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TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Il lieto fine dei Carters

Gran finale della storia d'amore e di musica più potente di questi anni.

06 Luglio 2018

C’è stato un tempo, nemmeno poi così lontano, in cui il divorzio era ancora considerato, nelle famiglie più provinciali, come qualcosa di scandaloso. «I suoi genitori sono divorziati», dicevano le madri del paese con la voce piena di compassione, parlando di una mia compagna di classe delle elementari: emulando il loro atteggiamento, osservavo la mia amica con un misto di pietà, tenerezza e invidia. Essere figlia di divorziati la rendeva una creatura esotica, più vicina alla realtà dei film americani e ai gossip sulle star del cinema che a quella di Galbiate. Poi ha divorziato anche mio fratello, hanno divorziato un po’ tutti, e la separazione è diventata una cosa banale, comunissima. Così il vero mito è diventato quello della stabilità, o meglio, del super-matrimonio. Forse proprio perché ci troviamo in tempi più che mai precari, ci piace almeno sognare la solidità, desiderare qualcosa che vale e dura nel tempo: un capo classico, firmato, che resiste all’usura e un matrimonio che si piega ma non si spezza, magari perfino fruttuoso per entrambi, a livello professionale. Insieme a Kanye West e Kim Kardashian, Jay-Z e Beyoncé sono l’incarnazione pop di quest’aspirazione all’efficacia di coppia (noi abbiamo Fedez e Chiara Ferragni: sono solo all’inizio, ma promettono bene).

Se negli ultimi anni, loro malgrado, Kim e Kanye hanno dato prova della loro natura fragile e umana (prima la rapina a mano armata subita da lei, poi l’impazzimento di lui), la coppia dei Carters, che si esibirà stasera allo stadio di San Siro, è sembrata vacillare soltanto per rinforzarsi. Ebbene sì, devo scriverlo: Beyoncé e Jay-Z hanno dato al mondo una grande dimostrazione di resilienza, parola abusata dei nostri tempi. Nell’era delle fashion blogger, degli youtuber e del miraggio del successo senza fatica né talento (almeno apparentemente) cosa c’è di meglio della capacità di trasformare le difficoltà in punti di forza, ovvero, per dirla più chiaramente, di tramutare i problemi in soldi? E così, grazie al tocco magico di Beyoncé (che però di talenti ne ha eccome) quello che per altre poteva essere motivo di cedimento (la scoperta di avere un marito traditore) è diventata un disco che ha segnato la storia della cultura pop.

Non soltanto Lemonade (2016) si è rivelato un enorme successo commerciale, ma grazie al visual album che l’ha accompagnato è stato uno dei primi prodotti a lanciare la moda del cosiddetto “femminismo pop”: archiviata ormai da un bel po’ la Beyoncé sexy, spensierata e “pazza d’amore” per il suo Jay-Z (“Crazy in Love”, 2009) negli ultimi anni la postar è diventata sempre più politicamente impegnata, militante, addirittura colta (già nel 2013 si appropriava della TED Talk di Chimamanda Ngozi Adichie e la metteva in una canzone). Un’artista solida, di spessore, in grado di citare e mescolare di tutto, dalle performance di arte contemporanea (il video di “Hold Up” cita una celebre azione di Pipilotti Rist), ai numerosi riferimenti legati alla storia dei neri (dalla nonna a Malcolm X). Insomma, tutto tranne che sostituibile: un mostro di bravura e di successo, che non ha paura di condividere il proprio dolore proprio perché può vantare una solida rete di salvataggio, a partire dalle relazioni familiari, anche queste, oggi, diventate più cool che mai (cfr le coppie precedentemente citate: sorelle e madri sempre presenti). Ed è proprio in questi anni che i riflettori si sono accesi anche sulla sorella di Beyoncé (qualcuno ne aveva mai sentito parlare prima d’ora?) Solange, che oltre a malmenare Jay-Z in ascensore dopo il Met Gala per vendicare la sua B, ha sfornato un disco apprezzatissimo e regalato a un pubblico selezionato quell’esibizione così artsy al Guggenheim Museum.

Jay-Z ha risposto a tono, pubblicando 4:4, un disco incredibile introdotto dal singolo The Story of O.J, il cui video di animazione è un capolavoro. Certo, in quanto rapper, Mr Carter si è sempre dimostrato politicamente consapevole fin dagli inizi: ma in questo suo lavoro, neanche fosse una sfida, spinge ancora più a fondo la leva del coinvolgimento emotivo nell’attualità, e si spreca in analisi della società americana e delle problematiche legate alla questione razziale, presente e passata, senza contare l’ammissione delle proprie colpe. Dopo il parto gemellare, la moglie contrattacca trasformando il Coachella in Beychella, con un’esibizione che, neanche a dirlo, passerà alla storia per… tutto: dai costumi di Olivier Rousteing (Balmain), all’orchestra-corpo di ballo in stile Solange, al raduno delle Destiny’s Child, all’impeccabile interpretazione della diva, che a un mese dal parto aveva già perso 13 chili.

Tutto filosoficamente perfetto: dopo la tesi (Lemonade) e l’antitesi (4.44), quest’anno è arrivata la sintesi (Everything is Love). Il nuovo album dei Carters appare senza preavviso sabato 16 giugno, pochi giorni dopo l’inizio del loro tour insieme, ed è una vera e propria auto-celebrazione: del loro amore, dell’eredità culturale, politica e sociale ricevuta dai loro predecessori, della loro sconvolgente ricchezza, dei fortunati discendenti a cui hanno dato vita. Accompagnati dal maestoso video Apeshit, l’apoteosi delle aspirazioni artsy e politically correct della coppia (girato da Ricky Saiz al Louvre di Parigi), il disco e il tour sono la super-glorificazione di un super-matrimonio, o meglio, citando Rolling Stone, di una dinastia familiare. Una saga architettata a tavolino o l’evoluzione naturale della relazione tra due dei personaggi pop più perfetti e talentuosi del pianeta? Non credo abbia importanza. Ogni concerto rimette in scena un lieto fine di una favola che mescola realtà e finzione, vita pubblica e privata. Dopo questo “gran finale”, non potrà che cominciare un altro capitolo.

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