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Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte “Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.
Zohran Mamdani ha indossato una giacca custom di Carhartt molto stilosa per spalare la neve a New York Modello "Full Swing Steel", colore nero, sulla parte interna del collo ricamata la scritta "No problem too big, no task too small".
Werner Herzog ha spiegato il vero significato del “pinguino nichilista”, la scena del suo documentario Encounters at the End of the World diventata un popolarissimo meme Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
In Iran stanno arrestando i medici che hanno curato i manifestanti feriti durante le proteste Almeno nove medici sarebbero stati arrestati come ritorsione per aver curato persone ferite. Uno rischierebbe addirittura la pena di morte.
Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.
C’è un video in cui si vede un altro violento scontro tra gli agenti Ice e Alex Pretti avvenuto 11 giorni prima della sua morte Tre nuovi video rivelano che Pretti era già stato aggredito e ferito da agenti ICE, in uno scontro molto simile a quello in cui poi ha perso la vita.
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.

Bones and All, l’amore in carne e ossa

Il nuovo film di Luca Guadagnino, appena uscito nelle sale, racconta la storia d'amore perversa tra due giovani cannibali usando tutti i cliché del cinema romantico.

24 Novembre 2022

Si adocchiano al supermercato nel reparto degli assorbenti, lui le sorride mentre lei sta intascando dei Tampax, capiscono di amarsi fin da subito perché sono uguali. E poi riprese dei due innamorati che guidano al tramonto attraversando l’America più rurale e sperduta, lei che ogni tanto agita i piedi sul cruscotto, lui che la guarda con la solita tenera sufficienza. Le giostre, i “ti amo” pronunciati in cima alla ruota panoramica, vincere un orsacchiotto al tiro della pallina per l’amata. I falò, «non mi sono mai sentita così con nessun altro», o «ammazzerei per te». La mano che ruba un pugno di patatine dal piatto dell’altro, condividere il cibo. Con i tropi più banali con cui si possa raccontare una storia d’amore, Luca Guadagnino tratteggia il suo Bones and All, in uscita nelle sale di tutto il mondo dal 23 novembre, la storia di due giovani cannibali che si amano follemente e cercano insieme qualche soluzione per diventare grandi e trovare la normalità ai margini di una società che non li accetta. Di sangue e cannibalismo ce n’è poco, come sembrava nel trailer che girava da tempo infinito, ma straborda di tenerezza, rivelandosi piuttosto il film più romantico in uscita quest’anno.

L’horror e la storia di formazione femminile sono due generi che vanno a braccetto, lo scrivevano anche sul Guardian nel 2016, riferendosi al Giardino delle vergini suicide e a Carrie lo sguardo di Satana. La colpa forse è che entrambi i libri sono stati scritti da uomini, che vedono nel desiderio femminile qualcosa di incomprensibile, spaventoso, animalesco quasi. In effetti la prima scena di Bones and All ricorda tantissimo quella con cui si apre Carrie di Brian De Palma, che iniziava con l’immagine della protagonista che si fa la doccia nello spogliatoio dopo l’ora di ginnastica, che si strofina il corpo col sapone, si stringe le tette minuscole mentre attorno a lei le sue compagne escono dalla doccia con gambe lunghe, insaponate, bellissime. In quell’esatto frangente a Carrie arrivano le prime mestruazioni, impazzisce e gira urlando per lo spogliatoio con le dita sporche di sangue, e viene presa in giro da tutte le compagne che le tirano addosso dei Tampax. Allo stesso modo, in Bones and All, la protagonista Maren è a uno sleepover party a casa di una delle sue amiche di scuola dove si truccano, si mettono lo smalto a vicenda, si raccontano i segreti, fino a che lei, guardando il dito di una sua amica, non lo addenta affamata. Allora viene presa per i piedi dalle altre amiche e sbattuta fuori casa. Poteva diventare come Carrie, il film di Guadagnino – l’ennesimo horror su quanto faccia paura crescere e diventare una ragazza oggi ­­– invece poi è arrivato Timothée Chalamet a trasformare un coming-of-age dalla lente cannibale ambientato nell’America reaganiana degli anni ’80 nel ritratto impacciato di un giovane amore, il genere in cui si è specializzato ormai il regista.

In realtà Bones and All è tratto da un romanzo pubblicato nel 2015 e rimasto per anni un culto per appassionati del genere teen drama che sfocia nel fantasy delirante. Lo ha scritto Camille DeAngelis, che nella biografia online accompagna una sua foto con la mezza coda dietro a un prato di girasoli con: «Scrivo solo storie che non potrebbero mai accadere nella vita vera, anche se credo per davvero nella magia», mentre spiega che per il libro si è ispirata al fatto che lei è vegana e che voleva esasperare il senso di colpa che si prova mentre «si fa quella cosa malvagia» cioè mangiare la carne. Questa era la lettura che intendeva la scrittrice, poi diceva che sì, ognuno può leggerlo come vuole, perfino come una «storia d’amore perversa», come ha scelto di fare Guadagnino.

Cambiando infiniti Greyhound notturni, dopo essere stata abbandonata dal padre, Maren stava solo andando alla ricerca della madre, chiedendosi se anche lei fosse cannibale e se magari avesse qualche consiglio su come cavarsela nel mondo. Poi al supermercato sperduto affianco a una pompa del gas in Ohio incontra Lee e, annusandosi, si riconoscono come simili. Allora se esiste davvero qualcuno come lei che possa capirla, non ha più senso vivere nel terrore di essere scoperta e di non essere accettata. Lee ammazza le persone per Mauren e si promettono che un giorno condivideranno un pasto intero, cioè mangeranno una persona intera – “bones and all” – l’apoteosi di una promessa d’amore. Ogni possibile metafora d’amore, tipo “strapparsi il cuore”, “morire per qualcuno”, “dentro la mia pelle”, “ti mangerei vivo”, qui diventa letterale. Allora, a pensarci, vedere i due che affondano i denti nel cadavere di qualche ragazzo con la maglietta dei Kiss, che fanno a pezzetti le persone che hanno ucciso e ne ingurgitano gli organi, non fa più schifo di vedere due persone limonare in metropolitana. È il modo in cui esprimono il loro amore folle e incondizionato, quindi più che terrificante, semmai finisce per essere a tratti cringe. In effetti il film oscilla, ogni tanto, tra il racconto d’amore e una fanfiction su Timothée Chalamet, a cui contribuisce la colonna sonora costellata da canzoni dei Joy Division e dei New Order. Ma alla fine, tra un morto per amore e un altro, trova sempre la sua strada.

Quando all’anteprima a Milano si sono riaccese le luci, dietro di me alcuni signori si sono messi a discutere del significato metaforico del film, scomodando Marx, una critica al capitalismo e al consumismo insita nella scelta di portare sullo schermo una storia di cannibalismo ­– «Come i cannibali, non sappiamo mai accontentarci degli oggetti che abbiamo», ho sentito di sfuggita. Quanto facciamo fatica, mi viene da pensare, ad accettare che un film così delicato, poetico, e articolato al pari di una pellicola di Terrence Malick, alla fine possa parlare solo di amore.

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