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Cento anni di Borio Mangiarotti

Intervista con la nuova generazione della storica società edilizia.

di Serena Scarpello

Regina De Albertis, illustrazione di Felix Petruška

La storia della società edilizia Borio Mangiarotti inizia esattamente cento anni fa. Il fondatore Carlo Mangiarotti e il suo socio contribuiscono, negli anni, ai programmi di costruzione di Milano in seguito al crescente aumento di popolazione causato dal massiccio arrivo di immigrati dopo la guerra. Nel 1980 inizia l’era guidata dalla nuova generazione, che riorganizza il modello di business trasformando l’attività di costruzione storica in una moderna società di gestione dello sviluppo immobiliare. Dopo Carlo ed Edoardo De Albertis (insieme alla moglie Renata Mangiarotti, oggi Presidente Onorario del Consiglio di Amministrazione) si sono succeduti Claudio De Albertis, già Direttore della Triennale di Milano, scomparso nel 2016, uomo di impresa e di estrema cultura, fino ad arrivare alla quarta generazione: i figli Regina ed Edoardo De Albertis, rispettivamente Consigliere Delegato e Amministratore Delegato, e i nipoti Marta e Jacopo Stella che seguono la comunicazione e la parte finanziaria. Tutti under 40, sono il nuovo volto di un’azienda in continua evoluzione diventata negli anni protagonista del panorama immobiliare milanese, che oggi annovera rapporti con i maggiori partner nazionali ed internazionali ed ha avviato importanti progetti di riqualificazione urbana, quali ad esempio SeiMilano o il parcheggio di Sant’Ambrogio con la sistemazione superficiale della storica piazza.

Hai sempre saputo un po’ dentro di te che avresti lavorato per l’azienda di famiglia?
Regina: Io mi sono fatta condizionare molto nelle mie scelte personali. Fin da piccola mio padre mi diceva che avrei potuto fare qualsiasi cosa nella vita, ma che se non avessi fatto ingegneria ogni mia altra scelta sarebbe stata riduttiva. Mi sarebbe piaciuto andare all’estero ma non l’ho fatto e sinceramente provo un po’ di rammarico. Oggi però posso dirmi soddisfatta, non solo del mio lavoro in azienda ma anche delle istanze che porto avanti per l’intera categoria [Regina è Presidente dei Giovani Ance, nda].

Edoardo: Abbiamo sempre avuto un imprinting abbastanza forte, nel senso che la vita professionale si è sempre mischiata con quella personale. Considera che siamo cresciuti con i racconti di vita aziendale di mio nonno Edoardo prima e di mio padre Claudio poi. Mio padre in particolare ci ha molto orientati verso la continuità aziendale, mai come imposizione ma trasferendoci il suo sogno. Per questo l’ho sempre vissuta come una grande opportunità. Ho vissuto per alcuni anni tra Roma, Madrid e Parigi, e da 12 anni sono a Milano, da 6 con il ruolo di Ceo della società.

Marta: La mia carriera parte invece da dieci anni in casa di produzione pubblicitaria e cinematografica, dopo una laurea in Economia alla Bocconi. Oggi posso dire che faccio un lavoro molto più concreto rispetto a quello di prima, anche se devo ammettere che applico molte delle competenze apprese negli anni passati. Sono qui da 5 anni ormai e devo dire che mi sta piacendo molto. Lavorare in famiglia può avere i suoi contro ma anche tantissimi pro.

Jacopo: Io non so dire se è sempre stato il mio destino, ma fin da quando avevo 4 anni bazzicavo negli uffici di Borio Mangiarotti. Oggi sono d’accordo con Edoardo: lavorare per una cosa tua ti dà una soddisfazione maggiore. Mi sono sposato presto, ho avuto figli presto, e il senso della famiglia mi ha trattenuto qui a Milano, e sento di avere ancora tanto da imparare.

Edoardo De Albertis, illustrazione di Felix Petruška

Tutti vi siete innamorati di questo mondo fin da piccoli e siete molto appassionati. Ma quanto è difficile rispondere a delle aspettative alte e legate a delle decisioni familiari?
Regina: Molto. Nella vita ho sempre cercato di rispondere in modo più positivo possibile alle aspettative di mio padre. Oggi sono contenta di quello che ho fatto ma quando ero piccola cercavo sempre di dimostrare di più. Il successo familiare è un successo personale ma anche di grande condivisione. Oggi il mio obiettivo è riuscire a continuare questo percorso insieme a tutti quelli che fanno parte di questa azienda, che poi per me sono parte della stessa famiglia. È come se il raggiungimento di un obiettivo non sia un raggiungimento puro di un imprenditore ma sia un lavoro di squadra condiviso. Per me è questo il bello del nostro lavoro. Tenere vivi entrambi gli aspetti, quello manageriale e quello familiare è fondamentale.

Jacopo: Anche per me arrivare a un risultato è il frutto di un lavoro di squadra. Non facciamo mai sentire la distinzione tra la parte familiare e l’altra. Solo l’armonia ti porta i risultati.

Marta Stella, illustrazione di Felix Petruška

Quanto è complesso gestire l’emergenza Covid -19?Edoardo: È stato il classico cigno nero. Ci trovavamo in una fase espansiva del mercato immobiliare e a febbraio/marzo quando mettevamo fuori un’insegna di un cantiere, avevamo praticamente venduto tutti gli appartamenti nel giro di 6 mesi. Il primo periodo di lockdown è stato per me un momento di forte preoccupazione per le persone che lavorano con noi. Allo stesso tempo abbiamo appurato che il mercato sembra tenere, il lavoro è ripartito e io sono abbastanza fiducioso. Milano la vedo come una città reattiva e anche noi andiamo avanti con rinnovato slancio, proseguiamo con le nostre iniziative. Continuiamo a crederci.

Avreste mai pensato di celebrare i vostri cento anni in un anno così?
Marta: Per me il lockdown è stato anche occasione per ripensare tutta una serie di cose, un periodo creativamente molto prolifico durante il quale abbiamo riflettuto molto su questo anniversario. A breve lanceremo il nostro magazine che è stato proprio pensato e realizzato in quei mesi. Inoltre abbiamo esplorato nuove forme di lavoro, ci siamo re-inventati e abbiamo avviato un cambio di mentalità.

Jacopo: Vivendo molto di più la casa, inoltre, abbiamo notato che la gente ha avuto modo di scoprire o riscoprire nuove esigenze, come quella di avere bisogno di una stanza in più, di un terrazzo o di preferire una vita nel verde a quella nel centro città. Il nostro business sta registrando queste nuove richieste già da oggi.

Jacopo Stella, illustrazione di Felix Petruška

Litigate?
Regina: Io con mio fratello moltissimo [ride, nda], con Marta e Jacopo no.

Marta: Partiamo da una stessa base di valori, anche se siamo molto diversi come persone singole.

Edoardo: Ci confrontiamo moltissimo nelle scelte importanti e alla fine arriviamo sempre a un punto comune. Molti ritengono che la scelta del lavoro nell’azienda di famiglia sia una scelta di comodo. Io ritengo sia la scelta più scomoda che potessi fare perché le responsabilità che ti porti dietro sono molto maggiori. Se sbaglio un investimento posso trasformare tragicamente una storia di cento anni in una storia di difficoltà. Lo stress le pressioni che ti porti dietro sono totalmente diverse, da non dormirci la notte.

I vostri figli lavoreranno per Borio Mangiarotti?
Regina: Io e mio fratello non abbiamo ancora figli. Ma gli lasceremo fare le loro scelte liberamente.

Jacopo: Io già intravedo in mio figlio una certa curiosità per questo mondo! Quando passa di qui gli piace giocare con le tastiere dei computer, sbirciare tra gli oggetti sulle scrivanie..

Marta: È davvero presto per dirlo!

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