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11:43 mercoledì 19 agosto 2026
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.

Perché si sta già parlando del padiglione ucraino della Biennale di Venezia

15 Aprile 2024

La Biennale d’Arte di Venezia aprirà al pubblico sabato 20 aprile. Il New York Times ha appena pubblicato un bel ritrattone del curatore di questa edizione dal titolo “Can Adriano Pedrosa Save the Venice Biennale? No Pressure”, mentre tra gli addetti ai lavori già si parla dei padiglioni più attesi e interessanti (qui scrivevamo del padiglione del Vaticano). Anche il Guardian ha scritto del padiglione dell’Ucraina, al centro dell’attenzione anche in quest’edizione per ovvi motivi. Nell’aprile 2022, subito dopo l’invasione russa, l’artista ucraino Pavlo Makov era miracolosamente riuscito a sfuggire al bombardamento di Kharkiv e a mostrare il suo lavoro a Venezia. Quest’anno, però, sarà la prima volta che il padiglione ucraino presenterà opere d’arte realizzate nel bel mezzo dell’invasione russa. Il titolo della mostra ucraina è Net Making, un riferimento all’attività di guerriglia (in questo caso, difesa) urbana in cui i cittadini annodano insieme delle reti mimetiche.

Andrii Dostliev presenta un lavoro sull’esperienza dei rifugiati e sugli stereotipi utilizzati dalla stampa europea. Con l’aiuto di vere rifugiate ucraine, che collaborano con lui perfezionando lo styling, il make up, i capelli e aggiungendo i vari oggetti di scena (una coperta di alluminio, un orsacchiotto sporco, fasciature, sangue finto), l’artista ucraino “traveste” delle attrici e degli attori non ucraini da rifugiati, fotografandoli in una galleria d’arte di Liverpool. Oltre a quest’opera il padiglione mostrerà un film montato da Andrii Rachynskyi e Daniil Revkovskyi che riunisce filmati pubblicati dai cittadini su YouTube, facendo adottare allo spettatore il punto di vista di un civile che vive in un Paese invaso. L’idea generale del padiglione, secondo quanto affermato dal co-curatore Max Gorbatskyi, è che ogni opera possa «coinvolgere le persone come collaboratori, o parlare di alcune esperienze di vita reale», avventurandosi oltre la visione singolare di un artista. «Non vogliamo parlare solo della guerra, solo di come stiamo lottando nel mezzo di una catastrofe. Vogliamo mostrare come le persone vivono la propria vita, sia all’interno che all’esterno dell’Ucraina, durante la guerra», aggiunge la co-curatrice Viktoria Bavykina.

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