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Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.

Atlantropa

La storia di Herman Sörgel e del suo progetto di fermare il mare e fondere due continenti in uno

28 Febbraio 2012

Viviamo intorno a un mare come rane intorno a uno stagno
(Frase attribuita a Socrate da Platone)

Herman Sörgel era nato a Ratisbona nel 1885 ed é morto il 25 dicembre del 1952 a Monaco di Baviera. Dal padre, uno dei primi progettisti di centrali idroelettriche in Germania, aveva appreso la passione per le infrastrutture e per l’energia ricavata dalle acque. Come architetto aderì al Bauhaus, come intellettuale fu bandito dal Nazismo, come teorico geo-politico ha lasciato al mondo una delle fantasie più incredibili e insieme una delle utopie più ambigue che la storia ricordi. Quella di Atlantropa.

Anni ’20. Da convinto europeista qual era, Sörgel fu profondamente scosso dalla carneficina della Prima Guerra Mondiale, al punto da dedicare gran parte della sua attività teorica cercando un modo per scongiurarne il ripetersi e arrivando infine alla conclusione che fosse necessario assicurare all’Europa un accesso costante a ingenti quantitativi di quelle risorse e di quell’energia che avevano spinto gli Stati gli uni contro gli altri per secoli. Inoltre riteneva che, per realizzare un’auspicabile convivenza inter-europea, tutte le nazioni dovessero coordinarsi in un unico grande progetto collettivo teso al ripristino del ruolo che reputava fosse stato assegnato all’Europa dalla sua storia e dalla sua posizione geografica: la leadership politica ed economica su un’area ben più ampia di quella tracciata dai suoi confini. Un’area che comprendeva l’Africa centro-settentrionale e le porzioni più occidentali del Medio-Oriente. Nella “paranoia” di Sörgel, un’Europa di queste dimensioni era l’unica opzione rimasta a disposizione del Vecchio Continente  per non soccombere in futuro al grande blocco PanAmericano a Ovest e a quello PanAsiatico a Est. Raccontata fino a questo punto, la sua teoria sembra tutt’al più una singolare interpretazione o giustificazione – à la Shumpeter – dei fondamenti dell’Imperialismo, in quanto logica conseguenza di rapporti di forza razionalmente e storicamente preordinati all’interno del contesto Capitalista. È quindi solo quando, dallo sconfinato orizzonte della teoria, si scende fino al dettaglio delle prassi che egli proponeva per realizzare le sue idee, che si comprende la portata megalomane dell’utopia “Paneuropeista” Sörgeliana. Ed è qui che entra in gioco Atlantropa.

Sörgel presentò per la prima volta il suo progetto nel libro Mittelmeer-Senkung, Sahara Bewässerung, Panropaprojekt, edito sul finire degli anni ’20 del secolo scorso, un periodo in bilico tra la grande fiducia nel progresso ingegneristo del periodo post-WW I e le prime avvisaglie della Grande Depressione all’orizzonte, con tutte le sue conseguenze per la storia tedesca. L’idea consisteva nel più monumentale piano infrastrutturale mai partorito dalla mente umana: arrestare il corso del mare e unire due continenti – Africa ed Europa – in uno solo, chiamato perlappunto Atlantropa. Per riuscirci, Sörgel proponeva di costruire una gigantesca serie di dighe all’imboccatura dello stretto di Gibilterra, ciascuna alta e spessa centinaia di metri e lunga trenta chilometri, per tagliare fuori dal Mediterraneo i flussi delle correnti Atlantiche che ne alimentano il bacino. Secondo i calcoli del progettista tedesco, in condizioni di stagnazione e sfruttando l’azione di pompe idriche, sarebbero occorsi meno di 60 anni per osservare un abbassamento complessivo delle acque di circa 150 m (valore medio) per effetto dell’evaporazione. Un ritiro sufficiente a fare apparire oltre 600.000 kilometri quadrati di nuove terre emerse, pari al doppio delle dimensione dell’Italia o di quelle del Belgio e della Francia messe insieme. E proprio la sagoma del nostro Paese sarebbe apparsa come la più trasformata, trasportata indietro nel tempo di 5 milioni di anni, all’epoca in cui il catino del Mediterraneo era quasi del tutto asciutto. Città quali Genova, Messina e Napoli sarebbero divenute metropoli terrestri (molti famosi architetti e urbanisti tedeschi che aderirono al programma di Sörgel si offrirono volontari per riprogettare queste città in linea con le loro nuove funzionalità); la Sicilia sarebbe diventata un tutt’uno con il resto del continente; Sardegna e Corsica si sarebbero fuse in una sola isola e le nuove terre emerse sarebbero state rese presto coltivabili tramite un processo di desalinizzazione e messe a disposizione di coloni agricoltori provenienti dalle aree più  depresse d’Europa. Solo la bellezza di Venezia sarebbe stata preservata dal ritiro del mare, tramite la costruzione di un’apposita laguna artificiale. Un treno avrebbe unito Berlino a Città del Capo, e l’Africa intera – e questa è sicuramente la più grande ambiguità morale del visionario progetto di Sörgel – sarebbe diventata una mera succursale del Vecchio Continente, completamente soggiogata a soddisfarne il fabbisogno di risorse tramite una complessa rete di trasporti terrestre realizzata tra Tunisia e Sicilia che avrebbe posto l’Italia letteralmente al centro di tutti gli scambi commerciali di Atlantropa.

Nonostante l’evidente megalomania del progetto e i pericoli naturali (terremoti, maremoti, rottura delle dighe, impatto ambientale) che esso non teneva in considerazione, l’ipotesi di Sörgel fu discussa seriamente all’interno dei più alti circoli dell’intellighentia europea dell’epoca. Architetti, ingegneri, politici e filosofi dibatterono lungamente sulla fattibilità di Atlantropa e sui benefici che essa avrebbe apportato alla causa dell’Europa, al punto che iniziarono a circolare bozze più concrete delle fasi preliminari del progetto. Per prima cosa si sarebbe dovuto far crollare in mare, tramite una serie di micro-esplosioni controllate, enormi quantitativi di materiale grezzo dalle coste meridionali della Spagna in modo da costruire uno zoccolo di roccia largo oltre 2,5 km e alto 300 m, che fungesse da supporto per le successive fasi di sviluppo del sistema di dighe. Soltanto questa fase dell’operazione avrebbe richiesto 10 anni di lavoro e più di 200.000 addetti, all’opera 24 ore su 24, oltre a un tonnellagio di cemento tale che qualcuno sollevò dubbi sull’eventualità che, anche coinvolgendo tutto il mondo nella produzione di questo materiale, fosse davvero possibile ottenerne a sufficienza.

Ma l’aspetto forse più interessante e futuristico della visione di Sörgel era quello che riguardava la possibilità di sfruttare questo sistema di dighe sullo stretto di Gibilterra come delle colossali centrali idroelettriche in grado di produrre – attraverso un sistema di gradini, dislivelli e cascate d’acqua prodotte dalla spinta dell’Atlantico – qualcosa come 110,00 Megawatt di Energia in un anno: pari a più di un terzo dell’odierno fabbisogno elettrico del continente.

Herman Sörgel spese il resto della sua maturità a cercare sostegni per la sua impresa, oggetto ancora oggi di piccoli dibattiti di nicchia e cicliche infatuazioni di massa, fino a quando sulla sua strada non incontrò un ostacolo troppo alto da superare anche per un uomo ostinato come lui: il regime Nazista, affatto interessato a un’Europa sbilanciata verso Sud, in accordo e comunione di popoli; affatto interessato alle idee internazionaliste dell’architetto bavarese e che, quindi, nel 1942, strinse il cappio intorno alle sue pubblicazioni e alle sue apparizione pubbliche.

Alla fine della guerra però Sörgel tornò nuovamente alla carica fondando l’Istitituo Atlantropa che organizzava dibattiti e conferenze per discutere e diffondere le idee del proprio creatore, il quale nel frattempo aveva ammorbidito le sue posizioni colonialiste concedendo all’Africa un ruolo di partner nel progetto con pari dignità dell’Europa. Tuttavia gli anni ’20 erano finiti e con essi la fiducia futurista nella meccanica, nel progresso e nell’ingegneria; le ferite della seconda guerra venivano rimarginate dai capitali americani del piano Marshall; l’Europa era in pezzi; la Germania prostrata e Atlantropa si trasformò via via sempre più in una cineseria per nostalgici.

Una mattina di fine dicembre Sörgel imbracciò la sua bici per recarsi all’Università di Monaco di Baviera dove insegnava architettura. Su una strada completamente rettilinea venne investito in pieno da un auto che non fu mai identificata. Non molte ore dope moriva in un letto d’ospedale. Era il Natale del 1952. Pochi giorni prima aveva tenuto la sua ultima conferenza su Atlantropa.

L’Istituto Atlantropa gli sopravvisse altri otto anni. È stato chiuso nel 1960.

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