Cose che succedono | Polemiche

Il video promozionale della Calabria di Gabriele Muccino è stato fatto a pezzi

Interno di un fuoristrada rosso visto dall’alto. Lui mette la mano sulla coscia di lei e dice: «Dove vuoi che ti porto? Mare? Montagna?». Lei risponde: «Uguale». La donna, Rocio Munoz Morales, sembra un po’ confusa. Meno male che c’è l’uomo, Raul Bova, che la porta a pranzo in una bell’osteria frequentata da ottuagenari – l’abito di lei si abbina alla tovaglia a quadretti bianchi e rossi – e le spiega cos’è un bergamotto. Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e immediatamente diventato virale sui social, il cortometraggio di Gabriele Muccino Calabria terra mia ha fatto incazzare moltissimi calabresi (e non solo). Fortemente voluto da Jole Santelli, la governatrice della Calabria recentemente scomparsa, il video racconta il viaggio di una coppia in Calabria, seguendo il filo conduttore dei frutti simbolo della regione: bergamotti, arance, clementine e fichi.

Tra i tantissimi ad essersi espressi negativamente, oltre ai semplici profili social, c’è il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che ha spiegato il perché della sua delusione in un post su Facebook: «I ragazzi seduti ai tavolini con coppola e bretelle, le donne con indosso abiti tirati fuori dagli armadi degli anni ’50, l’uomo che trascina gli asini sono immagini che confliggono con l’esistente e, soprattutto, con la voglia di emergere, la fatica e il desiderio d’affermarsi di una terra che ha sì il mare cristallino, i colori dei campi e i sapori degli agrumi, ma ha anche tanto, tantissimo altro da raccontare. Muccino ha posto limiti ad una narrazione che è sconfinata».

Tra l’altro sono stati rilevati anche degli errori: come ha fatto notare il Settore Turismo e Territorio dei movimenti civici La Strada e Riabitare Reggio: «”Siamo alla frutta” verrebbe da dire, mentre tra un bergamotto, un fico e un’arancia mangiata fuori stagione – e cioè nel pieno dell’estate – si consuma l’ennesima occasione sprecata per un serio progetto di promozione turistica della nostra regione».

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Il regista ha cercato di difendersi così: «Io non ho fatto un documentario sulla Calabria, non era un reportage sulla Calabria. La mia committenza era quella di Jole Santelli, che mi chiese di fare un viaggio d’amore all’interno della Calabria, per raccontare lo spirito della Calabria, perché la Calabria ha uno spirito che non si può raccontare in maniera meticolosa e precisa in un cortometraggio, che deve intrattenere ed emozionare». Ha anche risposto alle critiche sull’asino: «L’asinello c’era veramente, e io l’ho filmato. Criticano l’uso della coppola perché anacronistico? Io dico che ad esempio ce l’ho e la uso».

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