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08:11 venerdì 15 maggio 2026
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.

Bobby

Breve commiato a Roberto Di Matteo, cacciato dopo nove mesi di vittorie, e una fama già indelebile.

22 Novembre 2012

«Non dimenticheremo mai l’enorme contributo alla storia del club, e sarà sempre il benvenuto a Stamford Bridge». Grazie tante, Chelsea. Il linguaggio burocratico non brilla certo per il suo proverbiale tatto, ma la fretta cafona e la mancanza di eleganza con cui il comunicato ufficiale dei Campioni d’Europa liquida Roberto Di Matteo è quella paradigmatica dei figli dell’Urss involgariti dal danaro, di cui Roman Abramovic è il principale esponente calcistico.

Abramovic, a livello calcistico, è un gigantesco cretino. Più di un incompetente: in nove anni alla guida della squadra che, leggenda vuole, acquistò perché gradì la vista dello stadio durante una passeggiata in elicottero nei grigi cieli di Londra, non è riuscito a capire il significato di quella maglia. Esonerare Di Matteo. Assumere Rafa Benitez, bravo guaglione, ma bandiera dell’odiato Liverpool. Indovinate da che parte stanno i tifosi?

Ancora: esonerare Di Matteo. Di nome Roberto, ma per tre volte biblico Davide.

Davide il 18 aprile, a Stamford Bridge contro il Golia di tutti i Leviatani, il Barcellona di Guardiola, di Messi, della rivoluzione di velluto, della cantera, della retorica, del calcio molecolare e sublimato.

Davide il 24 aprile, al Camp Nou, ancora contro i blaugrana, a casa loro, terra di remuntade, salotto raffinato di palati delicati, dove gli sconfitti vengono liquidati con una pacca sulla spalla, un “ci hai provato, ma davvero ci speravi?” da consci – e per questo snobissimi – padroni del gioco. Fino ad allora, almeno.

Davide il 19 maggio all’Allianz Arena, barricato in trincea come in una El Alamein tedesca, a resistere resistere resistere, centoventi minuti più la tachicardia dei rigori, e sollevare quella Coppa ed essere sollevato in aria, al trionfo, dai suoi pretoriani, il vero eroe di centosette anni di storia blues, l’italiano nato a Sciaffusa da genitori abruzzesi.

Eroe non in nove mesi, ma in tre partite. Di Chelsea (anzi, Hammersmith and Fulham), di Londra, dell’Europa intera: ha preso una squadra disastrata da uno spogliatoio svogliato e ribelle, l’ha unita e l’ha condotta dove nessuno prima di lui – li ha resi pretoriani, appunto -, e sopra a tutto ha mostrato, in barba agli zemaniani, ai barcellonisti, ai raffinati fascisti del tiki taka, che cos’è (anche) il vero calcio. 754 passaggi del Barca nella gara di andata, contro i 158 dei Blues; 215 di questi nella trequarti offensiva, contro 17; 21 cross contro 4; 24 tiri contro 4. Nella gara di ritorno, finita 2-2 in Spagna, la statistica è ancora più impressionante: 658 i passaggi dei catalani, 53 quelli dei blues. Ma un muro difensivo – umano – non crolla se non vuole crollare: allora all’Allianz Arena, finale di Coppa, su 43 tiri del Bayern Monaco la difesa blues ne annulla 21.

Abramovic ha cacciato senza vergogna l’uomo più importante nella già lunga vita del Chelsea. Quello che si meriterebbe un film, un libro, un racconto celebrativo popolare, lui che nella leggenda s’è infilato in 31 giorni, prendendo una Champions che non era nemmeno sua – all’inizio – e vincendo dove anche Mourinho aveva fallito. Ricordando a tutti, nella maniera migliore, che a calcio non vince il migliore, ma l’ultimo a cadere. La carriera è una splendida salita per Roberto Di Matteo, la più dorata che ci sia: più in alto di così difficilmente potrà arrivare.

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