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22:40 martedì 30 giugno 2026
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A Balenciaga piace così tanto Substack che è diventata la prima maison di moda a farci una partnership La maison utilizza la piattaforma da tempo: lì ha annunciato l'arrivo di Piccioli e fa anche le dirette streaming delle sfilate
Oltre a quella di Nolan, quest’anno uscirà anche un’altra Odissea: un audiolibro lungo 13 ore narrato dalla voce di Michael Caine clonata con l’AI L'ha fatto l'azienda AI ElevenLabs e sì, Michael Caine ha dato il consenso a clonare la sua voce e no, l'audiolibro non c'entra niente con il film.
Quella per trovare l’ombra, quella per cercare le fontanelle, quella per lamentarsi del caldo e tutte le app di cui abbiamo scoperto di avere un disperato bisogno per colpa dell’ondata di caldo E si chiamano rispettivamente shademaps.app, fontanelle.org e troppocaldo.it. Difficilmente potremo farne a meno nel futuro.
La Filmoteca Española, la Cineteca Nazionale italiana, la Cinémathèque Française e il Filmmuseum di Monaco lavoreranno assieme per ricostruire il leggendario Don Chisciotte di Orson Welles Un'"alleanza" per compiere un'impresa considerata impossibile: portare finalmente a termine il sogno che Welles inseguì per tutta la vita.
Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York «Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
Dua Lipa ha aperto in Portogallo una biblioteca tutta dedicata a libri censurati o vietati Si chiama Manifesto Library e raccoglie cento libri, divisi in quattro sezioni: potere, controllo, voce e memoria.
Senza il “contributo” degli esseri umani l’ondata di caldo in Europa ci sarebbe stata lo stesso ma la temperatura sarebbe stata di almeno 3,5 gradi più bassa Lo dimostra una ricerca del World Weather Attribution, che ha analizzato i dati climatici di 854 città in 30 Paesi europei.

Il documentario su Billie Eilish raccontato da chi l’ha girato

The World’s a Little Blurry nelle parole del regista R. J. Cutler, che ha diretto anche il film su John Belushi.

05 Marzo 2021

Nel corso della sua carriera, R. J. Cutler – regista americano, classe 1962 – ha raccontato la politica, la moda e il giornalismo. Solo quest’anno, ha diretto Belushi (disponibile su NowTv) e Billie Eilish: The World’s a Little Blurry, dal 26 febbraio su Apple tv+. È un documentarista con una visione molto precisa, molto chiara, del suo lavoro. «Io osservo, filmo», dice. «Non giudico». Riesce a nascondersi nelle scene, a diventare silenzioso, una parte dell’arredamento; e mentre la vita va avanti, lui la cattura.

Quando parla, parla piano, con calma. Non vuole dare nessun senso al suo lavoro, non vuole cercare significati, temi o prospettive particolari. La sua filosofia è la filosofia dell’immagine. I suoi occhi sono la sua telecamera, e i suoi film sono pezzi di storia, frame in movimento che condensano vite, passioni e dolori. Con The World’s a Little Blurry, Cutler va oltre. Mette insieme due anni, li mischia, li ordina; trova il ritmo giusto, e alterna sequenze in alta definizione a sequenze riprese con il cellulare. In primo piano, ovviamente, c’è sempre Billie Eilish. Che qui non è solo un’artista, ma soprattutto una ragazza. «Una ragazza estremamente sincera e autentica», precisa Cutler. «La mia prima impressione non è mai cambiata. Continuo a pensare sempre la stessa cosa. Perché è vero».

Ecco, Cutler parla spesso di verità: la nostra verità, di spettatori; la verità del racconto, e la verità della persona raccontata. Lui, il regista, non c’è mai. Fa da tramite, è una finestra su un giardino nascosto, è uno specchio che riflette la realtà. Fare questo documentario, confessa, non è stata una sua idea. «Mi è stato proposto, e ho detto di sì. Questa non è solo la storia del successo di una musicista o della sua arte; questa è anche una storia di crescita». Nel corso del film, Billie diventa una certezza; diventa, con suo fratello Finneas O’Connell, un punto di riferimento per l’industria dell’intrattenimento. E lei, questa responsabilità e questo peso, li sente in continuazione.

È un’adolescente che vuole fare cose da adolescente, e che si innamora, che prova ad esprimersi, e che più volte, messa davanti a una scelta, decide di non scendere a compromessi. Decide di essere sé stessa. «E questa cosa», dice Cutler, «la rispetto, la condivido». Il documentario è come un lungo viaggio, e in questo viaggio, a un certo punto, arriviamo anche a una conclusione. «A volte», spiega il regista, «la semplicità coincide con l’epica. Ed è quello che succede a Billie, ed è quello che abbiamo provato a mostrare». Non ci sono state discussioni, non ci sono stati accordi. Cutler ha filmato tutto – non quello che gli serviva, attenzione: ma quello che succedeva – e poi si è ritirato per lavorare al montaggio.

«Non abbiamo camere incredibili; non facciamo interviste. Ci limitiamo a girare. Non interveniamo in nessun modo. Le riprese sono durate circa un anno. E un altro anno è servito per l’editing. La cosa importante, per un filmmaker, è conservare il controllo della sua opera. Se questo non succede, è difficile prendere sul serio un film». E The World’s a Little Blurry è un film che va preso sul serio. Perché coglie le cose nella loro essenza e racconta una Billie Eilish vera, credibile, tridimensionale. «Io non faccio nessun annuncio», sottolinea Cutler. «Non dico: sto per cominciare a girare. Deve essere tutto naturale. Il protagonista della storia, a modo suo, deve mantenere il controllo. Se un giorno non può, non ci incontriamo. Devo rispettare la sua fiducia e devo metterlo a suo agio. Girare un documentario è come una relazione, è come la vita. Siamo in due e stiamo collaborando, ma sono io a decidere come sarà il montaggio finale. Se Billie è autentica e onesta, anche il film che la racconta deve essere così. E non può esserci un film autentico e onesto su Billie Eilish senza la sua adolescenza, le sue difficoltà, l’evoluzione del suo carattere e la sua salute mentale. Dopotutto, è di questo che parla nelle sue canzoni». Una delle scene più significative arriva alla fine. «Billie è nella sua macchina, sta guidando ed è con il suo cane. Dice: ieri sera ho mangiato ciambelle, sono felice, le cose con la mia famiglia vanno bene. È la sintesi di tutto il film».

Gli estremi, insomma, riescono a ritrovarsi e a bilanciarsi. Da una parte rimane l’adolescenza di una ragazza che deve imparare a conoscersi e ad ascoltarsi; dall’altra c’è la carriera di un’artista famosa in tutto il mondo. I genitori di Billie Eilish si trovano al centro di tutto. «Ed è evidentissimo l’approccio che hanno con i loro figli, la decisione con cui prendono le loro scelte e provano a sostenerli». The World’s a Little Blurry è un film che, in qualche modo, assomiglia a Belushi. Perché, nota Cutler, «hanno qualcosa in comune. Ed è l’idea che abbiamo di successo, di visibilità e di fragilità».

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