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Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.

Bannon, Casaleggio e gli altri ingegneri del caos

Nel suo ultimo libro, Giuliano da Empoli racconta gli strateghi (per nulla carnevaleschi) dietro il carnevale populista.

09 Maggio 2019

Il caos, come concetto, è un po’ vago: nel linguaggio comune, è disordine, casino, imprevedibilità; in fisica invece «un sistema è caotico è un sistema nell’ambito del quale una piccola variazione delle condizioni iniziali può produrre enormi effetti sulle evoluzioni successive». È una precisazione linguistica importante, per capire il senso del nuovo libro di Giuliano da Empoli, Gli ingegneri del caos. Teoria e tecnica dell’Internazionale populista, uscito in questi giorni per Marsilio.  Questa definizione, infatti, è tratta da un passaggio del secondo capitolo, in cui da Empoli intervista il fisico Antonio Ereditato, che lavora al Cern e al Fermilab di Chicago, per capire come funziona l’enorme flusso di dati prodotto dai comportamenti umani, i social network, l’internet delle cose, eccetera, e come questo viene sfruttato ai fini di propaganda politica. «Un insieme di esseri umani che interagiscono può costituire un sistema caotico nell’ambito del quale, ad esempio, una fake news può essere la piccola modifica iniziale che produce enormi effetti secondari», spiega lo scienziato.

Gli “ingegneri del caos” di cui parla da Empoli sono Steve Bannon, Gianroberto Casaleggio, lo spin doctor della Brexit Dominic Cummings e Arthur Finkelstein, il genio del “micro-targeting” e del “negative campaigning” che è anche tra i consiglieri più fidati di Orbàn. Sono le menti – razionali, calcolatrici e a volte persino raffinate  – dietro a quell’ondata populista che, in superficie, sembra una sarabanda dove la si butta sempre in caciara (da Empoli utilizza la metafora di un «carnevale»). A questo punto, una cosa va messa in chiaro: l’autore non è tra quelli che sono convinti che le vittorie di Trump, di Orban e compagnia siano soltanto il prodotto di eminenze grigie che sanno tirare le fila del popolo bue. «Non penso affatto che siano dei burattinai e men che meno che esista chissà quale complotto. Però credo che questi personaggi abbiano dato contributi importanti, e persino decisivi, agli eventi politici di questi anni, e credo sia importante raccontare le storie di queste figure molto strutturate, e intelligenti, che sono un contraltare alla facciata carnevalesca dei leader politici», mette le mani avanti in una chiacchierata telefonica. Gli ingegneri del caos non sono gli artefici unici dell’ondata populista, ma abili artigiani che hanno offerto un contributo decisivo.

Di fake news si parla, ma mettendo la questione in un contesto più ampio, con le dovute proporzioni: «Vorrei andare al di là della logica “oddio le fake news”, che fanno parte di una cosa ben più articolata che sono le bolle informative», prosegue, parlando con Studio. Non è un caso che descriva Gianroberto Casaleggio, un informatico, come un passo davanti agli altri. Altro che Steve Bannon, Dominic Cummings, Arthur Finkelstein: Gianroberto Casaleggio è il vero Maradona del populismo contemporaneo, l’inventore di Waldo prima di Waldo», si legge nel saggio, una citazione della celebre puntata di Black Mirror.

Ecco, parliamo di bolle di filtraggio. Da Empoli è molto critico della Silicon Valley. Anche qui, non si tratta di attribuire “colpe” o “responsabilità” assolute, bensì co-responsabilità importanti, specie in un sistema dove basta cambiare un dettaglio per segnare il risultato, come spesso sono le elezioni che si giocano sul filo del rasoio: «Come dice lo scrittore americano Jonathan Franzen, può anche darsi che “tutti, ognuno per conto suo, siano improvvisamente diventati sospettosi delle élite”, ma è più probabile che Internet, l’avvento degli smartphone e dei social network c’entrino qualcosa», scrive. E ancora: «Un elemento fondamentale dell’ideologia della Silicon Valley è la saggezza delle folle: non fidatevi degli esperti, la gente ne sa di più». Oggi, nel 2019, non è affatto strano sentire posizioni tecno-pessimiste tra un commentatore progressista.

Eppure fino a qualche anno fa la Silicon Valley piaceva a una certa sinistra liberale, al mondo da cui viene da Empoli, storico consigliere di Matteo Renzi e presidente del think tank Volta. Proviamo a chiedergli se quel mondo ha preso una cantonata: «Ancora peggio!», risponde. «Ci piaceva la Silicon Valley in modo acritico finché eravamo noi a vincere. Il primo a usare certi strumenti infatti è stato Barack Obama nel 2008 e ancora di più nel 2012. È evidente che noi abbiamo iniziato a guardare in modo critico questi strumenti quando ci siamo accorti che potevano spingere nella direzione opposta rispetto a ciò che riteniamo un bene. Tra l’altro è una cosa che mi ha detto Bannon».

Nel libro, l’autore descrive non solo un suo incontro con l’ex stratega di Trump, ma racconta anche, un poco divertito, le reazioni degli amici romani quando diceva loro che stava per incontrare quello che probabilmente è uno degli uomini più odiati da chiunque non indossi un berretto rosso con lo slogan MAGA. «Politics is down-stream from culture», dice Bannon la politica deriva dalla cultura. «La sua è stata, fin dall’inizio, una battaglia per strappare all’intellighenzia liberal lo scettro dell’egemonia culturale», scrive da Empoli. Egemonia culturale, guerriglia delle idee: sebbene Gramsci non viene mai nominato nel saggio, c’è qualcosa di molto gramsciano nel lavoro degli ingegneri del caos, per lo meno come lo racconta da Empoli. Proviamo a chiedergli se non è un po’ ironico come questi sovranisti stiano utilizzando una lezione del filosofo comunista. «Vero, ma non è una novità recentissima», risponde. «In Francia la Nouvelle Droite è già da un po’ che studia Gramsci».

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