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21:28 mercoledì 18 marzo 2026
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.
L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.

Bones and All, l’amore in carne e ossa

Il nuovo film di Luca Guadagnino, appena uscito nelle sale, racconta la storia d'amore perversa tra due giovani cannibali usando tutti i cliché del cinema romantico.

24 Novembre 2022

Si adocchiano al supermercato nel reparto degli assorbenti, lui le sorride mentre lei sta intascando dei Tampax, capiscono di amarsi fin da subito perché sono uguali. E poi riprese dei due innamorati che guidano al tramonto attraversando l’America più rurale e sperduta, lei che ogni tanto agita i piedi sul cruscotto, lui che la guarda con la solita tenera sufficienza. Le giostre, i “ti amo” pronunciati in cima alla ruota panoramica, vincere un orsacchiotto al tiro della pallina per l’amata. I falò, «non mi sono mai sentita così con nessun altro», o «ammazzerei per te». La mano che ruba un pugno di patatine dal piatto dell’altro, condividere il cibo. Con i tropi più banali con cui si possa raccontare una storia d’amore, Luca Guadagnino tratteggia il suo Bones and All, in uscita nelle sale di tutto il mondo dal 23 novembre, la storia di due giovani cannibali che si amano follemente e cercano insieme qualche soluzione per diventare grandi e trovare la normalità ai margini di una società che non li accetta. Di sangue e cannibalismo ce n’è poco, come sembrava nel trailer che girava da tempo infinito, ma straborda di tenerezza, rivelandosi piuttosto il film più romantico in uscita quest’anno.

L’horror e la storia di formazione femminile sono due generi che vanno a braccetto, lo scrivevano anche sul Guardian nel 2016, riferendosi al Giardino delle vergini suicide e a Carrie lo sguardo di Satana. La colpa forse è che entrambi i libri sono stati scritti da uomini, che vedono nel desiderio femminile qualcosa di incomprensibile, spaventoso, animalesco quasi. In effetti la prima scena di Bones and All ricorda tantissimo quella con cui si apre Carrie di Brian De Palma, che iniziava con l’immagine della protagonista che si fa la doccia nello spogliatoio dopo l’ora di ginnastica, che si strofina il corpo col sapone, si stringe le tette minuscole mentre attorno a lei le sue compagne escono dalla doccia con gambe lunghe, insaponate, bellissime. In quell’esatto frangente a Carrie arrivano le prime mestruazioni, impazzisce e gira urlando per lo spogliatoio con le dita sporche di sangue, e viene presa in giro da tutte le compagne che le tirano addosso dei Tampax. Allo stesso modo, in Bones and All, la protagonista Maren è a uno sleepover party a casa di una delle sue amiche di scuola dove si truccano, si mettono lo smalto a vicenda, si raccontano i segreti, fino a che lei, guardando il dito di una sua amica, non lo addenta affamata. Allora viene presa per i piedi dalle altre amiche e sbattuta fuori casa. Poteva diventare come Carrie, il film di Guadagnino – l’ennesimo horror su quanto faccia paura crescere e diventare una ragazza oggi ­­– invece poi è arrivato Timothée Chalamet a trasformare un coming-of-age dalla lente cannibale ambientato nell’America reaganiana degli anni ’80 nel ritratto impacciato di un giovane amore, il genere in cui si è specializzato ormai il regista.

In realtà Bones and All è tratto da un romanzo pubblicato nel 2015 e rimasto per anni un culto per appassionati del genere teen drama che sfocia nel fantasy delirante. Lo ha scritto Camille DeAngelis, che nella biografia online accompagna una sua foto con la mezza coda dietro a un prato di girasoli con: «Scrivo solo storie che non potrebbero mai accadere nella vita vera, anche se credo per davvero nella magia», mentre spiega che per il libro si è ispirata al fatto che lei è vegana e che voleva esasperare il senso di colpa che si prova mentre «si fa quella cosa malvagia» cioè mangiare la carne. Questa era la lettura che intendeva la scrittrice, poi diceva che sì, ognuno può leggerlo come vuole, perfino come una «storia d’amore perversa», come ha scelto di fare Guadagnino.

Cambiando infiniti Greyhound notturni, dopo essere stata abbandonata dal padre, Maren stava solo andando alla ricerca della madre, chiedendosi se anche lei fosse cannibale e se magari avesse qualche consiglio su come cavarsela nel mondo. Poi al supermercato sperduto affianco a una pompa del gas in Ohio incontra Lee e, annusandosi, si riconoscono come simili. Allora se esiste davvero qualcuno come lei che possa capirla, non ha più senso vivere nel terrore di essere scoperta e di non essere accettata. Lee ammazza le persone per Mauren e si promettono che un giorno condivideranno un pasto intero, cioè mangeranno una persona intera – “bones and all” – l’apoteosi di una promessa d’amore. Ogni possibile metafora d’amore, tipo “strapparsi il cuore”, “morire per qualcuno”, “dentro la mia pelle”, “ti mangerei vivo”, qui diventa letterale. Allora, a pensarci, vedere i due che affondano i denti nel cadavere di qualche ragazzo con la maglietta dei Kiss, che fanno a pezzetti le persone che hanno ucciso e ne ingurgitano gli organi, non fa più schifo di vedere due persone limonare in metropolitana. È il modo in cui esprimono il loro amore folle e incondizionato, quindi più che terrificante, semmai finisce per essere a tratti cringe. In effetti il film oscilla, ogni tanto, tra il racconto d’amore e una fanfiction su Timothée Chalamet, a cui contribuisce la colonna sonora costellata da canzoni dei Joy Division e dei New Order. Ma alla fine, tra un morto per amore e un altro, trova sempre la sua strada.

Quando all’anteprima a Milano si sono riaccese le luci, dietro di me alcuni signori si sono messi a discutere del significato metaforico del film, scomodando Marx, una critica al capitalismo e al consumismo insita nella scelta di portare sullo schermo una storia di cannibalismo ­– «Come i cannibali, non sappiamo mai accontentarci degli oggetti che abbiamo», ho sentito di sfuggita. Quanto facciamo fatica, mi viene da pensare, ad accettare che un film così delicato, poetico, e articolato al pari di una pellicola di Terrence Malick, alla fine possa parlare solo di amore.

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