Polemiche ↓
13:59 lunedì 13 aprile 2026
La foto di Silvia Salis che gongola per il successo del dj set di Charlotte de Witte a Genova è diventata il meme del momento Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".
Su internet c’è una teoria secondo la quale Orbán ha perso le elezioni perché poco prima aveva incontrato JD Vance e JD Vance porta sfortuna È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.
Il presidente del Nepal Balen Shah, che è un ex rapper, ha scelto come suo Ministro degli Interni Sudan Gurung, che è un ex dj E il suo primo provvedimento è stato ordinare l'arresto del suo predecessore, liberato solo dopo 12 giorni di prigione e interrogatori.
Per la prima volta Kill Bill 1 e 2 tornano al cinema ma stavolta come un unico film lungo 281 minuti, senza tagli e con tante scene inedite Questa nuova versione si intitola Kill Bill: The Whole Bloody Affair e arriverà al cinema per una settimana soltanto, dal 28 maggio al 3 giugno.
Sabina Guzzanti ha pubblicato su YouTube il suo documentario sul centro sociale Spin Time di Roma Il film è uscito nel 2021, ma Guzzanti lo ha pubblicato adesso online perché vuole «far conoscere questa realtà prima che sia troppo tardi», cioè prima che arrivi lo sgombero.
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.
Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.

Bentornato Moratti

22 Giugno 2011

“Penso che poter essere il presidente dell’Inter sia innanzitutto un privilegio”. Questo diceva Massimo Moratti, il 19 febbraio 2002. L’Inter era prima in classifica e sulla buona strada per vincere il suo 14esimo scudetto dopo 13 anni di astinenza. Come andò a finire è cosa nota ai più. Per tutti gli altri dovrebbe esserci una lapide da qualche parte con incise sopra una data e un luogo: 5 maggio, Stadio Olimpico di Roma. Ricorda il punto più increscioso e grottesco, al limite del “non voglio guardare! non voglio guardare!” della storia recente del club nerazzurro e del suo presidente. Anni prima di Calciopoli, Mancini, Mourinho e il triplete. Ma anche anni prima di Benitez, di Leonardo, del suo fresco e ingarbugliato addio e di questo riflusso di confusione, di questa restaurazione di “Morattismo” dalle parti di Appiano Gentile. Laddove per Morattismo si intende la pratica di navigare a vista, anzi a pancia. La pancia del presidente, ovviamente; con la M nel nome come alcune delle tappe imprescindibili del suo laborioso cammino verso il successo: Moggi (La caduta di), Mancini, Mourinho e infine Madrid (La notte di). La notte del triplete in cui il presidente che aveva speso più di tutti e vinto meno di tutti poté guardare in faccia il mondo, il ritratto di suo padre e urlare: “ce l’ho fatta anche io”.

Sono passati 13 mesi eppure sembra già un secolo fa; oggi che al Moratti vincente e sicuro di sè di allora è subentrato nuovamente il Moratti comprensivo e paterno, con tanti dubbi nello sguardo e una sigaretta calata in bocca. Quello che si innamorava di Recoba e cedeva Simeone a cuor leggero, per intenderci. Il Moratti prima della cura Mancini/Mourinho. Il Moratti che piace a quelli che non tifano Inter; quello che saluta con “tanto affetto e immutata stima” un allenatore che nemmeno un mese prima del ritiro, scappa a Parigi, con le valigie in una mano e un assegno da sei milioni nell’altra.

“Del resto il suo sogno era fare il dirigente”, dice Massimo che intanto non ha un allenatore, ma non è questo che conta. Quel che conta è essere un “gran signore”. Un “gran sciuro” come si dice a Milano. “Del resto il suo sogno era fare il dirigente”, e allora Massimo – che quell’allenatore l’aveva coperto di affetto, fiducia e “immutata stima” – cosa fa? Ovviamente lo lascia andare a fare il dirigente. Che non sia mai che si dica di un Moratti che castra le ambizioni altrui – anche se questo implicitamente significa inseguirne un altro, di mister, e in tutta fretta, con un mercato da fare e senza idee chiare né progetti plausibili per l’Inter futura.

Non importa se tra il calcio di Villas Boas e quello di Mihajlovic, tra la statura di Capello e quella di Gasperini, tra il modulo di Hiddink e quello di Ancellotti ci passa “l’universo mondo”. Non importa se una scelta piuttosto che un’altra significa progetti tecnici, campagne acquisti e scenari futuri del tutto diversi e incompatibili tra loro (e alcuni pure con l’Inter attuale). Non importa se il tempo stringe e le piste sfumano una dopo l’altra, senza essere guidate da nessuna logica apparente e gettando tifosi e squadra nel caos.

Non importa perché, agli occhi eternamente fanciulleschi di questo miliardario milanese vecchia maniera, queste cose non contano poi troppo: i suoi dipendenti – compresi quelli potenziali – è come fossero tutti un po’ figli suoi.

Come scriveva oggi Mario Sconcerti: “Morattismo allo stato puro”. Un mix di passionalità, incoscienza, generosità e inadeguatezza che rende Moratti, Massimo.

Ora l’interista deve sperare che da “puro” si passi allo stadio di “purissimo”.

In tal caso domani verrebbe annunciato Pep Guardiola.

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