Ma per sentire in che modo il regista ha contribuito all'ultima traccia del disco, bisogna aspettare il 24 luglio.
Al concerto dei Foo Fighters a Milano, Dave Grohl ha fatto salire sul palco gli esponenti dei centri sociali italiani in cui suonava negli anni ’90
Ha anche parlato in italiano dicendo tutte le parole che sapeva ("grazie", "bacio", "tutti pazzi") e ha ricordato l'accoglienza e la generosità dei centri sociali ormai chiusi.
Al concerto dei Foo Fighters agli I-Days di Milano, come si legge su Rumore che lo ha seguito, si è parlato tanto italiano sul palco, letteralmente e non. Usando un italiano maccheronico, Dave Grohl ha detto più volte, riferendosi al pubblico, “grazie”, “bacio” e poi ha anche urlato più volte “tutti pazzi” citando i Negazione, gruppo Hardcore punk torinese.
«Ho usato tutte le parole in italiano che sapevo», ha detto, e poi ha fermato la chitarra e ha ricordato quel periodo in Italia, esprimendo una gratitudine e un affetto sincero: «Quando ero giovane, cool e punk rock con la mia band, gli Scream, tanto tempo fa venivamo a suonare in Italia. L’Italia era il posto migliore per le band punk rock, il migliore in assoluto». Nel 1988 e nel 1990, prima dei Nirvana, prima del successo planetario che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica, Dave Grohl era solo un diciannovenne dietro i tamburi degli Scream, band hardcore punk di Washington D.C. In quegli anni, girare l’Europa significava viaggiare stipati su un furgone scassato, senza navigatori, smartphone o semplicemente soldi, e quindi significava affidarsi totalmente a una rete invisibile ma solidissima di appassionati. E in Italia, quella rete era la scena dei centri sociali occupati e autogestiti. E allora tra gli ospiti speciali di questo concerto, invitati personalmente sul palco, c’erano le anime storiche del Leoncavallo di Milano, dell’Isola nel Kantiere di Bologna e del Macchia Nera di Pisa. Ragazzi di allora, oggi adulti, che accolsero quella band americana offrendo loro un palco fatto di bancali, un pasto caldo cucinato in comune e un materasso sul pavimento per la notte.
Quell’universo che ha nutrito Grohl e non solo è stato smantellato dalla politica e dall’indifferenza: l’Isola nel Kantiere di Bologna è stata sgomberata nel 1991, il Macchia Nera di Pisa è stato sgomberato nel 1999, e lo storico Leoncavallo di Milano ha subìto l’ultimo definitivo sgombero nel 2025. L ‘abbraccio tra il Grohl di oggi e i collettivi di allora è la dimostrazione vivente di come, anche dopo aver riempito gli stadi di tutto il mondo, il calore della scena underground italiana sia rimasto impresso indelebilmente nel cuore di uno degli uomini che ha fatto la storia del rock.