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07:18 mercoledì 15 luglio 2026
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».
C’è una biologa che vuole fare in modo che le donne abbiano il ciclo mestruale solo 3 volte all’anno Secondo Hongmei Wang ridurre il ciclo potrebbe essere un modo per estendere il periodo riproduttivo femminile e, quindi, ingannare il cosiddetto orologio biologico.

Bentornato Moratti

22 Giugno 2011

“Penso che poter essere il presidente dell’Inter sia innanzitutto un privilegio”. Questo diceva Massimo Moratti, il 19 febbraio 2002. L’Inter era prima in classifica e sulla buona strada per vincere il suo 14esimo scudetto dopo 13 anni di astinenza. Come andò a finire è cosa nota ai più. Per tutti gli altri dovrebbe esserci una lapide da qualche parte con incise sopra una data e un luogo: 5 maggio, Stadio Olimpico di Roma. Ricorda il punto più increscioso e grottesco, al limite del “non voglio guardare! non voglio guardare!” della storia recente del club nerazzurro e del suo presidente. Anni prima di Calciopoli, Mancini, Mourinho e il triplete. Ma anche anni prima di Benitez, di Leonardo, del suo fresco e ingarbugliato addio e di questo riflusso di confusione, di questa restaurazione di “Morattismo” dalle parti di Appiano Gentile. Laddove per Morattismo si intende la pratica di navigare a vista, anzi a pancia. La pancia del presidente, ovviamente; con la M nel nome come alcune delle tappe imprescindibili del suo laborioso cammino verso il successo: Moggi (La caduta di), Mancini, Mourinho e infine Madrid (La notte di). La notte del triplete in cui il presidente che aveva speso più di tutti e vinto meno di tutti poté guardare in faccia il mondo, il ritratto di suo padre e urlare: “ce l’ho fatta anche io”.

Sono passati 13 mesi eppure sembra già un secolo fa; oggi che al Moratti vincente e sicuro di sè di allora è subentrato nuovamente il Moratti comprensivo e paterno, con tanti dubbi nello sguardo e una sigaretta calata in bocca. Quello che si innamorava di Recoba e cedeva Simeone a cuor leggero, per intenderci. Il Moratti prima della cura Mancini/Mourinho. Il Moratti che piace a quelli che non tifano Inter; quello che saluta con “tanto affetto e immutata stima” un allenatore che nemmeno un mese prima del ritiro, scappa a Parigi, con le valigie in una mano e un assegno da sei milioni nell’altra.

“Del resto il suo sogno era fare il dirigente”, dice Massimo che intanto non ha un allenatore, ma non è questo che conta. Quel che conta è essere un “gran signore”. Un “gran sciuro” come si dice a Milano. “Del resto il suo sogno era fare il dirigente”, e allora Massimo – che quell’allenatore l’aveva coperto di affetto, fiducia e “immutata stima” – cosa fa? Ovviamente lo lascia andare a fare il dirigente. Che non sia mai che si dica di un Moratti che castra le ambizioni altrui – anche se questo implicitamente significa inseguirne un altro, di mister, e in tutta fretta, con un mercato da fare e senza idee chiare né progetti plausibili per l’Inter futura.

Non importa se tra il calcio di Villas Boas e quello di Mihajlovic, tra la statura di Capello e quella di Gasperini, tra il modulo di Hiddink e quello di Ancellotti ci passa “l’universo mondo”. Non importa se una scelta piuttosto che un’altra significa progetti tecnici, campagne acquisti e scenari futuri del tutto diversi e incompatibili tra loro (e alcuni pure con l’Inter attuale). Non importa se il tempo stringe e le piste sfumano una dopo l’altra, senza essere guidate da nessuna logica apparente e gettando tifosi e squadra nel caos.

Non importa perché, agli occhi eternamente fanciulleschi di questo miliardario milanese vecchia maniera, queste cose non contano poi troppo: i suoi dipendenti – compresi quelli potenziali – è come fossero tutti un po’ figli suoi.

Come scriveva oggi Mario Sconcerti: “Morattismo allo stato puro”. Un mix di passionalità, incoscienza, generosità e inadeguatezza che rende Moratti, Massimo.

Ora l’interista deve sperare che da “puro” si passi allo stadio di “purissimo”.

In tal caso domani verrebbe annunciato Pep Guardiola.

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