivamente a 35,1 gradi a maggio e 37,7 a giugno. Il World Weather Attribution (che si occupa di registrare gli eventi climatici estremi e le loro conseguenze) ha concluso che queste ondate di caldo sarebbero state «praticamente impossibili» senza la crisi climatica. In pratica, questo caldo, in questo momento dell’anno, con questa intensità, non sarebbe esistito in un mondo pre-industriale.
Come scrive Euronews, gli autori dello studio stimano che le temperature massime diurne durante le ondate fossero da 3 a 4 gradi Celsius più alte di quanto sarebbero state senza il riscaldamento globale. È il numero che trasforma ogni singolo decesso in qualcosa di attribuibile a una causa precisa: non il caldo in sé, ma il caldo amplificato dall’azione umana, un caldo che va oltre oltre la soglia che il corpo umano, le infrastrutture e i sistemi sanitari europei erano stati costruiti per sopportare. Mark McCarthy, Manager National Climate Information Centre del Met Office., ha detto che queste ondate sono «particolarmente eccezionali per il periodo in cui si sono verificate». Giugno non è il mese in cui l’Europa si aspetta di contare i morti per il caldo, insomma.
Il Comitato sui cambiamenti climatici britannico aveva avvertito già l’anno scorso che il Regno Unito non era «pronto ad affrontare le conseguenze del riscaldamento». In un rapporto di maggio aveva stimato che il 92 per cento delle case britanniche potrebbero diventare troppo calde entro il 2050 e aveva raccomandato di fissare limiti massimi di temperatura nei luoghi di lavoro e di investire nell’aria condizionata per ospedali e scuole. Sono raccomandazioni che non hanno ancora prodotto politiche concrete. L’Agenzia di sicurezza sanitaria del Regno Unito pubblicherà nelle prossime settimane la sua stima ufficiale dei decessi che si basa sui dati registrati, non sui modelli, ma sarà probabilmente più alta di 2700. I 10 mila decessi in eccesso europei sono un dato provvisorio, ricavato da un sistema di sorveglianza epidemiologica che per definizione arriva in ritardo rispetto agli eventi. Il caldo di giugno 2026 è finito perché siamo intanto passati a luglio. I numeri definitivi di quante persone ha ucciso devono ancora essere confermati.