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09:21 lunedì 16 febbraio 2026
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

Perché si sta già parlando del padiglione ucraino della Biennale di Venezia

15 Aprile 2024

La Biennale d’Arte di Venezia aprirà al pubblico sabato 20 aprile. Il New York Times ha appena pubblicato un bel ritrattone del curatore di questa edizione dal titolo “Can Adriano Pedrosa Save the Venice Biennale? No Pressure”, mentre tra gli addetti ai lavori già si parla dei padiglioni più attesi e interessanti (qui scrivevamo del padiglione del Vaticano). Anche il Guardian ha scritto del padiglione dell’Ucraina, al centro dell’attenzione anche in quest’edizione per ovvi motivi. Nell’aprile 2022, subito dopo l’invasione russa, l’artista ucraino Pavlo Makov era miracolosamente riuscito a sfuggire al bombardamento di Kharkiv e a mostrare il suo lavoro a Venezia. Quest’anno, però, sarà la prima volta che il padiglione ucraino presenterà opere d’arte realizzate nel bel mezzo dell’invasione russa. Il titolo della mostra ucraina è Net Making, un riferimento all’attività di guerriglia (in questo caso, difesa) urbana in cui i cittadini annodano insieme delle reti mimetiche.

Andrii Dostliev presenta un lavoro sull’esperienza dei rifugiati e sugli stereotipi utilizzati dalla stampa europea. Con l’aiuto di vere rifugiate ucraine, che collaborano con lui perfezionando lo styling, il make up, i capelli e aggiungendo i vari oggetti di scena (una coperta di alluminio, un orsacchiotto sporco, fasciature, sangue finto), l’artista ucraino “traveste” delle attrici e degli attori non ucraini da rifugiati, fotografandoli in una galleria d’arte di Liverpool. Oltre a quest’opera il padiglione mostrerà un film montato da Andrii Rachynskyi e Daniil Revkovskyi che riunisce filmati pubblicati dai cittadini su YouTube, facendo adottare allo spettatore il punto di vista di un civile che vive in un Paese invaso. L’idea generale del padiglione, secondo quanto affermato dal co-curatore Max Gorbatskyi, è che ogni opera possa «coinvolgere le persone come collaboratori, o parlare di alcune esperienze di vita reale», avventurandosi oltre la visione singolare di un artista. «Non vogliamo parlare solo della guerra, solo di come stiamo lottando nel mezzo di una catastrofe. Vogliamo mostrare come le persone vivono la propria vita, sia all’interno che all’esterno dell’Ucraina, durante la guerra», aggiunge la co-curatrice Viktoria Bavykina.

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