Hype ↓
02:28 giovedì 30 aprile 2026
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

C’era una volta… Brad Pitt

A 56 anni è diventato un attore (e un uomo) più credibile anche se, ripercorrendo la sua carriera, i ruoli importanti non sono stati pochi.

10 Febbraio 2020

Ci ha messo trent’anni tondi Brad Pitt per togliersi di dosso quell’immagine da bello e incapace. Quell’etichetta che molti attori hanno appiccicata addosso perché troppo avvenenti per essere bravi. Come se la fisiognomica potesse avere qualcosa a che fare col talento. Era il 1991, quando Brad fece la sua grand entrée a Hollywood (e nel cuore di estasiate fan) togliendosi la t-shirt e saltando addosso a Geena Davis in Thelma & Louise. Interpretava il ruolo di J.D., un cowboy autostoppista, ma sembrava il dio Apollo. Troppo bello, dicevano, per essere credibile come attore. Ma si sbagliavano. Stanotte Brad ha smentito tutti vincendo l’Oscar per C’era una volta a… Hollywood. Il trionfo è arrivato dopo essere stato in nomination tre volte come produttore per il miglior film (Moneyball, The Big Short, 12 anni schiavo), due come attore non protagonista e solo uno come miglior attore per Il curioso caso di Benjamin Button. «Gli Oscar? Ogni anno gente di talento prende la statuetta e altre di eguale talento non la prendono. Hanno vinto tanti miei amici. Sono contento lo stesso».

Sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles Brad Pitt ha recuperato il tempo perduto (se di tempo perduto si può parlare). Ha ringraziato Quentin Tarantino e Leo DiCaprio (amico fraterno a tal punto da chiamarlo “lover”), e ha dedicato il premio ai suoi figli. Il suo Cliff Booth, lo stunt-man che interpreta nel film, è perfettamente in linea con i personaggi delle pellicole corali tarantiniane. Se ne sta sempre un po’ in ombra, eppure emana luce. Non è protagonista, ma alla fine lo diventa. È strafottente, silenzioso, irascibile, violento, e dannatamente simpatico. Solo Brad Pitt poteva rendere eroe positivo un sospetto femminicida (durante tutta la durata del film si insinuano continue le voci che Booth abbia fatto fuori la moglie). Il trionfo di qualche ora fa ha rappresentato la vetta della carriera di Pitt. Una sorta di Eiger, raggiunto dopo una scalata faticosa. Scivolate e recuperi. Discese ardite e risalite, avrebbe detto Battisti.

A 56 anni suonati oggi Pitt è diventato un attore (e un uomo) più credibile. Più autorevole e più affascinante, non ha mai avuto timore di raccontare i propri limiti. Di spogliarsi non solo di magliette attillate, come fa il suo stunt-man sul tetto della villa di DiCaprio mentre gli ripara l’antenna, ma anche di tanti pudori. «Alla mia età», ha detto, «smetti di pensare che l’universo sia contro di te. Credo di aver anche imparato l’umiltà: quando da giovane sbarcai a Los Angeles e New York cercando di sfondare nel cinema, ero uno sconosciuto che aveva preso il primo aereo a 23 anni. Le cose sono cambiate, ho avuto il successo e leggo testi di filosofia. Ma dentro sono rimasto il ragazzo di provincia di un tempo».

Brad ha raccontato della sua dipendenza dall’alcool dopo la fine del matrimonio con Angelina Jolie («ne sono uscito grazie agli alcolisti anonimi», ha confessato), delle continue fratture sentimentali (da Gwyneth Paltrow a Jennifer Aniston, da Kate Hudson alla Jolie), del complicatissimo rapporto con i figli, del suo rapporto con Dio («Ho attraversato tutto», ha raccontato, «mi sono aggrappato alla religione. Sono cresciuto con il cristianesimo. Poi l’ho messo in discussione… anche se a volte funzionava. E poi quando sono rimasto solo, l’ho lasciato completamente e mi sono definito agnostico. Ho provato altre vie della spiritualità, ma non mi sono sentito bene. E allora sono stato per un po’ ateo, per un po’ ribelle. Ma non lo ero davvero. Odio la parola spiritualità, ma è qualcosa di simile. Credo che siamo tutti connessi»).

Brad Pitt in una scena di C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino

Brad non recita come Marlon Brando, intendiamoci. E nemmeno come Lawrence Olivier. Ma è uno dei pochissimi attori hollywoodiani  capace di ammantarsi della stessa aura di leggenda dei più grandi. Oggi sono lui, e pochi altri. A parte gli indiscutibili come Al Pacino e De Niro, forse solo Tom Hanks, George Clooney e lo stesso DiCaprio. «Mi ricordo di quando da ragazzo ho lasciato il Missouri e sono andato a Los Angeles con 300 dollari in tasca, senza conoscere nessuno, senza la minima idea di quello che avrei fatto. Sono un miracolato che ha vinto la Lotteria, e resto un istintivo», ha detto.

Ripercorrendo la sua carriera, sono tanti i film importanti in cui ha recitato. A passarli in elenco ci si rende conto che sono stati numerosissimi quelli che hanno lasciato il segno. Troppo impegnati ad ammirare i lineamenti del suo volto e i suoi muscoli (oggi scolpiti come ieri ad un passo dai sessant’anni), ce ne siamo quasi dimenticati. È vero ci sono state pellicole come Vento di Passioni o Troy, in cui Brad ostentava più la sua avvenenza che la capacità recitativa. «L’idea della mascolinità è spesso intesa come ostentazione di forza, sicurezza, abilità in ogni situazione», ha spiegato in un’intervista Pitt. «Il cinema, a partire dal dopoguerra, si è costruito sul mito del Marlboro Man che deve vincere sempre. Anch’io, nato nel paesino di Shawnee in Oklahoma, sono cresciuto con questo ideale di virilità, incarnato da star come Clint Eastwood».

Ma ci sono stati anche gioielli come Seven, L’Esercito delle 12 scimmie (la sua prima nomination agli Oscar), Sleepers, il film cult Fight Club, la serie degli Ocean’s. E ancora Il misterioso caso di Benjamin Button, Bastardi senza gloria, Fury e il recentissimo Ad Astra. Proprio in occasione dell’uscita di quest’ultimo film, forse uno dei più amati da Pitt, l’attore aveva detto: «L’astronauta che interpreto è stato il ruolo più difficile della mia carriera. Perché mostra debolezze, fragilità, paure. Eastwood qui è lontano anni luce. Il mio è un maschio moderno, perché permette al dolore, ai rimpianti, alle insicurezze di manifestarsi. E spiega cosa vuol dire essere uomo. Io credo di averlo capito: significa essere aperti, sempre connessi con gli altri».

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi

Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.

Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo

Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy

Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.

Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan

Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.

Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile

The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.

Park Chan-wook è finalmente riuscito a trovare i soldi e il cast per girare il film western a cui sta lavorando da dieci anni

Sessanta milioni di dollari, un cast composto da Matthew McConaughey, Austin Butler e Pedro Pascal e un titolo: The Brigands Of Rattlecreek.